Motivazione per relationem e ricorso in cassazione avverso i provvedimenti del magistrato (Cass. pen. Sez. I n. 41392 del 23.12.2025)
Principi di diritto (Massima)
In tema di ricorso per cassazione, la mancanza assoluta di motivazione e la motivazione meramente apparente integrano il vizio di violazione di legge, deducibile a norma dell’art. 606, comma 1, lett. c), cod. proc. pen., per inosservanza dell’art. 125, comma 3, cod. proc. pen. Sono ricorribili per violazione di legge i provvedimenti del magistrato di sorveglianza adottati a seguito di richieste di modifica delle modalità di esecuzione della detenzione domiciliare, perché incidono sulla libertà personale. Non è però inesistente né apparente la motivazione che si richiama per relationem al provvedimento di rigetto dell’istanza di affidamento in prova, in punto di persistente pericolosità del condannato: la doglianza che investe solo il percorso argomentativo non deduce violazione di legge e il ricorso è inammissibile.
Il Fatto
Il condannato, in espiazione di una pena detentiva con fine pena fissato, aveva ottenuto dal Tribunale di sorveglianza la detenzione domiciliare dopo il rigetto dell’istanza di affidamento in prova al servizio sociale. In regime di detenzione domiciliare, la difesa ha chiesto al Magistrato di sorveglianza l’autorizzazione a svolgere attività lavorativa quale coltivatore diretto presso un’impresa agricola, con orario articolato tra periodo invernale ed estivo.
Il Magistrato di sorveglianza ha disatteso l’istanza richiamando per relationem la decisione del Tribunale di sorveglianza che aveva accertato la persistente pericolosità sociale del condannato. Avverso tale provvedimento la difesa ha proposto reclamo, poi riqualificato in ricorso per cassazione e trasmesso alla Corte, lamentando la carente valutazione del profilo di pericolosità.
La Motivazione della Corte
La Corte individua un profilo dirimente ed assorbente: il provvedimento del Magistrato di sorveglianza è ricorribile in sede di legittimità solo in presenza del vizio di violazione di legge. La difesa, invece, incentra la doglianza esclusivamente sul profilo della motivazione del provvedimento richiamato per relationem.
Il Collegio richiama il principio per cui la mancanza assoluta di motivazione e la motivazione meramente apparente integrano violazione di legge, deducibile ex art. 606, comma 1, lett. c), cod. proc. pen., in quanto si traduce nell’inosservanza dell’art. 125, comma 3, cod. proc. pen., che impone la motivazione a pena di nullità in conformità all’art. 111 Cost. (Sez. 1, n. 11721 del 14/03/2025, Principe, Rv. 287771 – 01).
I provvedimenti del Magistrato di sorveglianza resi a seguito di richieste di modifica delle modalità di esecuzione della detenzione domiciliare sono ricorribili per violazione di legge, trattandosi di decisioni che incidono sulla libertà personale (Sez. 1, n. 52134 del 07/11/2019, Z., Rv. 277884 – 01; Sez. 1, n. 7364 del 06/02/2025, Coco, Rv. 287623 – 01).
Nel caso concreto, tuttavia, le ragioni dell’ordinanza impugnata sono adeguatamente spiegate. La motivazione si riporta all’accertamento compiuto dal Tribunale di sorveglianza sulla pericolosità del condannato e sullo stato dell’iter trattamentale, reputando che tali elementi non consentano di accedere all’autorizzazione richiesta. La struttura motivazionale, pur costruita mediante rinvio ad altra decisione, non è perciò inesistente o apparente, mentre la critica difensiva investe soltanto il percorso argomentativo. Il ricorso è pertanto inammissibile, con condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Nota della Redazione
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