Non tutti gli shock di temperatura sono uguali: il freddo, non il caldo, frena l’economia ed e’ deflazionistico (Banca d’Italia, Temi di discussione n. 1541/2026)

Banca d’Italia, Temi di discussione (Working Papers) n. 1541, luglio 2026 – “Caldo, freddo e macroeconomia: gli shock di temperatura non sono tutti uguali” (Heat, cold and the macroeconomy: temperature shocks are not all alike), di Filippo Natoli.

In sintesi

Le temperature elevate sono note per frenare la crescita, ma anche il freddo estremo comporta rischi macroeconomici rilevanti, finora poco studiati. L’autore costruisce, per gli Stati Uniti, shock mensili inattesi di caldo e di freddo a partire dalle temperature giornaliere a livello di contea (1975-2019) e ne stima gli effetti con proiezioni locali. Il risultato principale e’ un’asimmetria netta: gli shock di caldo hanno effetti aggregati trascurabili, mentre gli shock di freddo riducono in modo significativo la produzione industriale, aumentano l’incertezza e sono deflazionistici, innescando una risposta endogena di politica monetaria. L’identificazione degli shock di temperatura dipende in modo cruciale da come si definiscono aspettative, valori estremi e aggregazione. Poiché l’instabilità climatica accresce la probabilità di ondate di freddo, le politiche di adattamento dovrebbero tener conto anche delle irruzioni fredde inattese – una dimensione del rischio climatico finora poco considerata.

Oggetto e metodo

Il lavoro – parte del network ChaMP del Sistema europeo di banche centrali sulla trasmissione della politica monetaria – affronta una lacuna: mentre gli effetti macroeconomici delle ondate di calore e dell’aumento delle temperature medie sono ben documentati, l’impatto del freddo estremo resta poco studiato, proprio quando il cambiamento climatico accresce non solo le temperature medie ma anche la loro volatilità. Usando dati giornalieri sulle temperature a livello di contea, l’autore costruisce serie mensili di shock inattesi di caldo e di freddo per gli Stati Uniti nel periodo 1975-2019 e ne stima gli effetti dinamici con proiezioni locali (local projections). Un punto metodologico centrale: l’individuazione delle sorprese di temperatura dipende in modo cruciale da come si modellano le aspettative, da come si definiscono i valori estremi e da come si aggregano i dati locali a livello nazionale, ipotesi che il paper mette alla prova con misure alternative.

L’asimmetria: nel breve periodo conta solo il freddo

Tre risultati si impongono. Primo: gli shock di caldo e di freddo hanno effetti nettamente asimmetrici, e nel breve periodo solo il freddo incide sull’attività economica. Secondo: gli shock di freddo si comportano come disturbi dal lato della domanda, riducendo la produzione industriale, i prezzi al consumo e i tassi di interesse a breve, con effetti che raggiungono il picco circa due anni dopo lo shock; il calo dei prezzi indica una propagazione prevalentemente come shock di domanda aggregata, con una conseguente risposta di politica monetaria. Gli shock di caldo, al contrario, non hanno effetti economici significativi. Terzo: l’asimmetria non e’ solo aggregata: stime su dati di contea (PIL locale) confermano che il freddo ha effetti locali significativi, il caldo no.

I meccanismi: consumi, incertezza, disastri invernali

Il paper indaga i meccanismi dietro l’asimmetria. Gli shock di freddo invernali riducono i consumi sia di beni sia di servizi, mentre gli shock di caldo estivi si limitano a spostare la spesa dai servizi ai beni, lasciando sostanzialmente invariati i consumi aggregati. Il freddo, inoltre, colpisce in misura maggiore le contee a più alto consumo pro capite, amplificandone l’impatto aggregato. Solo il freddo, non il caldo, accresce l’incertezza macroeconomica: usando dati amministrativi sulle dichiarazioni federali di disastro, l’autore mostra che gli shock di freddo aumentano la frequenza di disastri invernali (tempeste di neve, ghiaccio, alluvioni), plausibilmente accrescendo il rischio sui redditi. Coerentemente, gli investimenti privati si contraggono gradualmente e le imprese, all’analisi testuale delle conference call sugli utili, aumentano i riferimenti agli investimenti in adattamento climatico e sostenibilità.

Implicazioni per la politica monetaria e l’adattamento

Le implicazioni sono di policy. La minaccia delle ondate di freddo per l’economia statunitense e per la conduzione della politica monetaria non e’ destinata a scomparire con l’accelerare del cambiamento climatico: al contrario, l’instabilità climatica rende più frequenti le irruzioni di aria fredda nell’emisfero settentrionale, per effetto dello spostamento verso sud della corrente a getto polare. Poiché l’adattamento al clima e’ di norma pensato per il caldo, la preparazione alle ondate di freddo può essere molto più bassa, specie nelle aree abitualmente calde. Le politiche di adattamento dovrebbero perciò includere esplicitamente il rischio di freddo estremo inatteso.

Le conclusioni

Comprendere gli effetti di breve periodo delle fluttuazioni meteorologiche e’ cruciale per le politiche di stabilizzazione del ciclo in un’era di cambiamento climatico. Il lavoro mostra che, negli Stati Uniti, gli shock di temperatura hanno inciso sull’economia nella fase più recente del riscaldamento globale, ma ciò e’ avvenuto per effetto del freddo e non del caldo: shock che portano incertezza sulle conseguenze future del clima, colpiscono aree ad alto consumo e sono difficili da gestire perché la preparazione al freddo estremo e’ inferiore all’adattamento al caldo. Il paper si concentra sulle fluttuazioni ad alta frequenza di breve periodo, non sugli effetti di lungo termine del cambiamento climatico, ed e’ riferito agli Stati Uniti. Classificazione JEL: C32, E32, E52, Q54.

Si tratta di un lavoro di ricerca: le opinioni espresse sono dell’autore e non impegnano la Banca d’Italia ne’ il Sistema europeo di banche centrali.

Documento ufficiale

Scheda del paper sul sito della Banca d’Italia: N. 1541 – Caldo, freddo e macroeconomia: gli shock di temperatura non sono tutti uguali

Documento integrale: scarica il PDF

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