Ivass, controllo Corte dei conti sulla gestione finanziaria 2023 (Corte dei Conti Sez. contr. Enti n. 3 del 03.02.2025)
Principi di diritto (Massima)
Il controllo della Corte dei conti sulla gestione finanziaria dell’Ivass, esercitato ai sensi dell’art. 2 della legge n. 259 del 1958 e dell’art. 13 del decreto-legge n. 95 del 2012, è funzionale a riferire al Parlamento sul risultato della gestione dell’esercizio e sulle vicende di maggior rilievo intervenute successivamente. L’Istituto, ente di diritto pubblico non sottoposto a direttive di altri soggetti e non rientrante fra le amministrazioni rilevate ai fini del conto economico consolidato dello Stato, si finanzia con i contributi di vigilanza a carico di imprese e intermediari, determinati con decreti ministeriali in corrispondenza con le spese sostenute. La Sezione rileva il conseguimento di un avanzo di competenza e di un risultato economico positivi, sostenuti dalle maggiori entrate contributive, e raccomanda all’Ente di far precedere la scelta del consulente esterno da una procedura comparativa, nell’ottica del buon andamento, dell’efficacia e dell’economicità della gestione.
Il Fatto
La Sezione del controllo sugli enti della Corte dei conti ha esaminato il conto consuntivo relativo all’esercizio finanziario 2023 dell’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, trasmesso con la relazione del Presidente in adempimento dell’art. 4 della legge n. 259 del 1958. L’Istituto, operativo dal 1° gennaio 2013 in successione all’Isvap, svolge la vigilanza assicurativa in collegamento funzionale con la Banca d’Italia.
Il controllo si è articolato sull’organizzazione, sulle risorse umane, sull’attività istituzionale di vigilanza e sulla gestione economico-finanziaria, secondo le modalità confermate per l’Ivass dalla determinazione n. 14 del 2013. La relazione è destinata alle Presidenze delle due Camere del Parlamento ai sensi dell’art. 7 della legge n. 259 del 1958.
La Motivazione della Corte
La Sezione ha ricostruito anzitutto l’assetto dei contributi di vigilanza, unica fonte di finanziamento dell’attività. Su proposta di una diversa struttura di contribuzione, il Ministero dell’economia ha rideterminato le misure a carico degli intermediari con decreto del 28 luglio 2023, applicando aumenti a tutti i soggetti tenuti al versamento, con esclusione delle banche con raccolta premi pari o superiore a 100 milioni, di Poste Italiane e degli intermediari europei persone fisiche; con altro decreto di pari data ha stabilito la misura della contribuzione a carico delle imprese di assicurazione.
Sul piano finanziario, il rendiconto 2023 chiude con un avanzo di competenza positivo per 5,75 milioni, rispetto al risultato negativo di 5,11 milioni del 2022, per effetto di un incremento delle entrate complessive del 17,42 per cento, mentre le uscite aumentano in misura minore. Le entrate correnti crescono del 15,48 per cento, con i contributi di vigilanza che incidono per il 99,4 per cento. Le spese correnti aumentano dell’1,37 per cento, in particolare per i maggiori oneri per noleggio, manutenzione e assistenza informatica e per canoni di locazione.
La Sezione esamina poi la gestione dei residui attivi, pari a 3,16 milioni con un incremento del 12,67 per cento. La maggior parte è riferita a contributi non riscossi da intermediari, di cui una parte consistente risalente nel tempo: il 10,4 per cento agli esercizi 2007-2010, il 21,7 per cento agli esercizi 2011-2014, il 19,6 per cento agli esercizi 2015-2019, il 25,08 per cento agli esercizi 2020-2022 e il 23,2 per cento all’esercizio 2023. Ciò ha reso necessaria la costituzione di un Fondo svalutazione crediti di circa 2,11 milioni, detratto dai crediti iscritti nello stato patrimoniale.
Quanto al contenzioso, alla data del 31 dicembre 2023 i procedimenti pendenti sono 61, di cui 11 con richieste risarcitorie. Applicando il principio contabile Oic n. 31, l’Istituto non ha riscontrato cause con rischio di soccombenza “probabile” e non ha accantonato somme al fondo giudizi pendenti; per le cause con rischio “possibile” il risarcimento stimato è pari a 1,46 milioni, mentre per quelle con rischio “remoto” non è stato accantonato alcun importo.
Il conto economico chiude con un utile di esercizio di 2,97 milioni, rispetto alla perdita di 7,53 milioni del 2022, per effetto di ricavi in aumento del 17 per cento e di costi cresciuti del 4,14 per cento. Il patrimonio netto sale da 19 milioni di fine 2022 a 22 milioni di fine 2023. Sul piano della spesa, il costo per il personale è pari a 54,29 milioni, in lieve diminuzione dello 0,16 per cento. Infine, sui conferimenti all’esterno di incarichi, la Sezione raccomanda all’Ente di far precedere la scelta del consulente esterno da una procedura comparativa, nell’ottica del buon andamento, dell’efficacia e dell’economicità della gestione.
Nota della Redazione
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