Perché il risparmio delle famiglie resta alto nell’area dell’euro: l’incertezza sul reddito e il rischio al ribasso (Banca d’Italia, QEF n. 1046/2026)

Banca d’Italia, Questioni di economia e finanza (Occasional Papers) n. 1046, luglio 2026 — “Explaining the recent dynamics of the saving rate in the euro area: evidence from the Consumer Expectations Survey”, di Guido Bulligan e Paolo Farroni.

In sintesi

Dopo il Covid il tasso di risparmio delle famiglie dell’area dell’euro è rimasto sorprendentemente alto: circa il 15% del reddito disponibile nel 2025, oltre 3 punti sopra la media pre-pandemica, a fronte del graduale rientro atteso dai previsori (BCE inclusa). Usando i microdati dell’indagine della BCE sulle aspettative dei consumatori (Consumer Expectations Survey), gli autori mostrano che parte di questa cautela dipende dall’incertezza delle famiglie sul proprio reddito futuro: a maggiore incertezza corrispondono più risparmio e minori consumi nominali. Uno shock di incertezza pari a una deviazione standard si associa a un tasso di risparmio più alto di circa mezzo punto e a consumi inferiori di circa il 4,5%. L’effetto è trainato quasi per intero dal rischio al ribasso (la probabilità di cali di reddito) e colpisce di più le famiglie a basso reddito e con vincoli di liquidità. Aggregata a livello di Paese, questa incertezza aggiunge informazione ai determinanti tradizionali del risparmio, ma migliora solo marginalmente l’accuratezza delle previsioni macroeconomiche.

Oggetto e metodo

Il lavoro affronta un enigma della ripresa post-Covid. Dopo il picco del 22% toccato durante la pandemia, il tasso di risparmio dell’area dell’euro era tornato nel 2022 vicino alla media pre-pandemica (circa il 13%), ma da allora è risalito fino al 15% del reddito disponibile nel 2025 — oltre 3 punti percentuali sopra la media di lungo periodo. Un aumento prolungato che ha sorpreso la maggior parte dei previsori, inclusa la BCE, che si attendeva un graduale ritorno ai livelli precedenti. Per individuarne le cause gli autori sfruttano i microdati dell’indagine della BCE sulle aspettative dei consumatori (Consumer Expectations Survey, CES), un panel di famiglie dell’area dell’euro condotto dalla BCE da aprile 2020. Dai dati costruiscono una misura dell’incertezza soggettiva delle famiglie sul proprio reddito e la mettono in relazione con risparmio, spesa nominale e aspettative di inflazione. Il vantaggio del dato individuale è poter distinguere le attese medie (primo momento: reddito e inflazione attesi) dall’incertezza in senso proprio (i momenti superiori, le code di rischio) e verificare se le famiglie reagiscono all’incertezza in quanto tale, e non solo alle variazioni delle attese medie.

Il canale del risparmio precauzionale

Il riferimento teorico è il risparmio precauzionale. In presenza di assicurazione incompleta e vincoli all’indebitamento, se le famiglie diventano più incerte su reddito, occupazione o potere d’acquisto attribuiscono maggior valore alle riserve liquide e riducono i consumi correnti, anche quando le attese medie restano invariate. L’incertezza incide pure sulla composizione della spesa: i beni durevoli sono i più sensibili, perché gli acquisti sono rinviabili e le famiglie adottano un atteggiamento attendista (“wait-and-see”).

Incertezza, consumi e risparmio

Coerentemente con la teoria, l’analisi trova una relazione positiva tra incertezza e tasso di risparmio e negativa tra incertezza e consumi nominali. In termini quantitativi, uno shock all’incertezza sul reddito pari a una deviazione standard si associa a un aumento del tasso di risparmio di circa 0,5 punti percentuali e a una riduzione dei consumi di circa il 4,5%. L’incertezza ha inoltre un effetto positivo sulle aspettative di inflazione: segno che la caduta dei consumi nominali riflette soprattutto una riduzione dei consumi reali, non un semplice effetto di prezzo.

Il rischio al ribasso e le famiglie vulnerabili

Scomponendo l’incertezza nelle due componenti — rischio al rialzo (possibili aumenti di reddito) e rischio al ribasso (possibili cali) — emerge che le famiglie reagiscono molto più intensamente al rischio al ribasso: è la prospettiva di perdere reddito, non quella di guadagnarne, a spingere verso il risparmio. La reazione, poi, non è uniforme. Le famiglie a basso reddito e quelle con vincoli di liquidità rispondono all’aumento dell’incertezza in misura più forte rispetto alle famiglie più abbienti e non vincolate, soprattutto quando l’incertezza è guidata dal rischio al ribasso. L’aggiustamento passa in prevalenza per una contrazione dei consumi reali.

Dal dato individuale alla previsione aggregata

Nell’ultima parte gli autori aggregano l’incertezza delle famiglie a livello di Paese e trimestre e la confrontano con gli errori di previsione dell’esercizio previsivo dell’Eurosistema (Broad Macroeconomic Projection Exercise, BMPE). Il risultato è duplice: l’incertezza aggregata contiene informazione ulteriore rispetto ai determinanti tradizionali del risparmio nazionale (reddito, ricchezza, tassi d’interesse), ma il suo apporto al miglioramento dell’accuratezza delle previsioni puntuali resta modesto. Il segnale, insomma, c’è, ma tradurlo in previsioni macroeconomiche più precise resta difficile.

Le conclusioni

Dopo la pandemia l’incertezza delle famiglie sul proprio reddito ha contribuito a tenere alto il risparmio nell’area dell’euro, in linea con il movente precauzionale. L’effetto è dominato dal rischio al ribasso e colpisce soprattutto le famiglie a basso reddito e con vincoli di liquidità, attraverso una riduzione dei consumi reali. La misura di incertezza ricavata dai microdati aggiunge informazione ai modelli aggregati, pur con benefici previsivi ancora limitati. Classificazione JEL: D12, D84, E21, D91.

Avvertenza: si tratta di un lavoro di ricerca. Le opinioni espresse sono degli autori e non impegnano la responsabilità della Banca d’Italia.

Documento ufficiale

Scheda del paper sul sito della Banca d’Italia (QEF n. 1046)

Documento integrale: scarica il PDF

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