Controllo semestrale Corte dei conti su attuazione PNRR e ritardi strutturali (Corte dei Conti Sez. Riunite contr. n. 6 del 14.05.2025)
Principi di diritto (Massima)
La Corte dei conti, nell’esercizio del controllo sulla gestione del PNRR ai sensi dell’art. 7, comma 7, del d.l. n. 77/2021, riferisce al Parlamento con cadenza semestrale sullo stato di attuazione del Piano. Il conseguimento degli obiettivi europei, per quanto integrale, non esaurisce la valutazione dell’avanzamento: il controllo deve misurarsi anche con l’effettiva sostenibilità finanziaria e realizzativa delle misure. Il ritardo della spesa rispetto al cronoprogramma aggiornato e la concentrazione delle iniziative nella fase finale del Piano impongono una accelerazione dei tassi di progresso, la cui sostenibilità costituisce oggetto proprio del controllo. La Corte verifica, inoltre, l’adeguatezza degli strumenti di anticipazione di liquidità, che non possono essere considerati causa dei ritardi laddove erogati in misura superiore alla spesa sostenuta.
Il Fatto
La Relazione riferisce al Parlamento sullo stato di attuazione del PNRR con riferimento ai dati disponibili a febbraio 2025. Il documento analizza il secondo semestre 2024, il primo semestre 2025, l’attuazione finanziaria e realizzativa, gli indicatori comuni per il monitoraggio, il servizio idrico e gli interventi in ricerca, sviluppo e innovazione. Per il secondo semestre 2024 risultano conseguiti tutti i 67 obiettivi europei, con richiesta di pagamento della settima rata per 18,2 miliardi. Dal lato finanziario, la spesa sostenuta supera i 63,9 miliardi, pari al 32,9 per cento delle risorse del Piano e al 73 per cento del programmato entro il 2024. La questione sottoposta al controllo è la compatibilità tra il percorso di obiettivi e la capacità di spesa effettiva nelle fasi residue.
La Motivazione della Corte
Sul versante degli obiettivi, il tasso di avanzamento complessivo sale al 54 per cento, con un grado di completamento molto più intenso per le milestone (85 per cento) rispetto ai target (30 per cento). Le riforme mostrano un progresso del 69 per cento, gli investimenti del 48 per cento. La Corte dà atto del conseguimento dei principali passaggi in materia di contrattualistica pubblica, di digitalizzazione della pubblica amministrazione, di trasporto rapido di massa e di servizio idrico.
Il punto critico è finanziario. Nel 2024 l’incremento della spesa è pari a circa 18,8 miliardi, corrispondente al solo 44 per cento del previsto per l’annualità nel cronoprogramma aggiornato. Il 71 per cento delle misure si colloca sotto la soglia del 25 per cento di avanzamento della spesa. La Corte quantifica in circa 19,5 miliardi annui il progresso medio del triennio 2022-2024, e rileva che il completamento finanziario del Piano richiederebbe tassi superiori di oltre tre volte nel biennio 2025-2026.
La Corte esamina poi l’efficacia delle anticipazioni di liquidità. Il totale erogato nel periodo 2021-2024 è di 27,1 miliardi, con un tasso medio di anticipazione del 23,2 per cento. Il confronto con la spesa sostenuta restituisce una copertura del 77,4 per cento, che sale all’87 per cento includendo rimborsi e saldi. In più della metà delle misure l’anticipazione eccede la spesa: ne deduce che i ritardi non sono riconducibili a vincoli di cassa, ma ad altri fattori attuativi.
Sugli indicatori target, l’avanzamento medio è del 57 per cento rispetto ai valori europei e del 44 per cento rispetto ai valori nazionali. Restano arretrati i settori dei trasporti (circa 13 per cento) e della sostenibilità ambientale (sotto il 9 per cento). La Corte osserva che la correlazione tra ritardi dei progetti e mancato avanzamento degli indicatori è negativa ma molto debole: il profilo temporale degli obiettivi, concentrato nella parte finale del Piano, incide fisiologicamente più dell’accumulo di ritardi. Il riferimento è alla prossima revisione del Piano, i cui contenuti non sono ancora noti, e alle criticità attuative segnalate dalla Cabina di regia per 14 misure, di cui 11 con richiesta di modifica.
Nota della Redazione
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