Le frequentazioni ambigue integrano colpa grave ostativa alla riparazione per ingiusta detenzione (Cass. pen. Sez. 4 n. 7728 del 27.02.2026)
Principi di diritto (Massima)
In tema di riparazione per l’ingiusta detenzione, il giudice di merito deve valutare in modo autonomo e completo tutti gli elementi probatori disponibili, accertando se chi ha patito la detenzione vi abbia dato causa con dolo o colpa grave. Integra gli estremi della colpa grave ostativa al riconoscimento del diritto la condotta di chi, consapevole dell’attività criminale altrui, abbia tenuto comportamenti percepibili come indicativi di una contiguità all’associazione mafiosa, quali le frequentazioni ambigue con soggetti in posizione apicale della criminalità organizzata. Il giudizio della Corte della riparazione è autonomo rispetto al giudizio di cognizione e non è inficiato dall’assoluzione, dovendo verificare se le condotte, pure inidonee a integrare il reato associativo, abbiano comunque creato una situazione che rendeva prevedibile l’intervento dell’autorità giudiziaria.
Il Fatto
La Corte di appello di Palermo ha accolto la domanda di riparazione per l’ingiusta detenzione presentata da un soggetto che era stato sottoposto a custodia cautelare per l’ipotesi di partecipazione a un’associazione di tipo mafioso, poi assolto in giudizio abbreviato con formula per non aver commesso il fatto. Il provvedimento cautelare era stato confermato dal tribunale del riesame ma annullato dalla Cassazione. La Corte della riparazione, ritenendo il quadro indiziario evanescente, ha escluso la sussistenza di condotte dolose o gravemente colpose, valorizzando l’incensuratezza dell’istante e l’equivocità dei contatti con esponenti della criminalità organizzata.
Avverso tale ordinanza ha proposto ricorso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, deducendo la mancata valutazione delle frequentazioni ambigue del richiedente con un soggetto in posizione apicale della famiglia mafiosa e della disponibilità dei locali della sua attività commerciale quale luogo di incontro di esponenti della consorteria.
La Motivazione della Corte
La Corte di cassazione ha ribadito che il giudizio del giudice della riparazione è del tutto autonomo rispetto al giudizio di cognizione, operando su piani di indagine diversi. Nel giudizio di riparazione non si accerta la sussistenza del reato, ma se la condotta dell’istante abbia dato causa alla misura cautelare, con motivazione che, se adeguata e congrua, è incensurabile in sede di legittimità.
La Corte ha richiamato il principio secondo cui integra gli estremi della colpa grave ostativa la condotta di chi, nei reati contestati in concorso, abbia tenuto comportamenti percepibili come indicativi di una sua contiguità, consapevole dell’attività criminale altrui. Nel caso di specie, la Corte della riparazione aveva minimizzato elementi oggettivi quali la disponibilità dei locali commerciali come luogo di incontro di esponenti del sodalizio, le frequentazioni abituali con il vertice della famiglia mafiosa, le conversazioni intercettate da cui emergeva che l’indagato era informato delle vicende associative e la conoscenza dei traffici illeciti dell’interlocutore.
La Corte ha rilevato che il provvedimento impugnato ha sovrapposto il piano di analisi della fattispecie di reato, irrilevante ai fini della riparazione, con quello dello scrutinio relativo alla sussistenza di comportamenti eziologicamente collegati all’intervento dell’autorità giudiziaria. Con specifico riferimento alle frequentazioni ambigue, la giurisprudenza di legittimità ha chiarito che le stesse devono essere percepite come comportamenti indicativi di contiguità al sodalizio criminale, tali da far sospettare il diretto coinvolgimento nelle attività illecite (Sez. 4, n. 574 del 05/12/2024, dep. 2025, Rv. 287302-01; Sez. 4, n. 49613 del 19/10/2018, Rv. 273996-01).
La Corte ha pertanto annullato l’ordinanza con rinvio, affinché la Corte di appello rivaluti se la condotta dell’istante, nell’offrire i propri locali come luogo di incontro tra personaggi di spicco della famiglia mafiosa, fosse idonea a configurare profili di colpa tali da rendere prevedibile il possibile intervento dell’autorità giudiziaria, confrontandosi con la sentenza assolutoria solo per verificare se le relazioni con ambienti della criminalità organizzata fossero giustificative della misura applicata.
Nota della Redazione
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