Auto in panne in autostrada: chi può fare il soccorso (Corte cost. n. 65/2026)
La Corte costituzionale ha dichiarato non fondata la questione sull’articolo 175, comma 12, del codice della strada. Con la sentenza n. 65 del 2026 ha confermato che sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali il soccorso e la rimozione dei veicoli sono consentiti solo agli enti e alle imprese autorizzati dal proprietario della strada.
Il caso. Una persona aveva prestato soccorso a un’auto ferma su una piazzola di sosta della tangenziale di Napoli, che è un tratto della rete autostradale. Non era autorizzata dall’ente che gestisce quella strada. Il prefetto le ha ingiunto il pagamento di una sanzione amministrativa. Il destinatario ha impugnato l’ordinanza davanti al Giudice di pace di Napoli, sostenendo che chi resta in avaria può farsi assistere dalla persona o dalla ditta di propria fiducia.
Il dubbio del giudice. Il Giudice di pace ha condiviso il dubbio e ha rimesso la questione alla Corte. Riteneva che l’obbligo di autorizzazione limitasse in modo sproporzionato la libertà di iniziativa economica, perché il potere di concederla o negarla sarebbe stato rimesso alla discrezionalità dell’ente proprietario della strada, senza criteri fissati dalla legge. Riteneva violati anche l’uguaglianza tra operatori, l’imparzialità e il buon andamento della pubblica amministrazione e la libertà personale. Lamentava infine che la norma non distingue tra l’assistenza tecnica prestata in un luogo sicuro e le operazioni di traino e rimozione.
La libertà personale non c’entra. Su questo punto la Corte ha dichiarato la censura inammissibile. L’articolo 13 della Costituzione riguarda la coazione fisica sulla persona oppure gli obblighi che producono una degradazione giuridica di chi li subisce. Non poter scegliere liberamente chi presta il soccorso non rientra in nessuna delle due ipotesi. La Corte ha ricordato che obblighi più incisivi imposti per la sicurezza stradale, come cinture e casco, hanno già superato il suo esame.
L’autorizzazione non è discrezionale. Per esaminare le altre censure la Corte ha ricostruito il quadro delle regole. Il regolamento di attuazione del codice della strada individua i veicoli destinati al soccorso e ne fissa le caratteristiche costruttive e funzionali. Una direttiva del Ministero dei lavori pubblici del 1999 impone a chi rilascia l’autorizzazione di verificare la struttura organizzativa, i mezzi e il personale qualificato, di stabilire tempi e modalità di intervento e di controllarne il rispetto anche dopo il rilascio. Il potere dell’ente proprietario non è quindi libero: è vincolato a requisiti prestabiliti, e chi li possiede ottiene l’autorizzazione. La Corte ha richiamato anche la giurisprudenza amministrativa, secondo cui il regime è autorizzatorio e non concessorio: non c’è una barriera all’ingresso né una selezione tra operatori equivalenti.
Il limite della sicurezza. La limitazione all’iniziativa economica risponde a uno scopo di utilità sociale. Un veicolo fermo in autostrada e la sua rimozione sono operazioni molto pericolose, perché le velocità consentite sono superiori a quelle delle strade ordinarie e gli accessi sono meno frequenti. La protezione dell’incolumità di chi è coinvolto nella circolazione, secondo la Corte, è il limite insuperabile di ogni attività economica.
Piazzola o carreggiata non fa differenza. La Corte ha respinto anche l’idea che il regime autorizzatorio debba valere solo per il traino. La pericolosità è intrinseca all’attività di soccorso, quindi non conta il tipo di intervento né il luogo in cui viene eseguito. La sede autostradale non si riduce alle corsie di marcia e alla corsia di emergenza, ma comprende tutte le opere presenti nel percorso.
Cosa cambia in pratica. Se un’auto si ferma in autostrada, in tangenziale o su una strada extraurbana principale, il conducente non può chiamare il meccanico o il carro attrezzi di fiducia quando questi non è autorizzato dal gestore di quel tratto. Vale anche se il veicolo si trova su una piazzola di sosta e non intralcia il traffico. Chi presta soccorso senza autorizzazione rischia la sanzione amministrativa, come è accaduto nel caso deciso. Chi vuole svolgere questa attività deve chiederla e dimostrare di avere mezzi, personale e organizzazione adeguati.
Visualizza il provvedimento ufficiale: https://www.cortecostituzionale.it/scheda-pronuncia/2026/65