L’appello amministrativo è improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse (Cons. Stato n. 10474 del 31.12.2025)

Principi di diritto (Massima)
Nel processo amministrativo il sopravvenuto difetto di interesse alla decisione, dichiarato dalla parte che ha proposto l’appello, determina l’improcedibilità dell’impugnazione per essere il giudice stato spogliato della potestas iudicandi. La sopravvenienza estingue l’interesse alla pronuncia di merito e preclude ogni valutazione sul merito dei motivi. La declaratoria di improcedibilità non richiede l’esame delle censure originarie, perché la ragione della decisione risiede esclusivamente nel venir meno dell’interesse. Le spese possono essere compensate tra le parti quando la parte appellante lo richieda e quella appellata non si opponga.

Il Fatto

La società proprietaria di un capannone industriale aveva impugnato davanti al TAR Lombardia l’ordinanza con cui il Comune aveva intimato la cessazione dell’attività svolta dalla locataria, per violazione di una convenzione urbanistica che subordinava ogni modifica dell’attività al previo assenso del consiglio comunale.

Il TAR Lombardia aveva qualificato il provvedimento come atto meramente confermativo di una precedente ordinanza e aveva dichiarato il ricorso inammissibile. La società ha proposto appello, sostenendo la natura di atto di conferma in senso proprio e la conseguente necessità di oneri partecipativi e di istruttoria aggiornata. Nelle more, è scaduto il vincolo ventennale della convenzione.

La Motivazione della Corte

Il Collegio rileva che la parte appellante ha depositato una nota con cui dichiara il venir meno dell’interesse originario alla lite. La ragione addotta è la scadenza del vincolo ventennale impresso dalla convenzione urbanistica, intervenuta nelle more del giudizio, unitamente al lungo tempo trascorso e all’adozione del nuovo strumento urbanistico.

Da tale dichiarazione il Consiglio di Stato trae la conseguenza che il giudice è stato spogliato della potestas iudicandi. Venuto meno l’interesse alla decisione, l’appello non può essere esaminato nel merito e va dichiarato improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse.

La Corte non affronta quindi le censure sull’atto meramente confermativo, sulla natura di atto di conferma in senso proprio, sul difetto di istruttoria e sulla competenza del consiglio comunale. La decisione resta sul piano processuale: la sopravvenienza incide sull’interesse e non sul contenuto del provvedimento impugnato.

Sul piano delle spese, il Collegio applica la compensazione fra le parti, come richiesto dalla parte appellante e senza opposizione di quella appellata. La sentenza è eseguita dall’autorità amministrativa.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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