Controllo concomitante della Corte dei conti sul Piano BUL nelle aree bianche (Corte dei Conti Coll. contr. concomitante n. 58 del 30.12.2024)

Principi di diritto (Massima)
Il controllo concomitante esercitato ai sensi dell’art. 22 del d.l. n. 76 del 2020, in continuità con l’art. 11, comma 2, della legge n. 15 del 2009, è funzionale a stimolare la corretta azione amministrativa e a prevenire ritardi che pregiudichino gli interventi di sostegno e rilancio dell’economia nazionale. Ove il Collegio accerti ritardi o carenze gestionali che non integrano la soglia di gravità prevista dalla legge, il controllo non esita nelle conseguenze tipizzate ma si traduce in raccomandazioni volte ad attivare un percorso auto-correttivo dell’Amministrazione. La reiterata produzione, da parte del concessionario, di piani di attività annuali sostitutivi di quelli precedenti, senza ponderare le variabili che incidono sull’esecuzione, non è conforme ai principi di buon andamento, efficienza, efficacia ed economicità dell’azione amministrativa. L’Amministrazione è pertanto tenuta a definire un cronoprogramma fattibile e coerente con il progresso dell’opera, in raccordo con la programmazione finanziaria, e a intensificare la vigilanza sull’investimento.

Il Fatto

Il Piano banda ultralarga nelle aree bianche (Piano BUL) figura, nel quadro programmatico 2024 del Collegio del controllo concomitante, tra gli interventi sottoposti a verifica ex art. 22 del d.l. n. 76 del 2020. L’analisi sullo stato di avanzamento al 31 dicembre 2023 aveva già rilevato una sensibile dilatazione dei tempi di realizzazione delle infrastrutture, in modalità FTTH e FWA, e ulteriori criticità, con specifiche raccomandazioni al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

I controlli sono proseguiti nel 2024 per acquisire elementi sulle misure adottate dal Ministero a seguito delle raccomandazioni e per verificare lo stato dell’infrastruttura all’1 novembre 2024. Il Magistrato istruttore ha richiesto al MIMIT di riferire su ridefinizione degli obiettivi, variazioni finanziarie, cronoprogramma, stato di realizzazione fisica e penali, impatto della scarsità di manodopera specializzata, meccanismi di claw back e criticità di sistema. Esperita l’istruttoria e acquisita la memoria finale dell’Amministrazione, la questione è giunta all’esame collegiale.

La Motivazione della Corte

Il Collegio ricostruisce la cornice finanziaria del Piano, la cui dotazione complessiva risulta pari a euro 2.970.881.729,00, e la governance attuativa, che vede il MIMIT nel ruolo di beneficiario, Infratel Italia S.p.A. quale soggetto attuatore e Open Fiber S.p.A. come concessionario. Rispetto alla precedente deliberazione, l’assetto è rimasto immutato nelle linee fondanti.

Quanto agli obiettivi temporali, il concessionario ha presentato il 7 marzo 2024 un nuovo piano per le attività residue, spostando la conclusione a settembre 2025. Il Collegio rileva tuttavia che tale pianificazione non appare attendibile, perché non considera i fattori e le criticità esecutive emersi nel monitoraggio rafforzato: la revisione dei piani tecnici regionali ha evidenziato un ulteriore slittamento di circa tre mesi nella consegna degli as built e dei collaudi, con possibilità, per alcune Regioni, di arrivare fino al 2026.

I dati sull’avanzamento fisico confermano il ritardo. In FTTH il tasso di ultimazione dei cantieri si attesta su poco meno dell’80 per cento degli ordini emessi, con differenze consistenti su base regionale; il tasso di copertura delle unità immobiliari raggiunge il 63 per cento del target finale e quello delle sedi di PA e aree industriali il 79 per cento. In FWA il progresso è più celere, ma l’incertezza sulla soluzione tecnologica alternativa rende incerta la chiusura del Piano.

Il Collegio osserva che la condotta reiterata del concessionario di produrre, in prossimità delle scadenze, un nuovo piano in sostituzione del precedente non è conforme ai principi di buon andamento ed economicità, potendo comportare un incremento dei costi non necessariamente compensato dalle penali. Sul punto rileva che, a fronte di 61,2 milioni di penali comminate al 31 ottobre 2024, solo poco meno di 2 milioni sono stati incassati e il 74 per cento delle richieste è oggetto di contestazione giudiziaria, con riduzione dei margini di enforcement.

Quanto alla scarsità di manodopera specializzata, il Collegio richiama l’importanza di iniziative coordinate con altre Autorità, nazionali o territoriali, valutando azioni similari a quelle avviate nell’ambito del PNRR. In esito, il Collegio accerta le criticità, che allo stato non integrano le conseguenze di cui all’art. 11 della legge n. 15 del 2009 e all’art. 22 del d.l. n. 76 del 2020, e formula raccomandazioni al MIMIT, disponendo la trasmissione della deliberazione al Ministero e alle Commissioni parlamentari competenti.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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