Squilibrio strutturale dei fondi previdenziali militari e rendimenti finanziari (Corte dei Conti Sez. contr. Enti n. 108 del 17.07.2024)
Principi di diritto (Massima)
Il controllo della Corte dei conti sulla gestione finanziaria degli enti previdenziali militari accerta l’equilibrio del rapporto tra contribuzioni e prestazioni, nonché la sostenibilità dei fondi nel medio-lungo periodo. Il saldo previdenziale negativo di tutti i fondi, se neutralizzato nel breve termine dai rendimenti degli investimenti in titoli di Stato, non esime l’Ente dall’adozione di misure correttive strutturali sulle aliquote contributive e sulle aliquote di calcolo delle prestazioni. La dilazione ministeriale dei tempi di liquidazione dell’indennità supplementare non è idonea a ovviare a situazioni di squilibrio strutturale, ma fronteggia solo esigenze contingenti. Il perdurare del disallineamento tra contributi versati ed emolumenti erogati impone interventi normativi di riequilibrio e una costante verifica attuariale.
Il Fatto
La Corte dei conti riferisce al Parlamento, a norma dell’art. 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria della Cassa di previdenza delle Forze armate per l’esercizio 2022. L’Ente, ente pubblico non economico istituito nell’ambito del Ministero della difesa, deriva dall’accorpamento delle preesistenti casse militari e articola la propria attività in sette fondi previdenziali, dotati di autonomia patrimoniale e contabile.
La funzione istituzionale consiste nell’erogare agli iscritti cessati dal servizio l’indennità supplementare e, per i soli ufficiali dell’Esercito e dei Carabinieri, l’assegno speciale. Le entrate derivano dai contributi degli iscritti e dai proventi degli investimenti, senza alcun apporto finanziario esterno. Il bilancio consuntivo 2022 è stato approvato dal Consiglio di amministrazione il 4 aprile 2023, previo parere del Collegio dei revisori.
La Motivazione della Corte
La Corte rileva che il rapporto tra contribuzioni e prestazioni non assicura, nel medio-lungo termine, l’equilibrio dei fondi. Pur a fronte di un incremento delle entrate contributive del 3,08 per cento, le uscite per prestazioni registrano un aumento del 26,4 per cento, con un saldo previdenziale negativo per tutti i fondi e un risultato consolidato di -29.279.383 euro, in netto peggioramento rispetto all’esercizio precedente.
Lo squilibrio deriva dalla divaricazione tra la misura delle prestazioni e quella delle contribuzioni, nonché dai sistemi di determinazione delle prestazioni. L’elemento dell’ultima retribuzione ha subito incrementi superiori al tasso di rendimento dei capitali, generando un divario sfavorevole tra oneri e entrate. La Corte osserva che le norme degli enti preesistenti non prevedevano fondi di riserva a garanzia della futura spesa previdenziale e che il differimento dei tempi di liquidazione non si è rivelato sufficiente a contenere gli esborsi entro il gettito ordinario.
Tali fattori di squilibrio risultano allo stato neutralizzati dai rendimenti degli investimenti in titoli di Stato, pari a 33.386.779 euro, che costituiscono il 25,32 per cento delle entrate correnti accertate, sebbene in decremento del 4,03 per cento rispetto al 2021. La Corte sottolinea l’erosione del patrimonio netto, che secondo la verifica attuariale diviene negativo alla fine del periodo di proiezione, pur sostenuto da una consistenza positiva delle attività patrimoniali.
La Corte prende atto degli interventi introdotti dalla legge 29 dicembre 2022, n. 197, con effetti dal 1° gennaio 2023, che hanno modificato le aliquote contributive e di calcolo, disposto la soppressione dell’assegno speciale per gli iscritti successivi a tale data e previsto un fondo per la sostenibilità presso il Ministero della difesa. Tali misure sono valutate come coerenti con gli indirizzi già espressi dalla Sezione.
I risultati dell’esercizio evidenziano un avanzo economico consolidato di 666.767 euro, in diminuzione del 97,83 per cento, un disavanzo finanziario di 1.650.162 euro e un avanzo di amministrazione di 867.412.136 euro. La Corte raccomanda l’assunzione di ulteriori azioni correttive e la vigilanza del Collegio dei revisori sui relativi effetti.
Nota della Redazione
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