Espulsione per sicurezza: valutazione della pericolosità e dei diritti fondamentali (Cass. civ. n. 29685/2025)
Principi di diritto (Massima)
In sede di opposizione al provvedimento di espulsione per gravi motivi di sicurezza, il giudice ordinario ha il dovere di valutare le allegate cause di inespellibilità, tra cui il principio di non refoulement (rischio di tortura o trattamenti inumani e degradanti) e il diritto al rispetto della vita privata e familiare ex art. 8 CEDU, operando un bilanciamento concreto tra le ragioni di sicurezza dello Stato e i diritti fondamentali dello straniero. Il giudizio di pericolosità sociale non può fondarsi sulla mera condanna penale, ma richiede una valutazione concreta e attuale della pericolosità, alla luce dei criteri normativi e della giurisprudenza CEDU.
Il Fatto
Un cittadino eritreo, titolare di permesso di soggiorno di lungo periodo, veniva condannato dalla Corte di Assise di Appello di Palermo per associazione per delinquere finalizzata all’ingresso illegale di stranieri e riciclaggio, con pena di 10 anni di reclusione. Il Questore di Palermo revocava il permesso di soggiorno, e il Prefetto di Palermo adottava il decreto di espulsione per gravi motivi di sicurezza. Il Tribunale di Palermo, con sentenza n. 4382/2024, respingeva l’impugnazione, ritenendo il provvedimento legittimo e vincolato, e senza valutare i motivi di opposizione (non refoulement, vita privata e familiare, mancato bilanciamento, pericolosità sociale non attuale). Il ricorrente proponeva ricorso per cassazione.
La Motivazione della Corte
La Cassazione accoglie il ricorso. La Corte esamina congiuntamente i motivi. Quanto al terzo motivo (ambito di cognizione del giudice), la Corte afferma che il sindacato del giudice ordinario sul provvedimento prefettizio di espulsione ha ad oggetto i diritti soggettivi compressi e le condizioni per la loro legittima compressione, non essendo consentito alcun automatismo (Cass. n. 26830/2010). Il giudice deve valutare attentamente l’allegata sussistenza dei divieti di espulsione sanciti dall’art. 19, commi 1 e 1.1, TUI, e compiere un dovere di sindacato incidentale della legittimità del provvedimento impugnato.
Quanto ai primi due motivi (omessa pronuncia su non refoulement e art. 8 CEDU), la Corte li ritiene fondati. Il Tribunale di Palermo, pur dando atto che il ricorrente aveva dedotto la violazione del principio di non refoulement e l’esistenza di legami familiari in Italia, ha omesso qualsiasi valutazione in merito, violando l’art. 112 c.p.c. (corrispondenza tra chiesto e pronunciato). La Corte richiama la giurisprudenza di legittimità (Cass. n. 7294/2024; n. 29952/2022; n. 16899/2023) che impone al giudice di merito, a fronte dell’impugnazione di un ordine di espulsione, di applicare le norme interne, internazionali e convenzionali pertinenti, effettuando un bilanciamento concreto tra le ragioni di sicurezza e i diritti fondamentali dello straniero.
Quanto al quarto motivo (pericolosità sociale), la Corte lo ritiene fondato. Il Tribunale ha violato i criteri legali e nomofilattici per la valutazione della pericolosità sociale, limitandosi a richiamare la condanna penale senza accertare l’attualità della pericolosità in concreto. La Corte richiama il principio (Cass. n. 29148/2020; n. 20692/2019; n. 17289/2019; n. 22807/2022) secondo cui la pericolosità sociale va accertata in concreto e all’attualità, anche quando la norma individui specifiche condotte o precedenti penali ritenuti indicativi. La motivazione del Tribunale è inidonea a dare conto del percorso argomentativo, essendo meramente apparente.
Implicazioni Pratiche
- Onere del giudice di valutare le cause di inespellibilità: l’avvocato dello straniero, in sede di opposizione all’espulsione, deve dedurre tutte le cause di inespellibilità (non refoulement, art. 8 CEDU, legami familiari, integrazione sociale), e il giudice ha il dovere di valutarle espressamente, operando un bilanciamento concreto. La mancata valutazione integra violazione dell’art. 112 c.p.c. e nullità della sentenza.
- Prova del rischio di non refoulement: l’avvocato dello straniero che eccepisca la violazione del principio di non refoulement (rischio di tortura, trattamenti inumani o degradanti) deve allegare e provare, anche con documentazione aggiornata sulla situazione del Paese di origine, il rischio concreto e attuale che il rimpatrio comporterebbe, poiché tale diritto è assoluto e prevale anche sulla pericolosità sociale (Cass. pen. n. 49242/2017).
- Contestazione della pericolosità sociale: l’avvocato dello straniero, per contestare la pericolosità sociale, deve allegare e provare elementi contrari (es. buona condotta, reinserimento, assenza di misure di prevenzione), chiedendo al giudice di valutare la pericolosità in concreto e all’attualità, e non limitarsi a una presunzione basata sulla condanna penale. In sede di ricorso per cassazione, la censura deve essere formulata come violazione di legge (art. 360, n. 3) per mancata applicazione dei criteri legali di cui all’art. 9, comma 11, TUI, e come vizio di motivazione (art. 360, n. 4) per motivazione apparente.
Provvedimento integrale: scarica il PDF
Nota della Redazione
Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale.
Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali,
mettiamo a disposizione anche il testo integrale.