IVA e società in house: la cessione gratuita delle opere al Comune socio è imponibile e condiziona detrazione e rimborso (Cass. civ. n. 28382/2025)

Corte di Cassazione, Sezione Tributaria, ordinanza n. 28382/2025 (adunanza camerale 26 febbraio 2025, pubbl. 27 ottobre 2025; R.G.N. 5091/2022) — Presidente Angelina-Maria Perrino, Relatore Francesco Federici

Il principio di diritto

«In tema di Iva, ai fini del diritto alla detrazione, o al rimborso di crediti Iva, relativi alle operazioni che si afferma sostenute a monte per la realizzazione di beni da parte di una società in house, successivamente ceduti a titolo gratuito al proprio socio, ente territoriale, è necessario non solo il rapporto di inerenza tra i costi sostenuti a monte e la realizzazione dei beni ceduti con le operazioni a valle, ma anche, alla luce dei principi affermati dalla giurisprudenza unionale, in particolare nelle sentenze pronunciate dalla Corte di Giustizia UE in cause C-207/23 e C-528/19 — secondo cui, ai sensi dell’art. 5, paragrafo 6, della direttiva 388/77, sono equiparate a cessioni a titolo oneroso le cessioni a titolo gratuito operate a favore di un socio, salvo che tale cessione non risponda anche agli interessi economici del cedente — l’accertamento ed il riscontro che tale cessione gratuita sia avvenuta nel rispetto dei presupposti indicati dalla disciplina unionale, come interpretata dalle pronunce della Corte di Giustizia».

Il fatto

Una società in house, con socio unico un Comune, costituita per la valorizzazione del patrimonio immobiliare dell’ente e posta in liquidazione nel 2015, chiedeva per cessazione dell’attività il rimborso di euro 427.692,00 a titolo di crediti IVA non portati in detrazione. L’Agenzia delle Entrate negava il rimborso per mancata prova dello svolgimento di attività imprenditoriale e di effettiva inerenza degli acquisti. Nel corso della liquidazione la società aveva ceduto a titolo gratuito al Comune le opere realizzate o ristrutturate (scuola comunale, impianto sportivo, sei impianti fotovoltaici), senza assoggettamento a IVA.

La CTP di Vicenza respingeva il ricorso, ravvisando un’operazione elusiva; la CTR del Veneto, in appello, annullava il diniego, ritenendo che l’imponibilità della cessione gratuita non fosse mai stata contestata con apposito atto e non potesse quindi formare materia del giudizio. L’Agenzia ricorreva per cassazione con due motivi.

La motivazione

Entrambi i motivi sono fondati. Ai fini IVA costituisce operazione imponibile qualsiasi assegnazione fatta dalla società al socio, a prescindere dal titolo gratuito od oneroso della cessione, rilevando solo l’effetto traslativo (Cass. n. 3726/1991). La giurisprudenza unionale ha chiarito che il trasferimento a titolo gratuito di un bene dell’impresa è assimilato a cessione onerosa ex art. 16 della direttiva 2006/112/CE quando il bene ha dato diritto a detrazione (CGUE 25 aprile 2024, C-207/23), salvo che l’operazione risponda anche all’interesse economico del cedente, con nesso diretto e immediato con il complesso della sua attività economica (CGUE 16 settembre 2020, C-528/19; v. anche CGUE 22 ottobre 2015, C-126/14). Nel caso di specie, la cessione gratuita dei beni al Comune non rispondeva ad alcun interesse della cedente, sicché la CTR ha errato nel riconoscere il rimborso senza verificare l’imponibilità delle operazioni a valle, condizione del nesso di inerenza richiesto dall’art. 19, comma 2, d.P.R. n. 633/1972 e dall’art. 168 della direttiva IVA.

Fondato anche il secondo motivo: l’autorizzazione dell’Ufficio, nel 2015, a utilizzare in compensazione il credito IVA non rendeva incontestabile il credito in sede di rimborso. L’Amministrazione può contestare il credito esposto in dichiarazione — che non derivi da sottostima dell’imposta dovuta — anche dopo la scadenza dei termini di accertamento (Cass. S.U. n. 21766/2021; Cass. n. 11698/2022; Cass. n. 26523/2023; Cass. n. 16103/2022).

Implicazioni pratiche

La sentenza è cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado del Veneto, in diversa composizione, anche per le spese. Per i Comuni e le loro società in house la pronuncia è un avvertimento concreto: la retrocessione gratuita delle opere all’ente socio in sede di liquidazione non è fiscalmente neutra — è di regola operazione imponibile IVA — e la sua gestione fuori campo IVA può costare il diniego del rimborso dei crediti maturati a monte. Inoltre, il riconoscimento in compensazione di un credito in anni precedenti non blinda il credito stesso in sede di rimborso.

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