Parte unoIl segnale
Il 24 settembre 2026 Denis Shiryaev ha pubblicato su X il filmato di un videogioco fantasy in stile anni Novanta, in cui si esplora un mondo camminando. Lo ha fatto realizzare a Opus 5.5, il modello di intelligenza artificiale di Anthropic. Il commento è di due righe: «Opus 5.5 è incredibilmente bravo con Three.js. Ha fatto questo in 40 minuti, musica compresa, con le immagini prese da un servizio che le genera dal testo» (la traduzione è nostra).
Il post cita un video di cinque secondi, pubblicato su X il 20 luglio 2025 dall'account @de5imulate, che conta oltre 55 milioni di visualizzazioni. Il 25 settembre la notizia è arrivata su Reddit, nella comunità r/singularity, con un titolo che ne dà la chiave: Opus 5.5 ha ricreato quel video, presentato come prodotto da un'IA, in un gioco fantasy anni Novanta in cui si può camminare.
Il post non dice come sia nato il video di partenza, né se il suo autore sia stato coinvolto o abbia dato il consenso. Non lo sappiamo e non lo presumiamo. Il caso conta per un'altra ragione: pochi secondi di video sono diventati, in meno di un'ora, un'opera di altro genere, in cui si entra e si cammina.
Come fa un'IA a trasformare un video in un videogioco?
Non modifica il video: scrive il programma di un mondo in 3D che gli somiglia. Il modello produce il codice, cioè le istruzioni che il computer esegue. Three.js è una raccolta di strumenti pronti per mostrare grafica in 3D dentro una pagina web. Le immagini, racconta Shiryaev, sono arrivate da un servizio esterno che le genera da una descrizione scritta. «Walking simulator», il genere indicato su Reddit, è un tipo di videogioco in cui l'azione principale è camminare ed esplorare.
Il video è come una cartolina: pochi secondi, un'inquadratura. Il gioco è un paese costruito guardando la cartolina, in cui si può entrare. Chi lo costruisce non ritaglia la cartolina: rifà strade e case con materiali nuovi.
Parte dueLe conseguenze
Un video creato con l'IA è protetto dal diritto d'autore?
Solo se è il risultato del lavoro intellettuale di una persona. Dal 10 ottobre 2025 la legge sul diritto d'autore protegge le opere dell'«ingegno umano» di carattere creativo, «anche laddove create con l'ausilio di strumenti di intelligenza artificiale, purché costituenti risultato del lavoro intellettuale dell'autore» (art. 1 l. 633/1941, nel testo modificato dall'art. 25 della legge 132/2025).
Il codice civile va nella stessa direzione. Il diritto d'autore nasce dalla creazione dell'opera, «quale particolare espressione del lavoro intellettuale» (art. 2576 c.c.), e riguarda le opere dell'ingegno «di carattere creativo» (art. 2575 c.c.).
Un video ottenuto scrivendo una frase rischia quindi di non avere un autore. Un video in cui una persona ha scelto, corretto, montato e scartato può averlo. Se l'apporto creativo c'è, lo stabilisce il giudice di merito caso per caso: è un accertamento di fatto, come ha ricordato la Cassazione negando la tutela a condizioni generali di vendita standard, prive di creatività e di originalità (Cass. civ. n. 274/2025).
È la questione aperta: la legge non dice quanto lavoro umano basti. Per il video di @de5imulate la risposta dipende da come è nato, e il post non lo dice.
Si può trasformare il video di un altro in un videogioco?
Se il video è un'opera protetta, solo con il consenso del suo autore. Passare da una forma artistica a un'altra è un'elaborazione: la legge cita proprio «le trasformazioni da una in altra forma letteraria od artistica» (art. 4 l. 633/1941). Il diritto di elaborare spetta in esclusiva all'autore e comprende «tutte le forme di modificazione, di elaborazione e di trasformazione dell'opera» (art. 18 l. 633/1941). Il codice civile gli riserva l'uso economico dell'opera «in ogni forma e modo» (art. 2577 c.c.).
Il gioco, se creativo, sarebbe a sua volta protetto, ma «senza pregiudizio dei diritti esistenti sull'opera originaria» (art. 4). E l'autore del video conserva un diritto che resta suo anche dopo aver ceduto gli altri: può opporsi alle modifiche che ledano il suo onore o la sua reputazione (art. 2577, secondo comma, c.c.).
Se invece il video non ha un autore umano, il diritto d'autore non impedisce di trasformarlo. Ne esce un paradosso: più un'opera è fatta dalla macchina, meno è protetta; più lavoro umano contiene, più rischia chi la trasforma senza permesso.
Conta infine quanto il gioco somigli davvero al video. Il confronto tra le due opere è un giudizio di fatto, riservato al giudice di merito. In una lite su due fotografie aeree della stessa isola, accertata la loro diversità sostanziale, il tema di chi fosse il titolare del diritto non è nemmeno venuto in rilievo (Cass. civ. n. 14031/2025).
Chi è l'autore di un videogioco creato con l'IA?
Non il modello: l'autore, se c'è, è la persona che ha guidato il lavoro con scelte creative proprie. La legge protegge solo l'ingegno «umano» (art. 1 l. 633/1941).
Un videogioco però è fatto di pezzi diversi, e per ognuno la domanda si ripete. Il programma è protetto come opera letteraria (art. 1, secondo comma) se è originale, «quale risultato di creazione intellettuale dell'autore»; restano fuori le idee e i principi che stanno alla base del programma (art. 2, n. 8, l. 633/1941). Le immagini e la musica seguono la regola generale dell'art. 1.
Nel racconto di Shiryaev il modello ha scritto il codice e la musica; le immagini le ha prodotte un servizio esterno. Resta il lavoro di chi lo ha guidato, che il post non descrive. Bastano le istruzioni date a un modello per diventare autori? È la questione aperta: dipende da quante scelte creative sono della persona e quante della macchina. E dal risultato finale non si vede.
Come si dimostra di essere l'autore di un'opera fatta con l'IA?
Con la traccia del lavoro: istruzioni, versioni intermedie, correzioni e scarti, con le loro date. Chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento (art. 2697 c.c.). Chi rivendica un'opera fatta con l'IA dovrà quindi provare il proprio lavoro intellettuale, perché è quello che la legge ora protegge.
Le registrazioni aiutano, ma non chiudono la partita. Per il software la Cassazione ha escluso che la titolarità dei diritti economici si ricavi dalla sola iscrizione nel registro pubblico speciale tenuto presso la SIAE: è al più una presunzione, e restano ammesse le altre prove (Cass. civ. n. 12850/2025).
Quanto ai rilevatori, i programmi che stimano se un testo è stato scritto da un'IA, danno un indizio, non una prova: ne abbiamo scritto in Rilevatori di IA: indizio, non prova. La prova migliore si costruisce mentre si lavora, non dopo.
Cosa rischia chi trasforma un'opera protetta senza permesso?
Il risarcimento del danno e la rimozione di ciò che viola il diritto. Chi è leso può chiedere, oltre al risarcimento, che sia «distrutto o rimosso lo stato di fatto da cui risulta la violazione», a spese di chi l'ha commessa (art. 158 l. 633/1941). Per un gioco pubblicato in rete, può voler dire la sua rimozione.
Il danno si misura almeno sul compenso che sarebbe servito per avere il permesso. La Cassazione lo chiama «prezzo del consenso» e ne fa una soglia minima; per il guadagno perduto il criterio preferito resta quello degli utili realizzati da chi ha violato il diritto (Cass. civ. n. 20083/2025). Il danno non patrimoniale, invece, va allegato e provato.
Tradotto per chi crea con l'IA: se un gioco nato in 40 minuti diventa un prodotto che rende, i suoi utili diventano il criterio preferito per misurare il guadagno perduto dall'autore.
Entro il 30 settembre 2027 un giudice italiano deciderà se un'opera creata con l'ausilio dell'intelligenza artificiale è protetta dal diritto d'autore, applicando il nuovo testo dell'art. 1 della legge 633/1941.
Cosa deve fare adesso chi crea contenuti con l'IA?
Tre cose, in quest'ordine.
- Verificare da dove si parte. Prima di trasformare un video, un'immagine o un brano altrui, chiedersi se hanno un autore umano. Nel dubbio, chiedere il consenso e conservarlo per iscritto: se un giorno servirà, sarà la prova più semplice (art. 2697 c.c.).
- Documentare il lavoro mentre lo si fa: istruzioni date al modello, versioni, correzioni, scarti, con le date. È la prova del «lavoro intellettuale» che la legge chiede per proteggere l'opera (art. 1 l. 633/1941).
- Leggere le condizioni d'uso dei servizi di IA, compresi quelli che generano immagini e musica. Sono un contratto, e il contratto ha forza di legge tra le parti (art. 1372 c.c.): possono stabilire che cosa si può fare dei risultati e a quali condizioni.