Inammissibile il ricorso che non indica l’interesse alla correzione de plano (Cass. pen. Sez. VII n. 34456 del 22.10.2025)
Principi di diritto (Massima)
La correzione de plano dell’errore materiale, disposta senza fissazione della camera di consiglio e senza avviso alle parti, integra una nullità di ordine generale ex art. 178 cod. proc. pen., deducibile con il ricorso per cassazione soltanto se il ricorrente indichi il concreto interesse a partecipare all’udienza camerale. La doglianza che non prospetti un esito favorevole in sede di giudizio di rinvio è inammissibile per carenza d’interesse. Il vizio di motivazione è aspecifico quando sollecita una rilettura degli elementi di fatto riservata al giudice di merito. Il motivo che non indica gli elementi posti a base della censura non soddisfa i requisiti dell’art. 581, comma 1, lett. c) cod. proc. pen.
Il Fatto
Due imputati ricorrono con unico atto avverso la sentenza della Corte d’Appello di Trieste, che ha parzialmente riformato la decisione del Tribunale di Gorizia. La responsabilità era stata confermata per il delitto di minaccia aggravata quanto a uno dei ricorrenti e per il delitto di violazione di domicilio per entrambi.
I ricorrenti propongono quattro motivi: violazione di legge processuale per la correzione disposta con procedura ex art. 130 cod. proc. pen. e per il divieto di reformatio in pejus; vizio di motivazione in ordine alla utilizzabilità delle dichiarazioni della parte civile e alla mancata rinnovazione dell’istruttoria; mancata concessione di circostanze attenuanti, generiche o della provocazione; violazione dell’art. 344-bis cod. proc. pen.
La Motivazione della Corte
Il primo motivo è dichiarato inammissibile per carenza d’interesse. La Corte territoriale, con ordinanza all’esito della procedura ex art. 130 cod. proc. pen., aveva corretto il dispositivo adottando una decisione più favorevole all’imputato, riducendo la pena a seguito dell’assoluzione per un capo. Il ricorrente non spiega quale interesse concreto avrebbe a ottenere l’annullamento.
Sul punto la Corte richiama Sez. I n. 20984 del 23/06/2020, Zampollo, Rv. 279219-01, secondo cui l’adozione de plano del provvedimento di correzione di errore materiale comporta una nullità di ordine generale ex art. 178 cod. proc. pen., deducibile in cassazione solo se il ricorrente indichi un concreto interesse a partecipare all’udienza camerale; principio confermato da n. 28085 del 2019, Rv. 277247-01.
Il secondo motivo è aspecifico. Anche a ritenere non utilizzabili le dichiarazioni della parte civile, la responsabilità è fondata sulla narrazione di un familiare, dettagliatamente riportata quanto ai fatti e al riconoscimento degli imputati. La doglianza chiede una rivalutazione nel merito non consentita, richiamandosi Sez. 6 n. 27429 del 4/7/2006, Lobriglio; Sez. 6 n. 47204 del 7/10/2015, Musso; Sez. U n. 47289 del 24/9/2003, Petrella; Sez. U n. 24 del 24/11/1999, Spina. La rinnovazione dell’istruttoria in appello è istituto di carattere eccezionale, esperibile solo se il giudice ritenga di non poter decidere allo stato degli atti, secondo Sez. U n. 12602 del 17/12/2015, Ricci, Rv. 266820.
Il terzo motivo è generico per indeterminatezza, perché privo dei requisiti dell’art. 581, comma 1, lett. c) cod. proc. pen.: a fronte di una motivazione logicamente corretta, non indica gli elementi alla base della censura.
Il quarto motivo è manifestamente infondato. La disposizione invocata trova applicazione per i soli procedimenti di impugnazione aventi a oggetto reati commessi a far data dal 1 gennaio 2020, come previsto dall’art. 2, comma 3, della legge n. 134 del 2021. Nel caso di specie i reati si sono consumati il 6 ottobre 2018, sicché la norma processuale non è applicabile. I ricorsi sono dichiarati inammissibili, con condanna alle spese processuali, al versamento di euro tremila in favore della Cassa delle ammende e alla rifusione delle spese della parte civile liquidate in euro 1.500,00 oltre accessori.
Nota della Redazione
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