Indennità di occupazione d’urgenza calcolata fino al deposito dell’indennità di esproprio (Cass. civ. Sez. I n. 6961 del 16.03.2025)
Principi di diritto (Massima)
L’indennità di occupazione d’urgenza, essendo volta a compensare il proprietario per la mancata disponibilità del bene, va calcolata fino alla data dell’effettivo deposito dell’indennità di esproprio, e non fino alla data di emissione del decreto di espropriazione. L’acquisizione della proprietà in capo alla pubblica amministrazione costituisce l’effetto di una fattispecie complessa, nella quale il decreto di espropriazione è integrato dal pagamento del giusto prezzo del bene. La data di corresponsione dell’indennità di espropriazione coincide con quella del deposito presso la Cassa depositi e prestiti, che produce effetti liberatori per l’espropriante.
Il Fatto
I proprietari di un fondo sito in Senigallia hanno proposto opposizione avverso la stima delle indennità dovute per l’espropriazione dell’immobile, disposta per la realizzazione dei lavori di ampliamento della terza corsia dell’autostrada A14 Bologna-Bari-Taranto. La Corte d’appello di Ancona, accogliendo l’opposizione, ha determinato le indennità dovute, liquidando quella per l’occupazione d’urgenza in relazione al periodo intercorso tra l’immissione nel possesso del fondo e il deposito dell’indennità definitiva.
La società espropriante ha proposto ricorso per cassazione, censurando la determinazione dell’indennità di occupazione in relazione al periodo successivo all’emissione del decreto di esproprio. Il ricorso, avviato alla trattazione in camera di consiglio, è stato rinviato alla pubblica udienza per la novità della questione.
La Motivazione della Corte
La ricorrente ha denunciato la violazione e falsa applicazione degli artt. 20, 22-bis e 50 del d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327, sostenendo che l’indennità di occupazione, in quanto volta a compensare il pregiudizio derivante dal mancato godimento del fondo, è dovuta fino alla data di emissione del decreto di esproprio, che determina la perdita della proprietà.
La Corte ha ritenuto il motivo infondato, richiamando l’orientamento già espresso in una serie di precedenti conformi (Sez. I n. 32415 del 2019, n. 13203 del 2020, n. 21476 del 2022, n. 15535 del 2023, n. 18672 e 18679 del 2024). Secondo tale indirizzo, l’indennità di occupazione d’urgenza va calcolata sino alla data dell’effettivo deposito dell’indennità di esproprio, momento che conclude la fattispecie complessa di acquisizione della proprietà.
A sostegno di tale conclusione la Corte ha osservato che l’acquisizione della proprietà da parte della pubblica amministrazione è l’effetto di una fattispecie complessa, nella quale il decreto di espropriazione, pur avendo ruolo determinante, è integrato dal pagamento del giusto prezzo a norma dell’art. 37, comma primo, del d.P.R. n. 327 del 2001. L’indennità di occupazione ha la funzione di compensare il proprietario fino a quando detta fattispecie non si sia perfezionata con il deposito dell’indennità.
La Corte ha precisato che la data di corresponsione dell’indennità di espropriazione non coincide con quella del pagamento effettivo, ma con quella del deposito presso la Cassa depositi e prestiti, che produce effetti liberatori per l’espropriante. Ha inoltre rilevato che, ai sensi dell’art. 26, comma sesto, del d.P.R. n. 327 del 2001, lo svincolo delle somme depositate richiede la collaborazione dell’espropriato.
Può quindi ritenersi superato il precedente contrario invocato dalla ricorrente (Sez. I n. 19758 del 2017), che si ricollegava all’orientamento formatosi sotto la vigenza dell’art. 70 della legge 25 giugno 1865, n. 2359 e dell’art. 20 della legge 22 ottobre 1971, n. 865. Tale principio si pone oggi in contrasto con il tenore letterale del comma quinto dell’art. 22-bis del d.P.R. n. 327 del 2001. Il ricorso è stato pertanto rigettato, senza regolamento delle spese processuali per la mancata costituzione degli intimati.
Nota della Redazione
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