Controllo Corte dei conti sulla gestione finanziaria della Cassa dei dottori commercialisti (Corte dei Conti Sez. contr. Enti n. 22 del 12.02.2026)

Principi di diritto (Massima)
La Corte dei conti, nell’esercizio del controllo sulla gestione finanziaria di un ente previdenziale privatizzato quale la Cassa nazionale di previdenza e assistenza a favore dei dottori commercialisti, verifica la sostenibilità di lungo periodo del sistema previdenziale. Tale verifica si fonda sul monitoraggio del rapporto tra contributi e prestazioni e del rapporto tra iscritti e pensionati. La Corte sottolinea che la dinamica demografica, con una crescita dei pensionati superiore a quella degli iscritti e una conseguente riduzione del rapporto di dipendenza demografica, rappresenta un elemento di criticità. L’appostazione tra i crediti verso lo Stato di somme versate a titolo di contributo di solidarietà, in assenza del requisito della certezza del diritto alla restituzione, non è ritenuta corretta. La Corte raccomanda, infine, l’adozione di un’attenta attività di vigilanza sui rischi di concentrazione degli investimenti e un periodico aggiornamento delle proiezioni attuariali.

Il Fatto

La Corte dei conti ha eseguito il controllo sulla gestione finanziaria della Cassa nazionale di previdenza e assistenza a favore dei dottori commercialisti per l’esercizio 2024. La verifica ha riguardato i bilanci preventivo e consuntivo e tenuto conto della complessiva attività dell’Ente, con particolare attenzione alla situazione previdenziale ed assistenziale.

La Motivazione della Corte

L’analisi ha evidenziato come le entrate contributive siano cresciute a 1.219,4 milioni di euro (+8,55%), trainate dai contributi soggettivi ed integrativi, mentre i costi per le prestazioni istituzionali sono aumentati a 502,6 milioni di euro (+13,7%). Il saldo positivo della gestione caratteristica ammonta a 716,7 milioni, ma il rapporto contributi/prestazioni si è ridotto da 2,54 a 2,43, segnalando una tendenza strutturale. Il numero dei pensionati è aumentato a 11.894 unità (+7,9%), contro una crescita degli iscritti di sole 381 unità (+0,5%), con un peggioramento del rapporto di dipendenza demografica da 6,67 a 6,20.

Con riguardo ai fondi immobiliari Primo RE e Secondo RE, la Corte osserva che nel 2024 è proseguita la strategia di razionalizzazione del patrimonio. Il patrimonio mobiliare ha raggiunto un valore di mercato di 12.088 milioni di euro, con un rafforzamento della componente obbligazionaria. L’esercizio 2024 si è chiuso con un avanzo corrente di 1.094 milioni di euro. Il patrimonio netto ammonta a 12.518 milioni di euro.

La Corte torna a segnalare che permane l’iscrizione tra i crediti verso lo Stato di 3.535.781 euro per i versamenti effettuati dal 2014 al 2019, a fronte di un accantonamento al fondo svalutazione crediti di pari importo. Secondo la Sezione, tale appostamento non è corretto, non essendovi il requisito della certezza del diritto alla restituzione, questione rimessa all’esito del giudizio pendente innanzi al Tribunale civile di Roma. Inoltre, la Corte rileva che non risultano pubblicati i propri referti nella sezione “amministrazione trasparente” del sito dell’Ente, raccomandandone la pubblicazione.

Relativamente al bilancio tecnico, la Corte rileva scostamenti positivi per i contributi soggettivi ed integrativi, ma sottolinea la necessità di aggiornamenti frequenti delle proiezioni attuariali, considerando la dinamica demografica in peggioramento e il possibile impatto di fattori congiunturali. La gestione della spesa per il personale e per le prestazioni esterne ha mostrato segnali di miglioramento, ma la sostenibilità di lungo periodo richiede un monitoraggio costante dei rischi assunti.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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