Principi di diritto (Massima) Il termine di venti giorni per la richiesta di retrodatazione dell’iscrizione nel registro delle notizie di reato ex art. 335-quater cod. proc. pen. è tassativo e decorre dalla data in cui l’indagato ha avuto facoltà di conoscere gli atti che dimostrano il ritardo, decorrenza che va rispettata anche ove la questione sia sollevata in sede di riesame. Il sequestro probatorio di copia forense di dispositivo elettronico, se adeguatamente motivato con l’indicazione delle esigenze investigative che rendono necessaria l’apprensione onnicomprensiva dei dati, non viola i principi di proporzionalità e adeguatezza. In tema di falso ideologico in atto pubblico, la dichiarazione di assenza di cause di incompatibilità, anche se resa in un atto interno, può riverberarsi sulla veridicità delle attestazioni successive e integrare la fattispecie di falso per omissione.
Il Fatto
L’indagata, componente di una Commissione d’esame per un concorso pubblico, era sottoposta a sequestro probatorio della copia forense del proprio telefono cellulare per il reato di cui agli artt. 110, 479 e 476, comma 2, cod. pen., per aver omesso di dichiarare l’esistenza di cause di incompatibilità con una candidata poi risultata vincitrice. Il pubblico ministero emetteva il decreto di sequestro il 24 febbraio 2025, notificato all’indagata il 27 febbraio 2025.
Il Tribunale di Catanzaro, in sede di riesame, respingeva la richiesta di annullamento del sequestro. Avverso l’ordinanza venivano proposti due ricorsi per cassazione, articolati complessivamente in sette motivi, concernenti: la mancata trasmissione di atti al riesame; la tempestività della richiesta di retrodatazione dell’iscrizione ex art. 335-quater; l’effetto estensivo dell’impugnazione proposta dal co-indagato; la violazione dei principi di proporzionalità del sequestro; l’insussistenza del fumus commissi delicti.
La Motivazione della Corte
La Corte dichiara il ricorso infondato e lo rigetta. Preliminarmente, richiama il principio secondo cui il ricorso per cassazione contro le ordinanze in materia di misure cautelari reali (ex art. 325 c.p.p.) è ammesso solo per violazione di legge, con la motivazione sindacabile solo nei casi di assenza totale o di mera apparenza.
Sul tema della retrodatazione dell’iscrizione (art. 335-quater), la Corte afferma che il termine di venti giorni, previsto a pena di inammissibilità, è tassativo e decorre dal momento in cui l’indagato ha avuto facoltà di prendere conoscenza degli atti che dimostrano il ritardo. Tale termine deve essere rispettato tanto nell’ipotesi in cui la richiesta sia proposta al GIP, quanto nell’ipotesi in cui sia sollevata in sede di riesame, essendo rimessa all’interessato la scelta della sede, ma nel rispetto del termine unico. Nel caso di specie, il termine di venti giorni decorreva dal 27 febbraio 2025 (data di notifica del decreto di sequestro che conteneva l’espressa indicazione del nuovo reato e il richiamo agli atti investigativi), scadeva il 19 marzo 2025, mentre l’eccezione era stata sollevata solo il 25 marzo 2025, in udienza. La Corte rigetta altresì le doglianze sulla mancata trasmissione degli atti, ritenendo il rilievo assorbito dalla decisività del termine scaduto.
Sul profilo dell’effetto estensivo dell’impugnazione proposta dal co-indagato, la Corte lo dichiara generico, non essendo stato chiarito il ruolo e la posizione del co-indagato né la sua qualità di concorrente nel medesimo reato. Inoltre, l’effetto estensivo in materia di riesame è condizionato allo svolgimento unitario del procedimento incidentale.
Quanto alla proporzionalità del sequestro probatorio onnicomprensivo, la Corte richiama il proprio recente orientamento (Sez. 5, n. 9797/2025), secondo cui non si può escludere a priori la legittimità di un sequestro che comporti l’acquisizione indiscriminata dell’intera categoria di informazioni, purché il provvedimento sia motivato con le ragioni che rendono necessario il sequestro esteso, in ragione del tipo di reato, della condotta e del ruolo attribuiti, e della difficoltà di individuare ex ante l’oggetto del sequestro. La Corte valuta che il decreto di sequestro e l’ordinanza del riesame contengano motivazioni adeguate, indicando le relazioni sentimentali, la frequentazione abituale e la collaborazione professionale tra l’indagata e la candidata, tali da giustificare l’apprensione dei dati.
Infine, sul fumus del reato di falso ideologico, la Corte ritiene la motivazione del riesame immune da censure. Richiama il principio (Sez. 5, n. 10398/2025) secondo cui hanno natura di atti pubblici anche gli atti interni che si inseriscono in un procedimento amministrativo, ponendosi come presupposto di momenti procedurali successivi. La dichiarazione di assenza di incompatibilità, ove falsa, può riverberarsi sulle attestazioni successive funzionali a dare prova della regolarità delle operazioni. Non è dirimente, in questa fase, che la condotta sia commissiva o omissiva, essendo sufficiente che il fatto storico sia riconducibile a un reato e compiutamente intellegibile.
Implicazioni Pratiche
Termine per la richiesta di retrodatazione ex art. 335-quater: il termine di 20 giorni per chiedere la retrodatazione dell’iscrizione è perentorio e decorre dalla data in cui l’indagato ha avuto la facoltà di conoscere gli atti che dimostrano il ritardo, non dalla loro effettiva conoscenza. In sede di riesame, la richiesta va proposta entro il medesimo termine, a pena di inammissibilità. L’avvocato deve verificare la data di notifica degli atti che contengono l’indicazione dei reati e il richiamo alle fonti investigative, e agire tempestivamente, anche se l’udienza di riesame è imminente.
Sequestro probatorio di copia forense e proporzionalità: il sequestro onnicomprensivo dei dati di un dispositivo elettronico è legittimo se il PM motiva, ancorché concisamente, le ragioni che rendono necessaria l’apprensione dell’intera copia, in relazione al tipo di reato, alla condotta e al ruolo dell’indagato, e alla difficoltà di individuare ex ante i dati rilevanti. La difesa, per contestare la proporzionalità, deve allegare e dimostrare quali specifici dati sensibili e irrilevanti siano stati aggrediti, non limitandosi a eccepire in astratto la genericità della motivazione.
Fumus del falso ideologico in atto pubblico per omissione: la dichiarazione di assenza di cause di incompatibilità, anche se resa in un atto interno della commissione, può integrare il reato di falso ideologico se falsa o omessa, perché si riverbera sulle attestazioni successive. In sede cautelare, non è necessaria la perfetta corrispondenza dell’addebito alla condotta realizzabile (commissiva o omissiva); è sufficiente che il fatto storico sia tipico e compiutamente intellegibile, e che l’indagato sia posto in condizioni di difendersi.
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La Cassazione ribadisce che l’idoneità degli atti nel tentativo si valuta ex ante e che il dolo omicidiario si desume da elementi sintomatici, mentre la confisca facoltativa richiede il nesso di pertinenzialità.
Il termine delle indagini decorre dall’iscrizione nel registro ex art. 335 c.p.p.; la valutazione dell’attendibilità del collaboratore e l’interpretazione delle intercettazioni sono questioni di merito non sindacabili in cassazione.
In tema di reati tributari, l’emissione di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti integra il reato di cui all’art. 8 d.lgs. n. 74/2000, anche quando la prestazione sia stata parzialmente eseguita; la transazione fiscale non vincola il giudice penale.
La Cassazione rigetta il ricorso, confermando che il differimento della pena per gravi motivi di salute richiede un bilanciamento tra le condizioni cliniche e l’attuale pericolosità sociale del condannato.
Avverso il sequestro probatorio, il ricorso per cassazione ex art. 325 c.p.p. è limitato alla violazione di legge, non estendendosi alla mera illogicità della motivazione.
La sospensione dal servizio non è di per sé idonea a escludere il pericolo di reiterazione di reati comuni, richiedendosi una valutazione concreta delle modalità del fatto.