Domande frequenti sulla donazione
Le risposte rapide alle domande più cercate su donazioni, notaio, tasse e immobili donati. Per gli approfondimenti, ogni risposta rimanda alla guida dedicata.
Aggiornamento importante: dal 18 dicembre 2025 la legge n. 182/2025 ha cambiato in modo sostanziale le regole sulla vendita e sul finanziamento degli immobili ricevuti in donazione. Le risposte di questa pagina che riguardano gli immobili sono aggiornate a questa riforma.
Forma e notaio
Si può fare una donazione senza notaio?
Solo per beni mobili di modico valore, con consegna materiale del bene (art. 783 c.c.). Per qualsiasi altro bene, immobili, quote societarie, somme di denaro rilevanti, veicoli, l’atto pubblico notarile è obbligatorio a pena di nullità (art. 782 c.c.).
Chi fa una donazione deve pagare il notaio?
Sì, se la donazione richiede l’atto pubblico, cioè per tutti i beni immobili e per i beni mobili di valore non modico (art. 782 c.c.). Le spese notarili sono convenzionalmente a carico del donatario, salvo accordo diverso tra le parti. Non esiste un tariffario fisso: le parcelle sono libere dal 2012.
Quando si fa una donazione, chi paga il notaio?
Per convenzione consolidata, il costo del notaio è a carico del donatario, chi riceve. Non è una regola di legge inderogabile: donante e donatario possono accordarsi diversamente.
Quanti soldi si possono donare senza atto notarile?
Non esiste una soglia fissa in euro. La legge esonera dall’atto notarile solo le donazioni di beni mobili di modico valore con consegna materiale del bene (art. 783 c.c.); la modicità si valuta in concreto rispetto alle condizioni economiche del donante. Per gli immobili l’atto notarile è sempre obbligatorio.
Come donare un bene senza pagare tasse e notaio?
Non è possibile farlo legalmente per beni di valore significativo. L’esonero dall’atto notarile vale solo per i beni mobili di modico valore con consegna materiale (art. 783 c.c.); l’esonero dall’imposta vale solo entro le franchigie di legge. Per approfondire le forme di donazione informale ammesse, vedi la guida su donare senza notaio.
Che differenza c’è tra donazione e regalo?
La donazione è un contratto che richiede l’atto pubblico notarile e l’accettazione del destinatario, a pena di nullità (art. 782 c.c.). Il “regalo” di uso comune, cioè la donazione manuale di modico valore, è valido anche senza atto pubblico, purché ci sia la consegna materiale del bene (art. 783 c.c.). Trasferire un immobile o una somma rilevante senza atto notarile è giuridicamente nullo, anche se le parti lo chiamano “regalo”.
Donare è un dono?
Nel linguaggio comune sì. Nel diritto italiano, la donazione è un contratto formale che richiede la forma dell’atto pubblico e l’accettazione del beneficiario (artt. 769 e 782 c.c.), distinto dal regalo spontaneo di modico valore (art. 783 c.c.).
Tasse e costi
Quanto si paga per un atto di donazione?
Il costo dipende da tre voci: l’onorario del notaio (libero dal 2012), l’imposta sulle donazioni e, per gli immobili, le imposte ipotecaria e catastale. L’imposta sulle donazioni si applica con aliquote del 4% (coniuge e parenti in linea retta, franchigia di 1.000.000 euro a testa), 6% (fratelli e sorelle, franchigia 100.000 euro), 6% (altri parenti fino al quarto grado, senza franchigia), 8% (estranei, senza franchigia). Sotto le soglie di franchigia non si paga nulla.
Come fare una donazione senza pagare le tasse?
Non si pagano imposte quando il valore trasferito non supera la franchigia prevista per quella categoria di beneficiario: 1.000.000 di euro per coniuge e parenti in linea retta, 100.000 euro per fratelli e sorelle. La franchigia si calcola cumulando tutte le donazioni precedenti ricevute dallo stesso donante. Anche sotto la franchigia, il costo del notaio resta dovuto se la donazione richiede l’atto pubblico.
Posso regalare 50.000 euro a mio figlio?
Sì. Una somma di 50.000 euro trasferita a un figlio non supera la franchigia di 1.000.000 di euro prevista per i parenti in linea retta: non si paga imposta sulle donazioni. Se il trasferimento avviene tramite bonifico, tecnicamente è una liberalità indiretta: non richiede atto notarile, ma alla morte del genitore potrà essere soggetta a collazione con gli altri eredi e a riduzione se lede la legittima. Vedi la guida sulla donazione indiretta.
È possibile donare 10.000 euro a mio figlio?
Sì, senza imposta sulle donazioni: la somma è ampiamente sotto la franchigia di 1.000.000 di euro per i parenti in linea retta. Restano fermi i limiti antiriciclaggio previsti dalla normativa vigente per il trasferimento di contante, e l’obbligo di collazione alla morte del genitore, salvo espressa dispensa.
Quanti soldi si possono regalare senza allertare il fisco?
La legge non prevede una soglia automatica di segnalazione per i trasferimenti tra privati. Ciò che rileva ai fini fiscali è la qualificazione del trasferimento: se il fisco lo riconduce a una donazione, si applicano le franchigie e le aliquote ordinarie. Sotto le soglie di franchigia non si paga imposta, ma questo non equivale a invisibilità fiscale: i bonifici di importo rilevante senza causa giustificatrice documentata possono essere accertati come liberalità tassabili.
Qual è il limite di donazione per non pagare tasse?
Le franchigie vigenti sono: coniuge e parenti in linea retta (figli, nipoti, genitori) 1.000.000 di euro per beneficiario; fratelli e sorelle 100.000 euro; persone con disabilità grave 1.500.000 euro; altri parenti fino al quarto grado e affini nessuna franchigia, imposta al 6%; estranei nessuna franchigia, imposta all’8%. Le franchigie si calcolano cumulando tutte le donazioni ricevute dallo stesso donante nel tempo.
Quanto costa donare 100.000 euro?
Se il destinatario è un figlio, la somma è ampiamente sotto la franchigia di 1.000.000 di euro: nessuna imposta. Se il destinatario è un fratello, la franchigia è 100.000 euro: nessuna imposta fino a quella soglia. Se il destinatario è un estraneo, si paga l’8% sull’intera somma. Al costo fiscale si aggiunge la parcella notarile, libera, se la donazione richiede atto pubblico.
Quanto costa un atto di donazione ai figli dal notaio?
La tariffa notarile è libera dal 2012 e varia in base al valore del bene e alla complessità dell’atto: non esistono importi fissi per legge. Il preventivo va richiesto direttamente al notaio scelto. Al compenso si aggiungono le imposte dovute e i diritti di trascrizione.
Cosa costa di più, la successione o la donazione?
Non è un confronto diretto. La donazione in vita comporta costi notarili immediati più l’imposta sulle donazioni, se si supera la franchigia. La successione comporta l’imposta di successione (stesse aliquote e franchigie) più la dichiarazione di successione e le imposte ipotecaria e catastale per gli immobili. Per trasferimenti entro le franchigie, il carico fiscale complessivo è simile: la differenza è che la donazione anticipa i costi e produce effetti in vita.
Donazione indiretta
Quando un bonifico diventa donazione?
Un bonifico è una donazione indiretta quando viene effettuato per spirito di liberalità, senza corrispettivo, e arricchisce il destinatario a spese del mittente (artt. 769 e 809 c.c.). Non è richiesta la forma notarile per il bonifico in sé, ma alla morte del mittente la somma entra nella massa di calcolo per la legittima ed è soggetta a collazione tra coeredi (art. 737 c.c.). Approfondimento nella guida su donazione indiretta.
Immobile donato: vendita, mutuo e rischi dopo la riforma 2025
Perché i notai sconsigliano la donazione?
Fino al 17 dicembre 2025, il motivo principale era il rischio per l’acquirente: chi comprava un immobile di provenienza donativa poteva, in teoria, doverlo restituire a un legittimario leso anche a distanza di anni. Dal 18 dicembre 2025 la legge 182/2025 ha eliminato questo rischio per chi acquista a titolo oneroso (art. 563 c.c.). Il motivo di cautela residuo riguarda soprattutto il caso in cui il donatario tenga l’immobile per sé senza rivenderlo: in quel caso il legittimario può ancora chiedergli la restituzione (art. 561 c.c.). Vedi la guida completa sulla riforma degli immobili donati.
Chi riceve un immobile in donazione può vendere?
Sì, e dal 18 dicembre 2025 può farlo con molta più sicurezza di prima. La legge 182/2025 ha eliminato il rischio che il compratore dovesse un giorno restituire l’immobile a un legittimario del donante: oggi chi acquista a titolo oneroso è protetto per legge, salvo il caso, verificabile con una visura ipotecaria, in cui fosse già trascritta una domanda di riduzione.
Si può vendere una casa con atto di donazione?
Sì. Prima della riforma del 2025 le banche erano spesso riluttanti a finanziare l’acquisto per il rischio di future rivendicazioni dei legittimari. Dal 18 dicembre 2025 quel rischio non esiste più per chi acquista a titolo oneroso, e la difficoltà pratica che frenava queste compravendite si è molto ridotta.
Quanti anni dopo una donazione si può vendere un immobile?
Non è mai esistito un divieto di vendere subito, ma fino al 17 dicembre 2025 la vendita era in pratica difficile per la diffidenza di banche e acquirenti. Dal 18 dicembre 2025 questa difficoltà è in gran parte superata: chi compra a titolo oneroso è protetto dalla legge 182/2025 fin da subito, non serve più attendere un termine di anni.
Quando la donazione diventa inattaccabile, o non è più impugnabile?
Dipende da chi e su quale base vuole contestarla. Per i legittimari, l’azione contro il donatario si prescrive in dieci anni dall’apertura della successione, cioè dalla morte del donante (art. 561 c.c.). Per i terzi che hanno acquistato l’immobile dal donatario a titolo oneroso, dal 18 dicembre 2025 la legge 182/2025 ha eliminato la possibilità stessa di essere aggrediti: la vecchia regola del ventennio dalla trascrizione della donazione non si applica più (art. 563 c.c.).
Come funziona la donazione gratuita di un immobile?
Richiede obbligatoriamente l’atto pubblico notarile con due testimoni, a pena di nullità (art. 782 c.c.). Con la firma dell’atto la proprietà passa immediatamente al donatario, e l’atto va trascritto nei registri immobiliari. Il bene resta esposto, per dieci anni dalla morte del donante, alla richiesta di restituzione di un legittimario leso, se il donatario non lo ha nel frattempo rivenduto (art. 561 c.c.). Se il donatario lo ha già venduto a un terzo che ha pagato un prezzo, dal 18 dicembre 2025 quel terzo è protetto per legge (art. 563 c.c.).
Con la donazione si diventa proprietari?
Sì, immediatamente al perfezionamento dell’atto (art. 769 c.c.). Finché l’immobile resta nelle mani di chi lo ha ricevuto, il titolo resta esposto per dieci anni dalla morte del donante alla richiesta di restituzione di un legittimario leso (art. 561 c.c.). Se invece l’immobile viene rivenduto a un terzo che paga un prezzo, dal 18 dicembre 2025 quel terzo è protetto per legge e il rischio non lo riguarda più.
Chi può contestare una donazione
Chi sono gli eredi che possono impugnare una donazione?
I legittimari, figli, coniuge, ascendenti in mancanza di figli, possono chiedere la riduzione di una donazione che ha leso la loro quota di riserva (artt. 555 e 557 c.c.). Fratelli, nipoti e parenti più lontani non hanno questo diritto, perché non sono legittimari. Approfondimento nella guida su impugnazione e revoca della donazione.
Donazione o alternative
Cosa fare al posto della donazione?
Le alternative principali, a seconda dell’obiettivo: la vendita a prezzo di mercato trasferisce la proprietà senza i rischi successori della donazione, ma genera imposte sul venditore; il patto di famiglia (art. 768-bis c.c.) permette di trasferire aziende o quote societarie ai discendenti con la partecipazione di tutti i legittimari, evitando future azioni di riduzione; il testamento non trasferisce nulla in vita, ma permette di pianificare la distribuzione del patrimonio. La scelta va valutata con un legale.
Cosa conviene fare, donazione o vendita?
Dipende dall’obiettivo. La vendita è più solida sul piano successorio, non è soggetta a riduzione, e dà liquidità al venditore, ma genera imposte sul plusvalore. La donazione non richiede un corrispettivo e consente di trasferire il bene mantenendo eventualmente l’usufrutto, ma espone il donatario, finché non rivende, alla richiesta di restituzione di un legittimario leso (art. 561 c.c.). Chi compra successivamente l’immobile dal donatario, invece, dal 2025 non corre più questo rischio. Non esiste una risposta universale: va valutato caso per caso.
La donazione trasferisce la proprietà?
Sì. La donazione è il contratto con cui il donante arricchisce il donatario trasferendogli un diritto (art. 769 c.c.). Il trasferimento avviene al momento del perfezionamento dell’atto, salvo che la donazione venga successivamente revocata o ridotta.
La riforma 2025
Cosa dice la nuova legge sulle donazioni?
La legge 2 dicembre 2025, n. 182 (art. 44), in vigore dal 18 dicembre 2025, ha riscritto gli artt. 561, 562, 563, 2652 e 2690 c.c. Il cambiamento principale: chi compra un immobile di provenienza donativa a titolo oneroso non rischia più di doverlo restituire a un legittimario del donante, un rischio che prima esisteva per vent’anni dalla donazione. I legittimari lesi mantengono un diritto di credito in denaro verso chi ha ricevuto la donazione, non più un’azione reale contro chi lo ha comprato in seguito. Per le successioni già aperte prima del 18 dicembre 2025, un regime transitorio ha dato tempo fino al 18 giugno 2026 per far valere le vecchie regole: quel termine è ormai scaduto. Guida completa: immobile donato, cosa cambia con la legge 182/2025.