Plateatici, diniego vincolato e onere di impugnare subito i pianini (TAR Veneto n. 464 del 25.02.2026)

Principi di diritto (Massima)
Le deliberazioni con cui la Giunta comunale approva i piani di occupazione del suolo pubblico (i c.d. “pianini”) e individua i soggetti destinatari delle relative concessioni sono atti immediatamente precettivi e direttamente lesivi delle posizioni degli operatori economici del settore. Esse vanno pertanto impugnate nel termine perentorio di sessanta giorni dalla pubblicazione all’albo pretorio, ai sensi dell’art. 41, comma 2, cod. proc. amm., restando esclusa la necessità dell’intermediazione di un atto applicativo. Ne consegue che il ricorso proposto avverso il solo provvedimento di diniego è inammissibile per originaria carenza di interesse, poiché l’atto applicativo è vincolato nell’an e nel quomodo. L’onere di impugnativa non viene meno per la natura generale o regolamentare dell’atto, né può farsi dipendere dalle mutevoli esigenze imprenditoriali dei singoli.

Il Fatto

La società ricorrente gestisce una struttura ricettiva alberghiera in Venezia, abilitata alla somministrazione di alimenti e bevande ai soli avventori alloggiati. Intendendo ampliare l’offerta di tale servizio complementare, ha chiesto la concessione di suolo pubblico nelle adiacenze della parete esterna dell’albergo, per collocarvi tavolini, sedie e ombrelloni.

Il Comune di Venezia, dopo aver preavvisato dell’intenzione di denegare e aver ricevuto le osservazioni della società, ha respinto l’istanza per due ragioni autonome: l’assenza di una previsione pianificatoria che consentisse l’occupazione in adiacenza alla struttura e il difetto di titolo per un’attività di somministrazione aperta al pubblico. La società ha impugnato la determina di diniego insieme agli atti presupposti, tra cui le delibere di Giunta che avevano approvato i “pianini” e i criteri per l’arredo urbano. Il Comune ha eccepito la tardività e il difetto di interesse.

La Motivazione della Corte

Il Tribunale affronta anzitutto l’eccezione di tardività. Le delibere di Giunta impugnate risultano ritualmente pubblicate all’albo pretorio comunale per quindici giorni consecutivi, ai sensi dell’art. 124 del D.Lgs. n. 267/2000. L’impugnativa, notificata il 7 marzo 2025, è perciò irricevibile avendo superato il termine perentorio di sessanta giorni decorrente dalla scadenza delle rispettive pubblicazioni.

Il Collegio passa poi all’esame della determina di diniego, ritenendola inammissibile per originaria carenza di interesse ad agire. Si applica il principio per cui la mancata e tempestiva impugnazione degli atti presupposti, immediatamente lesivi, priva di interesse il ricorso proposto avverso gli atti consequenziali o esecutivi.

Il Tribunale ricostruisce la natura delle prescrizioni contestate. È con la delibera che approva il pianino aggiornato di Campo Santa Maria Formosa che è stata omessa ogni area concedibile dinanzi alla struttura alberghiera, rendendo automatico il rigetto di una richiesta in tal senso. È l’allegato alla delibera del 2015, contenente i criteri regolamentari per l’occupazione di suolo pubblico nella Città antica ed estuario, a escludere espressamente le attività ricettive non titolari di autorizzazione alla somministrazione aperta al pubblico. La stessa delibera del 2024, invocata dalla ricorrente, ha confermato l’esclusione, salvo per le attività già concessionarie ante 2015.

Si tratta, osserva il Collegio, di prescrizioni analitiche e puntuali, che conformano le pretese dei richiedenti senza lasciare margini di discrezionalità all’Amministrazione, vincolata ad applicarle. L’atto applicativo è dunque necessariamente vincolato nell’an e nel quomodo. Il Tribunale dichiara di dare continuità al proprio precedente, richiamato nel testo, che aveva già escluso la necessità dell’intermediazione di un atto applicativo.

Non convince la tesi difensiva secondo cui l’interesse all’uso dello spazio esterno sarebbe sorto solo quando la società ha inteso valorizzare l’attività alberghiera. La previsione di termini perentori risponde a esigenze di certezza del diritto, che non possono farsi dipendere dalle mutevoli esigenze dei singoli imprenditori. Il ricorso è quindi irricevibile quanto alle delibere e inammissibile quanto al diniego. Le spese seguono la soccombenza.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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