Controllo sulla gestione finanziaria Enpapi: patrimonio netto negativo e continuità aziendale (Corte dei Conti Sez. contr. Enti n. 56 del 19.05.2025)
Principi di diritto (Massima)
Il controllo della Corte dei conti sulla gestione finanziaria degli enti previdenziali privatizzati, ai sensi dell’art. 7 della legge n. 259 del 1958 e dell’art. 3, comma 5, del d.lgs. n. 509 del 1994, si estende alla verifica dell’equilibrio economico-patrimoniale e dei presupposti di continuità aziendale. La perdurante consistenza negativa del patrimonio netto, unitamente all’azzeramento del fondo di riserva, impone all’ente di dimostrare la sostenibilità della gestione su basi ulteriori rispetto alle sole proiezioni attuariali. Il risultato di esercizio positivo conseguito mediante la mera modificazione del criterio di imputazione contabile delle entrate non è idoneo, di per sé, a fondare il giudizio di continuità. Assume rilievo determinante la capacità della gestione caratteristica di coprire il disavanzo finanziario e di riassorbire le perdite patrimoniali accumulate. Il differimento al medio-lungo periodo del riequilibrio finanziario sostenuto dagli amministratori non esime la Corte dal formulare raccomandazioni di cautela, prudenza e monitoraggio dei fattori di rischio.
Il Fatto
La Sezione del controllo sugli enti ha esaminato il bilancio consuntivo dell’Enpapi, ente previdenziale privatizzato istituito con decreto ministeriale del 24 marzo 1998 in attuazione del d.lgs. 10 febbraio 1996, n. 103, per l’esercizio 2022. L’Ente assicura la tutela previdenziale degli infermieri e degli assistenti sanitari che esercitano l’attività libero-professionale senza vincolo di subordinazione, applicando il sistema contributivo a capitalizzazione, con gestione separata delle posizioni confluitevi per effetto dell’art. 8, comma 4-ter, del d.l. n. 95 del 2012.
Il bilancio, approvato dal Consiglio di indirizzo generale con deliberazione n. 1 del 28 aprile 2023, si chiude con un utile di 2,9 milioni di euro, in netto miglioramento rispetto alla perdita di 64,2 milioni dell’esercizio precedente. Il patrimonio netto resta tuttavia negativo per 34,4 milioni e il fondo di riserva permane azzerato. Il procedimento trae origine dalla verifica dei presupposti della continuità aziendale, affermati dagli amministratori sulla base dell’aggiornamento del bilancio tecnico.
La Motivazione della Corte
La Sezione ricostruisce anzitutto le risultanze contabili, evidenziando come l’avanzo gestionale netto di 24,1 milioni sia stato conseguito grazie all’adozione, dall’esercizio 2022, del criterio di competenza economica nella rappresentazione delle sanzioni amministrative, in precedenza imputate per cassa. Tale modifica ha portato all’iscrizione di un credito di 28,5 milioni, quattordici volte superiore alla voce dell’esercizio precedente, a fronte della sensibile riduzione degli interessi per ritardato pagamento, scesi da 10 milioni a 3,8 milioni.
La Corte condivide il rilievo dei Ministeri vigilanti e del Collegio dei sindaci: al netto dell’effetto delle sanzioni, il risultato gestionale non sarebbe stato in grado di coprire il disavanzo finanziario di 21,2 milioni, determinato dalle svalutazioni degli investimenti e dagli oneri di capitalizzazione per 10,1 milioni. Il contenuto non continuativo di siffatto effetto contabile impedisce di considerare l’utile d’esercizio quale indice attendibile di riequilibrio.
Sul versante patrimoniale, la Sezione osserva la svalutazione dell’unico immobile di proprietà, pari a 7,6 milioni, per rettifica al valore recuperabile, sulla quale la società di revisione ha espresso una formale riserva per carattere di aleatorietà delle assunzioni peritali. Rileva inoltre il costante incremento dei crediti verso gli iscritti, superiori a 390 milioni e pari a più del doppio delle entrate contributive, fronteggiati da un fondo svalutazione la cui copertura scende dal 61,38 al 50,29 per cento. La riduzione delle disponibilità liquide da 41,3 a 15,3 milioni, insufficienti a coprire le esposizioni a breve, impone interventi di riequilibrio.
Quanto alla gestione finanziaria, il portafoglio presenta un valore contabile superiore di circa 42 milioni a quello di mercato, con un’esposizione in fondi immobiliari e FIA largamente illiquida e impegni residui di sottoscrizione per quasi 60 milioni. I revisti approcci gestionali, secondo la Corte, potranno razionalmente incidere solo nel medio-lungo periodo.
La Sezione rinnova pertanto le raccomandazioni già espresse nei precedenti referti: indirizzare le decisioni d’investimento secondo canoni di cautela e prudenza, contenere i costi di struttura in espansione, valorizzare le professionalità interne prima di esternalizzare servizi, e monitorare costantemente la capacità del risultato gestionale di coprire anche i risultati finanziari negativi.
Nota della Redazione
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