Rischio di concentrazione e condivisione nella gestione SACE (Corte dei Conti Sez. contr. Enti n. 55 del 20.05.2025)
Principi di diritto (Massima)
Il controllo della Corte dei conti sulla gestione finanziaria degli enti e delle società sottoposti al suo esame, ai sensi dell’art. 12 della legge n. 259 del 1958, non si esaurisce nella verifica della regolarità del bilancio, ma si estende alla valutazione delle scelte gestionali e dei rischi assunti. Quando l’operatività dell’ente è sostenuta da un meccanismo pubblicistico di condivisione dei rischi con lo Stato, la circostanza che l’onere economico finale ricada in larga misura sull’azionista pubblico non esonera gli organi aziendali dal presidiare l’evoluzione del portafoglio. La Corte che riscontri una marcata esposizione su pochi settori e su singole controparti deve raccomandare l’adozione di strumenti idonei a mitigare il rischio di concentrazione, segnalando la permanenza di un giudizio di vigilanza anche in presenza di risultati economici positivi. In materia di acquisti, la qualificazione dell’ente come organismo di diritto pubblico impone l’applicazione della disciplina dei contratti pubblici e, per gli affidamenti diretti, il rispetto dei principi di libera concorrenza e rotazione.
Il Fatto
La Sezione del controllo sugli enti riferisce alle Presidenze delle due Camere il risultato del controllo sulla gestione finanziaria della società per l’esercizio 2023, insieme al bilancio corredato delle relazioni degli organi di amministrazione e di revisione. Il referto esamina l’assetto azionario e i rapporti con il socio unico, gli organi sociali e i relativi compensi, la struttura organizzativa e le società del gruppo, le risorse umane, il sistema dei controlli, il contenzioso, l’attività svolta con i dati di portafoglio, la gestione economico-patrimoniale e il bilancio consolidato.
L’ultimo referto, relativo all’esercizio 2022, era stato approvato con determinazione della Sezione n. 61 del 18 aprile 2024. Nel periodo considerato la società ha continuato a operare sia nel perimetro tradizionale dell’export e dell’internazionalizzazione, sia nei programmi straordinari introdotti per fronteggiare la crisi pandemica e gli effetti della guerra russo-ucraina.
La Motivazione della Corte
Il referto ricostruisce anzitutto il quadro normativo, che ha progressivamente sovrapposto al ruolo tradizionale dell’ente un meccanismo di state account: il d.l. n. 23 del 2020 ha previsto che, dal 1° gennaio 2021, gli impegni derivanti dall’attività assicurativa e di garanzia dei rischi non di mercato siano assunti dalla società e dallo Stato nella misura, rispettivamente, del 10 e 90 per cento, con riassicurazione statale del 90 per cento degli impegni pregressi e trasferimento al Mef dei corrispondenti attivi a copertura delle riserve tecniche. La Corte osserva che tale assetto modifica radicalmente la natura dell’esposizione: la società trasferisce in larga misura i rischi assunti e, pertanto, la struttura patrimoniale ed economica riflette gli effetti di questa condivisione.
Sul versante organizzativo, il referto dà atto di un sistema di controlli interni articolato su tre livelli, con funzione di controllo di terzo livello assegnata all’internal auditing, nonché dell’aggiornamento del codice etico e del modello organizzativo ex d.lgs. n. 231 del 2001, esteso ai nuovi ambiti operativi e ai reati contro il patrimonio culturale. Il contenzioso passivo risulta composto da diciassette posizioni, mentre quello attivo comprende sei posizioni e ulteriori ventisette giudizi di recupero.
Quanto all’attività, nel 2023 il gruppo ha mobilitato risorse per 41,7 miliardi di euro, di cui 22,7 miliardi nell’operatività export e internazionalizzazione, 16,6 miliardi nel programma di garanzia a supporto delle imprese e 2,4 miliardi in ambito green new deal. L’esposizione totale al rischio della società è pari a 56,7 miliardi, in diminuzione dell’8,4 per cento rispetto all’esercizio precedente; la quota in riassicurazione scende al 75,9 per cento.
È su questo fronte che si concentra il rilievo più penetrante della Sezione. I primi cinque settori rappresentano l’83,5 per cento del portafoglio e il solo settore crocieristico incide per il 42,4 per cento, in aumento del 3,5 per cento rispetto al 2022. La Corte, preso atto del miglioramento dei risultati economici, ribadisce la necessità che gli organi aziendali e l’azionista sorveglino con attenzione l’evoluzione dei rischi, adottando azioni e strumenti idonei a mitigare il rischio di concentrazione.
Sul fronte degli approvvigionamenti, la società è qualificata come organismo di diritto pubblico ed è soggetta alla disciplina dei contratti pubblici, con vigilanza dell’ANAC. Rilevato il numero elevato di affidamenti diretti, la Sezione raccomanda il rispetto dei principi di libera concorrenza e di rotazione, tenuto conto dei criteri più stringenti introdotti dal nuovo codice, e la puntuale applicazione delle disposizioni sugli acquisti centralizzati.
Il quadro economico-patrimoniale chiude con un utile netto di 398,2 milioni di euro, in forte aumento rispetto ai 83,8 milioni del 2022, un patrimonio netto di 5,2 miliardi e un totale dell’attivo di 45,2 miliardi, che include le disponibilità di 31 miliardi giacenti sul conto di tesoreria relative al fondo a copertura degli impegni statali. Il bilancio consolidato del gruppo evidenzia un utile di 473,8 milioni, in controtendenza rispetto alla perdita dell’esercizio precedente.
Nota della Redazione
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