Beni e servizi nel paniere delle famiglie italiane: gli shock colpiscono la spesa discrezionale, ma i servizi reagiscono più tardi e più a lungo (Banca d’Italia, QEF n. 1044/2026)
Banca d’Italia, Questioni di economia e finanza (Occasional Papers) n. 1044, luglio 2026 — “Household consumption in Italy: basket composition and responsiveness to macroeconomic shocks”, di Francesco Corsello, Andrea Foschi, Marco Fruzzetti e Marianna Riggi.
In sintesi
Come la composizione del paniere condiziona la trasmissione degli shock macroeconomici ai consumi delle famiglie italiane. Negli ultimi vent’anni la spesa si è spostata dai beni ai servizi. Incrociando la distinzione beni/servizi con quella tra spesa essenziale e discrezionale, gli autori mostrano che la reazione dei consumi agli shock è quasi interamente concentrata nelle voci discrezionali, ma con tempi molto diversi. Dopo uno shock di politica monetaria i beni discrezionali reagiscono in fretta (minimo dopo circa cinque mesi), mentre i servizi discrezionali si aggiustano con ritardo e maggiore persistenza (minimo dopo circa quindici mesi). Uno shock energetico, invece, colpisce i consumi discrezionali molto più rapidamente (minimo dopo poco più di due mesi), per l’impatto quasi immediato su prezzi e potere d’acquisto. Conclusione: monitorare separatamente beni e servizi discrezionali è essenziale per valutare intensità e tempi della trasmissione degli shock.
Oggetto e metodo
Negli ultimi vent’anni l’Italia è stata colpita duramente da una sequenza di shock (Grande recessione, crisi del debito sovrano, pandemia, shock energetico) e la struttura dei consumi è cambiata sensibilmente, anche per fattori demografici. Il dibattito recente si è mosso su due assi: il diverso potenziale di crescita di beni e servizi nelle economie avanzate (con lo spostamento dai beni verso i servizi) e la distinzione tra spesa necessaria e discrezionale nella reattività agli shock. Il lavoro li combina, incrociando la ripartizione beni/servizi con la natura discrezionale o necessaria delle singole voci. L’analisi considera il paniere disaggregato in 52 voci di consumo (COICOP a tre cifre): la ripartizione beni/servizi è dell’Istat, mentre la classificazione discrezionale/necessaria segue il criterio empirico di Ceci et al. (2026), che considera necessaria una voce se l’elasticità della domanda al prezzo è sotto una certa soglia. Rientrano tra i consumi necessari energia e alimentari, oltre ai servizi essenziali legati all’abitazione e ai bisogni personali.
L’evoluzione del paniere
I servizi necessari, poco sensibili al ciclo, sono cresciuti gradualmente nel tempo. La spesa per servizi discrezionali, in calo prima della pandemia e crollata durante il Covid, nel 2024 è tornata ai livelli dei primi anni Duemila. Anche la spesa per beni, necessari e discrezionali, ha recuperato i livelli pre-pandemici, ma con dinamica debole dal 2022. Quanto ai pesi nel paniere: tra le componenti necessarie il peso dei beni è sceso di circa 5 punti percentuali a favore dei servizi, mentre il peso delle voci discrezionali è rimasto sostanzialmente invariato.
La risposta agli shock: conta solo il discrezionale
Entrambi gli shock analizzati — di politica monetaria ed energetico — provocano un calo dei consumi, ma con differenze rilevanti tra beni e servizi e tra spesa necessaria e discrezionale. Il primo risultato è netto: la risposta agli shock è interamente attribuibile alle componenti discrezionali. La spesa essenziale, per definizione poco comprimibile, non reagisce in misura significativa.
Beni e servizi: tempi diversi dopo lo shock monetario
La differenza principale è nei tempi. Dopo uno shock di politica monetaria, i servizi rispondono con un ritardo maggiore e in modo più persistente rispetto ai beni: la spesa per beni discrezionali tocca il minimo dopo circa cinque mesi, quella per servizi discrezionali solo dopo circa quindici mesi. Le spiegazioni plausibili: i beni sono più spesso finanziati a credito, quindi più sensibili nel breve alle condizioni monetarie; i servizi si aggiustano più gradualmente, riflettendo la trasmissione più lenta della politica monetaria al reddito disponibile. Molti servizi, pur discrezionali, sono ripetitivi e radicati nelle abitudini quotidiane (attività sportive e ricreative, pasti fuori casa, abbonamenti digitali, trasporti), difficili da comprimere senza un costo elevato in termini di benessere; sono inoltre meno divisibili e soggetti a costi di cambiamento (“lock-in”), che li rendono meno elastici e più persistenti.
Lo shock energetico
Uno shock energetico comporta un aggiustamento molto più rapido dei consumi — sia di beni sia di servizi — rispetto a uno shock monetario, con il minimo raggiunto in entrambi i casi dopo poco più di due mesi. La trasmissione è più veloce perché l’impatto dello shock energetico passa per la caduta del potere d’acquisto, conseguenza pressoché immediata dello shock stesso.
Le implicazioni
Dai risultati discendono alcune indicazioni. I modelli micro-fondati per la valutazione delle politiche dovrebbero incorporare la risposta più lenta e persistente dei consumi di servizi (ad esempio tramite una maggiore formazione delle abitudini o costi di switch più elevati). Serve inoltre un orizzonte di valutazione sufficientemente lungo: gli effetti delle decisioni di politica si dispiegano con ritardi rilevanti attraverso la componente dei servizi, sulla quale però incidono in modo molto persistente; un monitoraggio basato solo sui consumi aggregati rischia di sottostimare l’intensità complessiva della trasmissione. In generale, distinguere beni e servizi all’interno della spesa discrezionale è cruciale per valutare correttamente la fase ciclica e l’effettiva intensità con cui gli shock si propagano nell’economia. Classificazione JEL: E21, E32, E52, Q43.
Avvertenza: si tratta di un lavoro di ricerca. Le opinioni espresse sono degli autori e non impegnano la responsabilità della Banca d’Italia.
Documento ufficiale
Scheda del paper sul sito della Banca d’Italia (QEF n. 1044)
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