Rigenerazione urbana PNRR: obiettivi ridotti, coperture da individuare (Corte dei Conti Sez. contr. gestione Stato n. 51 del 26.02.2024)
Principi di diritto (Massima)
In sede di controllo sulla gestione delle amministrazioni pubbliche, ai sensi dell’art. 3, comma 4, legge 14 gennaio 1994, n. 20, e dell’art. 7, comma 7, d.l. 31 maggio 2021, n. 77, la Corte dei conti valuta economicità, efficienza ed efficacia dell’acquisizione e dell’impiego delle risorse del PNRR. Il controllo non si esaurisce nella verifica della regolarità delle singole procedure, ma investe la coerenza tra dotazione finanziaria, traguardi intermedi e finali e capacità amministrativa dei soggetti attuatori. Quando la revisione del Piano riduce gli obiettivi e la provvista, l’amministrazione titolare è tenuta a individuare sollecitamente fonti sostitutive, ad adeguare la normativa e la manualistica e ad assicurare che i soggetti attuatori non versino in difficoltà finanziarie o contrattuali. Il mero apprestamento di presidi organizzativi e di sistemi di monitoraggio non supplisce alla mancanza di copertura delle opere escluse dal finanziamento europeo.
Il Fatto
La Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato ha esaminato la misura M5C2-I2.1 del Piano nazionale di ripresa e resilienza, destinata a investimenti in progetti di rigenerazione urbana volti a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale. L’intervento è a titolarità del Ministero dell’Interno e si rivolge agli enti locali con popolazione superiore a 15.000 abitanti.
La misura include le analoghe azioni già previste dalla legge di bilancio 2020 e incrementa la disponibilità complessiva. Il rapporto esamina lo stato di avanzamento al 31 dicembre 2023, alla luce della revisione del Piano intervenuta con la decisione di esecuzione del Consiglio europeo dell’8 dicembre 2023.
La Motivazione della Corte
La Corte ricostruisce anzitutto il quadro finanziario. Con i decreti interministeriali del 30 dicembre 2021 e del 4 aprile 2022 sono stati finanziati circa 2.300 progetti in favore di 640 enti, per un importo assegnato di circa 4,2 miliardi di euro, superiore alla quota PNRR di 3,3 miliardi, grazie all’art. 28 del d.l. 1° marzo 2022, n. 17. La decisione di revisione ha però ridotto la dotazione a circa 1,9 miliardi e ha riscritto il target finale, fissando il completamento di almeno 1.080 progetti entro il secondo trimestre 2026.
Sul piano attuativo, i soggetti attuatori erano tenuti alla stipula del contratto di affidamento dei lavori entro il 30 luglio 2023. L’aumento dei costi dei materiali e la pubblicazione dei nuovi prezzari regionali hanno indotto l’amministrazione a concedere proroghe. Alla data del rapporto risultano aggiudicati circa 1.115 interventi entro il termine della milestone italiana del terzo trimestre 2023, mentre sono state inoltrate 1.052 istanze di proroga.
Quanto alle erogazioni, l’ulteriore tranche del 20 per cento è stata corrisposta per 151 interventi, per circa 53,9 milioni di euro, in favore degli enti che hanno caricato sul sistema ReGiS la richiesta di rimborso e la documentazione richiesta. Il Ministero ha introdotto una funzionalità di early warning sul rischio di ritardo, che stima in via automatizzata il potenziale scostamento del progetto.
Le tabelle sui rendiconti di progetto, estratte dal sistema ReGiS, evidenziano che non risultano attualmente impegni e che sono stati effettuati, probabilmente, solo anticipi di pagamento. La Corte osserva quindi che, a fronte di un apparato organizzativo e gestionale idoneo a governare e monitorare la misura, residua l’opportunità di individuare formalmente e con la massima sollecitudine le nuove risorse da impiegare al posto di quelle del PNRR, di adeguare previsioni gestionali e manualistiche e di adottare le ulteriori misure necessarie affinché i soggetti attuatori non si trovino in difficoltà finanziarie o contrattuali.
Nota della Redazione
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