Controllo sulla gestione finanziaria Istat: avanzo economico e tenuta dei conti (Corte dei Conti Sez. contr. Enti n. 67 del 04.06.2025)
Principi di diritto (Massima)
Il controllo della Corte dei conti sulla gestione finanziaria degli enti pubblici sottoposti alla vigilanza ai sensi dell’art. 12 della legge n. 259/1958 si conclude con una relazione riferita al Parlamento, che espone il risultato della gestione senza funzione sanzionatoria. La verifica investe la regolarità contabile, l’equilibrio economico-patrimoniale e il rispetto delle misure di contenimento della spesa. Nel caso dell’ente pubblico di ricerca, il passaggio alla contabilità economico-patrimoniale impone di rideterminare la media di riferimento 2016-2018 per il limite di spesa per acquisti, escludendo le spese censuarie e i progetti a finanziamento esterno. L’avanzo economico di esercizio e l’incremento del patrimonio netto non esonerano l’ente dalla programmazione gestionale finalizzata alla sostenibilità prospettica di bilancio.
Il Fatto
La Sezione del controllo sugli enti ha esaminato il bilancio consuntivo dell’Istituto nazionale di statistica relativo all’esercizio 2023, trasmesso con le relazioni del Presidente e del Collegio dei revisori in adempimento dell’art. 4 della legge n. 259/1958. L’Istituto è sottoposto al controllo della Corte in forza del d.p.r. 3 ottobre 1990, con le modalità dell’art. 12 della legge n. 259/1958, confermate dall’art. 14, secondo comma, del d.lgs. n. 218/2016.
Il bilancio 2023 è il secondo esercizio redatto in contabilità economico-patrimoniale, adottata in attuazione dell’art. 10 del d.lgs. n. 218/2016. La Corte ha riferito alle Presidenze delle due Camere il risultato del controllo, esaminando la struttura organizzativa, il personale, l’attività istituzionale, la gestione degli appalti, le partecipazioni societarie e i risultati contabili.
La Motivazione della Corte
Sul piano ordinamentale, la Corte ricostruisce la disciplina dell’Istat quale ente pubblico di ricerca, regolato dal d.lgs. n. 322/1989 e dallo statuto, con autonomia scientifica, statutaria, organizzativa, finanziaria e contabile. Il Collegio rileva il rinnovo degli organi nel corso del 2023 e 2024: dopo la scadenza del Consiglio e del Comstat, la procedura si è conclusa con il d.p.c.m. 4 settembre 2024; il nuovo Presidente è stato nominato con d.p.r. 30 maggio 2024.
In materia di compensi, la Corte esamina l’indennità di carica erogata al Presidente pro tempore, in quiescenza, per il periodo dal 25 febbraio al 20 marzo 2023, pari a euro 15.851,84, in virtù dell’art. 8, comma 13, del d.l. n. 13/2023. La Sezione segnala che l’Istituto ha dichiarato di non aver effettuato verifiche sul rispetto del limite retributivo di cui all’art. 23-ter del d.l. n. 201/2011, sulla base di un’autocertificazione dell’interessato priva dell’indicazione dell’importo pensionistico.
Sul personale, la Corte dà atto della consistenza di 1.898 unità a tempo indeterminato, con 133 assunzioni nel 2023, e di un costo complessivo di euro 133.050.358, in aumento rispetto ai 118.426.189 euro del 2022; il costo medio sale a 69,30 migliaia di euro, con incremento dell’1,09 per cento. Quanto alle attività censuarie, la copertura è assicurata dall’autorizzazione annua di euro 26.881.600 e dall’avanzo vincolato, con un utilizzo di avanzo censuario di 1.705.680 euro.
Sull’elenco delle amministrazioni pubbliche (Settore S13), la Corte richiama la sentenza della Corte di cassazione a Sezioni unite n. 30220/2024, che ha rimodulato il riparto di giurisdizione: alla giurisdizione contabile si affianca quella del giudice amministrativo, spettando alla prima la sola disapplicazione dell’elenco ai fini della spending review, mentre al TAR ricade l’annullamento dell’atto.
Sui risultati contabili, il totale dell’attivo è pari a 536,96 mln, con incremento delle immobilizzazioni da 84,17 a 100,21 mln e dei crediti da 21,12 a 42,74 mln; il patrimonio netto passa da 215,04 a 236,66 mln. Il conto economico chiude con un avanzo di 22,85 mln. La Corte verifica il rispetto del limite di spesa per acquisti di beni e servizi di cui all’art. 1, commi 590 e ss., della legge n. 160/2019, rideterminato in 44,9 mln escludendo censimenti e progetti vincolati, con un differenziale positivo di 10,02 mln. Le considerazioni conclusive richiamano la necessità di un’accorta programmazione gestionale a tutela della sostenibilità prospettica di bilancio.
Nota della Redazione
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