Fusioni e acquisizioni in Italia: consolidamento dimensionale, ma occupazione e fatturato sotto il controfattuale (Banca d’Italia, QEF n. 1045/2026)

Banca d’Italia, Questioni di economia e finanza (Occasional Papers) n. 1045, luglio 2026 — “I processi di fusione e acquisizione: caratteristiche delle imprese coinvolte ed effetti sulla loro performance”, di Irene Di Marzio e Sara Pinoli.

In sintesi

È il primo studio empirico sugli effetti delle operazioni di fusione e acquisizione (M&A) nel contesto italiano. Usando i dati amministrativi delle Camere di Commercio (Infocamere) e quelli di Moody’s Orbis, le autrici contano in Italia circa 6.000 operazioni l’anno tra il 2014 e il 2024, in crescita nell’ultimo quinquennio e concentrate nelle imprese a più alto contenuto tecnologico. Le M&A hanno favorito il consolidamento dimensionale del sistema produttivo: quasi un quinto delle imprese diventate grandi tra il 2019 e il 2023 è passato per un’operazione. L’effetto sulla scala dell’impresa risultante è però negativo rispetto a uno scenario senza operazione: nei cinque anni successivi l’occupazione è circa il 4% più bassa e il fatturato il 5% più basso del controfattuale, in parte per cessioni e scorpori di rami d’azienda. Gli effetti non sono uniformi: si concentrano nelle operazioni con acquirente in settori non-tradable, dove emerge anche un aumento del potere di mercato, mentre nei settori esposti alla concorrenza internazionale non si osservano effetti significativi.

Oggetto e dati

Le operazioni di fusione e acquisizione (M&A) sono un canale rilevante di ristrutturazione del sistema produttivo, con implicazioni su crescita dimensionale, efficienza allocativa, potere di mercato e interesse pubblico. La letteratura empirica si è concentrata soprattutto sugli Stati Uniti; per l’Italia mancava un’analisi sistematica. Il lavoro colma questa lacuna costruendo una base dati amministrativa dalle Camere di Commercio (Infocamere), che copre in modo estensivo anche le operazioni tra imprese di piccola scala, integrata con Moody’s Orbis che — pur limitata alle operazioni di maggior rilievo economico — consente il confronto internazionale e l’osservazione delle operazioni transfrontaliere.

Quante sono e chi coinvolgono

Secondo Infocamere, tra il 2014 e il 2024 si sono registrate in Italia circa 6.000 operazioni di M&A all’anno, con dinamica crescente nell’ultimo quinquennio. Le operazioni coinvolgono prevalentemente le imprese a più alto contenuto tecnologico, sia nella manifattura sia nei servizi; per i servizi ad alta intensità di conoscenza la tendenza si è accentuata nel tempo. Le M&A hanno contribuito al consolidamento dimensionale del tessuto produttivo: tra le imprese diventate grandi tra il 2019 e il 2023, quasi un quinto è stato interessato da un’operazione di fusione o acquisizione.

Il confronto europeo

I dati Orbis mostrano che le M&A sono meno frequenti in Italia rispetto agli altri maggiori paesi europei; il divario si attenua sensibilmente considerando solo le imprese con fatturato superiore a 10 milioni di euro, per cui la copertura di Orbis è migliore. In Italia come altrove le imprese target sono prevalentemente di dimensione medio-piccola e operano nei servizi, soprattutto nei comparti ad alto contenuto tecnologico. Acquirente e acquisita hanno la stessa nazionalità in due terzi dei casi e svolgono la stessa attività economica in oltre la metà. Le target italiane si distinguono per una migliore redditività di partenza e un minore indebitamento rispetto a quelle degli altri paesi.

Gli effetti su occupazione e fatturato

Nel periodo precedente l’operazione, sia l’acquirente sia il target crescono in occupazione. Nei cinque anni successivi l’occupazione dell’impresa consolidata cresce ulteriormente — di oltre un quarto rispetto all’anno precedente l’evento — ma meno di quanto sarebbe avvenuto senza l’operazione. Rispetto al controfattuale (proiezione del tasso di crescita precedente e confronto con imprese non coinvolte), nella media dei cinque anni successivi l’occupazione dell’impresa consolidata risulta inferiore del 4% e il fatturato del 5%. Una parte di questa riduzione è attribuibile a cessioni e scorpori di rami d’azienda, più frequenti tra le imprese coinvolte in M&A e concentrati nell’anno dell’operazione: segno di processi di riorganizzazione produttiva più che di semplice contrazione.

Eterogeneità: settori non-tradable e potere di mercato

Gli effetti variano con il contesto competitivo. La riduzione della scala operativa e il miglioramento delle performance si concentrano nelle M&A con acquirente in settori non-tradable (meno esposti alla concorrenza internazionale); le aggregazioni con acquirente in mercati esposti alla concorrenza estera non mostrano effetti significativi. Nei settori non-tradable si osserva inoltre un aumento del potere di mercato delle imprese coinvolte, evidenza coerente con l’idea che parte delle M&A rifletta processi di consolidamento del mercato locale, con potenziali effetti sul grado di concorrenza.

Le conclusioni

Le M&A contribuiscono in modo rilevante al consolidamento dimensionale del sistema produttivo italiano e alla crescita della dimensione media d’impresa. Non sono però un fenomeno omogeneo: gli effetti dipendono dalle caratteristiche delle operazioni e dal contesto competitivo, e nei mercati locali meno contendibili possono tradursi in un aumento del potere di mercato. Classificazione JEL: G34, L25, L40.

Avvertenza: si tratta di un lavoro di ricerca. Le opinioni espresse sono delle autrici e non impegnano la responsabilità della Banca d’Italia.

Documento ufficiale

Scheda del paper sul sito della Banca d’Italia (QEF n. 1045)

Documento integrale: scarica il PDF

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