Le stablecoin non battono le rimesse tradizionali su costo e velocità: decidono infrastrutture e regole (Banca d’Italia, MISP n. 86/2026)

Banca d’Italia, Mercati, infrastrutture, sistemi di pagamento (Markets, Infrastructures, Payment Systems) n. 86, luglio 2026 – “Are Stablecoins Efficient for Remittances? Evidence from a Mystery Shopping Exercise by Banca d’Italia”, di Alberto Di Iorio, Enrica Di Stefano, Michele Mascioli e Giorgio Trebeschi.

In sintesi

Un esercizio di mystery shopping della Banca d’Italia – trasferimenti reali di 200 USDC su dieci corridoi tra l’Italia e Argentina, Brasile, Sudafrica, Emirati Arabi Uniti e Giappone – mostra che le stablecoin non offrono un vantaggio di costo sistematico rispetto ai canali di rimessa tradizionali. I costi totali variano dallo 0,30% a quasi il 9% dell’importo trasferito e il trasferimento on-chain vi incide solo marginalmente (in media circa lo 0,4%): il grosso del costo sta nelle fasi di conversione tra valuta e cripto-attività (on/off-ramp). Anche la velocità e’ molto eterogenea e dipende dalle infrastrutture di pagamento domestiche: dove esistono sistemi di pagamento istantaneo il regolamento end-to-end si chiude in meno di 20 minuti, dove servono bonifici standard si arriva a uno o due giorni lavorativi. Il disegno regolamentare e’ un determinante di primo ordine dell’efficienza.

Oggetto e metodo

Il lavoro e’, per quanto risulta agli autori, il primo esercizio empirico di mystery shopping condotto da una banca centrale su costi e tempi delle rimesse in stablecoin, su più corridoi internazionali. Il contesto: le rimesse restano strutturalmente costose – la media globale e’ intorno al 6,4%, contro l’obiettivo delle Nazioni Unite (SDG 10.c) di portarla sotto il 3% entro il 2030 – e le stablecoin, cripto-attività ancorate a valute ufficiali (soprattutto il dollaro USA), promettono regolamento rapido e costi minori riducendo la dipendenza dalle reti di corrispondenza bancaria. Il metodo: trasferimenti reali di 200 USDC lungo dieci corridoi Italia-partner, eseguiti a marzo 2026 attraverso la rete di uffici di rappresentanza e addetti finanziari della Banca d’Italia, tracciando l’intera catena – il cosiddetto “stablecoin sandwich”: conversione da valuta a cripto, trasferimento on-chain, riconversione in valuta – e misurando costo e durata di ciascuna fase, con confronto rispetto a benchmark (il database Remittance Prices Worldwide della Banca Mondiale e simulazioni con l’operatore Wise sugli stessi corridoi).

I costi: il grosso non e’ nella blockchain

Sui costi, il quadro e’ netto: i totali oscillano dallo 0,30% a quasi il 9% dell’importo, ma il trasferimento on-chain incide in media solo per circa lo 0,4%. Il peso maggiore ricade sulle fasi in valuta (on/off-ramp) e sulle commissioni degli exchange, i nuovi intermediari del “sandwich”, equivalenti funzionali delle banche corrispondenti. Nel confronto con Wise, l’USDC risulta più economico in tre corridoi (Italia-Argentina, Italia-Sudafrica e Brasile-Italia) ma più caro in quattro (Argentina-Italia, Italia-Emirati, Emirati-Italia e Italia-Brasile). Sul corridoio Italia-Brasile, l’unico presente anche nel database della Banca Mondiale, il trasferimento in USDC costa il 2,70% contro una media dell’8,70% delle rimesse tradizionali. La conclusione e’ che le stablecoin non offrono un vantaggio di costo sistematico: l’efficienza dipende dal corridoio, dall’operatore scelto e dal metodo di finanziamento, e navigare questo panorama richiede adeguata alfabetizzazione finanziaria e digitale.

I tempi e il ruolo delle infrastrutture domestiche

Sui tempi, il trasferimento on-chain e’ veloce ovunque – sotto i 15 minuti in sette corridoi su otto. Il collo di bottiglia sta nelle fasi in valuta (finanziamento e prelievo), la cui durata dipende dalla qualità delle infrastrutture di pagamento domestiche. Dove esistono sistemi di pagamento istantaneo – TIPS in Italia, PIX in Brasile, Transferencias 3.0 in Argentina – il regolamento end-to-end si chiude in meno di 20 minuti; dove si ricorre a bonifici bancari standard, come in Sudafrica, si arriva a uno o due giorni lavorativi, azzerando il vantaggio di velocità. L’implicazione ha rilievo di policy immediato: stablecoin e sistemi di pagamento istantaneo domestici sono complementari, non sostituti, e investire nelle infrastrutture istantanee accresce la competitività dei trasferimenti in stablecoin.

Il quadro regolamentare e il caso del Giappone

Il disegno regolamentare emerge come determinante di primo ordine, incidendo su struttura di mercato, disponibilità degli operatori, flussi operativi e costi. I regimi proibizionisti non sopprimono la domanda: la spingono verso canali non regolati, con maggiori rischi di riciclaggio e minore trasparenza. Il caso del Giappone e’ emblematico: l’accesso al dettaglio alle stablecoin in dollari e’ ristretto a un unico operatore domestico che non consente trasferimenti diretti verso exchange esteri, costringendo all’uso di un wallet non custodito e alla frammentazione dei trasferimenti – una complessità incompatibile con l’uso ordinario al dettaglio. Il costo risulta basso (1,6% sul corridoio Giappone-Italia), ma l’uso pratico e’ di fatto eliminato e la domanda viene spinta verso piattaforme offshore e finanza decentralizzata, proprio l’esito che la regolazione vorrebbe evitare.

Le conclusioni

Le conclusioni si articolano su tre messaggi. Primo: le stablecoin non hanno un vantaggio di costo sistematico, perché il pricing degli intermediari in valuta pesa almeno quanto le proprietà tecniche della blockchain. Secondo: la loro efficienza e’ condizionata dalla qualità delle infrastrutture di pagamento domestiche, in un rapporto di complementarità con i sistemi di pagamento istantaneo. Terzo: il quadro regolamentare e’ determinante. Per le autorità monetarie il rilievo maggiore riguarda il vincolo della conversione on/off-ramp: se le stablecoin potessero essere spese direttamente nell’economia reale senza riconversione in valuta locale, i vantaggi crescerebbero, ma nelle economie con forte domanda di dollari ciò potrebbe rafforzare le dinamiche di sostituzione valutaria, con implicazioni per la sovranità monetaria e la stabilità finanziaria. Gli autori avvertono che l’analisi copre poche giurisdizioni e una sola stablecoin, sicché i risultati non sono facilmente generalizzabili. Classificazione JEL: E42, F24, G15, G18, O16.

Si tratta di un lavoro di ricerca: le opinioni espresse sono degli autori e non impegnano la Banca d’Italia.

Documento ufficiale

Scheda del paper sul sito della Banca d’Italia: N. 86 – Le stablecoin sono efficienti per le rimesse internazionali?

Documento integrale: scarica il PDF

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