Controllo Corte dei conti sulla gestione finanziaria INAPP per il 2022 (Corte dei Conti Sez. contr. Enti n. 20 del 15.04.2025)
Principi di diritto (Massima)
Il controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria, esercitato dalla Corte dei conti ai sensi dell’art. 12 della legge n. 259 del 1958, si conclude con una relazione al Parlamento che accerta la regolarità della gestione e segnala le criticità strutturali dell’equilibrio di bilancio. La circostanza che l’ente chiuda l’esercizio in avanzo di amministrazione non esclude di per sé uno squilibrio tendenziale, quando il contributo ordinario di funzionamento non copra le spese incomprimibili di struttura e di personale e la copertura sia assicurata solo da finanziamenti esterni di durata incerta. Le criticità contabili già evidenziate in precedenti relazioni e non ancora superate integrano un’osservazione che la Corte rinnova, anche quando non alterino il risultato di esercizio né la capacità di spesa.
Il Fatto
La Corte dei conti riferisce alle Presidenze delle due Camere sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche (Inapp) per l’esercizio 2022. L’ente, già Isfol e divenuto Inapp dal 1° dicembre 2016, è un ente pubblico di ricerca sottoposto alla vigilanza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e assoggettato al controllo della Corte con le modalità dell’art. 12 della legge n. 259 del 1958.
Il rendiconto generale dell’esercizio 2022 è stato adottato dal consiglio di amministrazione e approvato dal ministero vigilante. La relazione esamina l’attività istituzionale e di ricerca, i profili organizzativi, il personale, la spesa per collaborazioni esterne e i risultati della gestione, soffermandosi sull’equilibrio tra il contributo ordinario e il costo della struttura.
La Motivazione della Corte
La Corte ricostruisce anzitutto il quadro delle fonti di finanziamento. Il contributo annuo del ministero vigilante, pari a euro 26.351.098, è rimasto invariato rispetto all’esercizio precedente e resta la fonte destinata a coprire le spese di funzionamento e le attività di istituto. Le risorse stanziate per il piano annuale delle attività ammontano complessivamente a 110,22 milioni, con un incremento di 11,78 milioni rispetto al 2021, trainato dai fondi europei e dagli altri fondi nazionali. Su questo punto la Sezione rileva una mancata conciliazione tra le risorse accertate nel piano delle attività e il corrispondente dato del rendiconto, chiarendo poi, all’esito dell’istruttoria, che la differenza è dovuta alle restituzioni di somme del programma Erasmus+ e alle loro successive riutilizzazioni.
Proprio su tale modalità contabile la Corte rinnova l’osservazione già espressa nella relazione sull’esercizio 2021: non appare appropriato rilevare in entrata la restituzione, integrale o parziale, effettuata dai soggetti beneficiari dei trasferimenti a valere sul fondo Erasmus+ azioni decentrate e assumere nuovi impegni di spesa per il loro reimpiego senza la previa rettifica o estinzione dei precedenti atti di impegno. La Sezione dà atto, tuttavia, che l’Istituto si è attivato per superare la criticità e ne prospetta la definitiva soluzione.
Sul piano organizzativo, la Corte esamina il modello che separa le funzioni di indirizzo e di ricerca, riservate al Presidente e al consiglio di amministrazione, da quelle gestionali e amministrative attribuite al direttore generale, e il sistema di misurazione della performance. Richiama la permanenza del problema della valutazione del personale dei ricercatori e tecnologi privi di incarico di coordinamento, per il quale manca ancora il decreto attuativo previsto dall’art. 74, comma 4, del d.lgs. n. 150 del 2009. Nel capitolo sul personale annota la riduzione della dotazione organica di fatto a 398 unità, con una scopertura di 91 unità, e l’aumento della spesa per redditi da lavoro dipendente dell’8,56 per cento.
La parte più significativa riguarda l’equilibrio di bilancio. La gestione 2022 chiude con un disavanzo finanziario di competenza di euro 706.036, in netto miglioramento rispetto ai -3.527.988 del 2021, e con un avanzo di amministrazione di 19,7 milioni. La Corte sottolinea però che le spese incomprimibili di personale e struttura, pari a euro 34.569.000, superano di oltre 8 milioni il contributo istituzionale. L’Istituto ha fronteggiato lo sbilancio solo con i finanziamenti esterni, ottenuti mediante convenzioni e bandi competitivi, e la Sezione ne condivide la valutazione: si tratta di fonti la cui aleatorietà non consente di superare un problema di carattere strutturale.
Infine, sui riflessi del contenzioso, l’avanzo vincolato include un accantonamento di euro 1.860.000 al fondo rischi, determinato sulla base della relazione dell’ufficio legale dell’Istituto. La Corte conferma infine l’avvenuto superamento della non corretta contabilizzazione delle poste in conto sospesi, già segnalata nelle relazioni precedenti.
Nota della Redazione
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