Audizione sul Documento programmatico di finanza pubblica 2025 (Corte dei Conti Sez. Riunite contr. n. 18 del 07.10.2025)

Principi di diritto (Massima)
Nel primo anno di applicazione della rinnovata governance economica europea, il Documento programmatico di finanza pubblica deve contenere l’articolazione delle misure di prossima adozione nella manovra e dei relativi effetti finanziari, come imposto dalle risoluzioni parlamentari. Un Documento che si limiti a enunciare le priorità di intervento, rinviando al successivo Documento programmatico di bilancio per il dettaglio, non assolve alla funzione di vera e propria programmazione e si riduce a mero aggiornamento del quadro tendenziale. Spetta al Parlamento approvare un documento potenzialmente non vincolante ai fini degli impegni assunti in sede europea, con conseguenze sull’equilibrio del rapporto tra Governo e Camere. La riduzione del deficit al 3 per cento del Pil nel 2025, pur positiva, non esime dalla puntuale illustrazione dei fattori sottostanti la previsione.

Il Fatto

La Corte dei conti, Sezioni riunite in sede di controllo, è chiamata a esprimere valutazioni sul Documento programmatico di finanza pubblica 2025, primo atto della rinnovata governance europea, destinato alle Commissioni riunite Bilancio del Senato e della Camera. Il Documento sostituisce la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza e reca, per il triennio 2026-2028, l’aggiornamento delle previsioni a legislazione vigente, il quadro programmatico, l’articolazione delle misure della manovra e lo stato degli impegni di riforma e investimento del Piano strutturale di bilancio.

La Corte interviene anzitutto su aspetti istituzionali, segnalando che l’ordinamento contabile si sta adattando alle nuove regole europee in attesa della riformulazione della legge di contabilità. Il nodo è il vincolo di conformità del successivo Documento programmatico di bilancio rispetto al DPFP, in un assetto in cui le risoluzioni parlamentari ammettono una comunicazione agli organismi europei di un documento costruito anche alla luce dell’approvazione parlamentare.

La Motivazione della Corte

Sul piano del contenuto, la Corte rileva un disallineamento tra il Documento e le risoluzioni parlamentari di settembre. Il punto 1, lettera c), dell’atto d’indirizzo richiede l’articolazione delle misure di prossima adozione e dei relativi effetti finanziari. Il DPFP fornisce invece indicazioni generiche, limitandosi a riepilogare le priorità: riduzione del carico sui redditi di lavoro, rifinanziamento del fondo sanitario, stimolo alle imprese, sostegno alla natalità, mantenimento degli investimenti pubblici al 3,4 per cento del Pil. L’impatto complessivo è stimato in 0,7 punti di Pil medi annui, coperto per circa il 60 per cento dal lato delle spese, senza specificare la natura degli interventi.

Sul fronte dei conti, il quadro migliora rispetto ad aprile. Il deficit tendenziale 2025 scende al 3 per cento del Pil, in miglioramento di 0,4 punti sul 2024, grazie alla crescita nominale del prodotto e alla contrazione di oltre 5,1 miliardi del deficit. Il saldo primario passa dal +0,5 al +0,9 per cento. La spesa netta, introdotta dal Regolamento UE n. 1263/2024, resta conforme agli impegni nel 2024 e nel 2025, mentre nel triennio successivo se ne discosta, superando lievemente la traiettoria del Piano nel 2026 e restandone sotto nel 2027 e 2028.

Sul debito pubblico il rapporto scende al 134,9 per cento nel 2024, quasi un punto sotto il livello del Piano. La Corte apprezza la riduzione dei tassi a lungo termine, ma segnala la scelta, non adeguatamente motivata, di non dare conto dell’andamento tendenziale del rapporto debito/Pil e di offrire solo valutazioni programmatiche. L’effetto rimbalzo dell’aggiustamento stock-flussi ammonta a circa 131 miliardi nel periodo 2024-2027.

Una delle questioni centrali attiene al rischio di confusione tra l’obiettivo intermedio della spesa netta e l’obiettivo finale della sostenibilità del debito. La Corte sottolinea che gli interventi vanno calibrati di volta in volta, senza escludere, ove il ciclo lo consenta, rallentamenti di spesa più intensi di quelli corrispondenti agli impegni europei. Il quadro informativo resta incompleto: i fattori sottostanti la previsione tendenziale sono esposti solo a livello aggregato, rendendo difficile una ricostruzione approfondita delle dinamiche.

La Corte conclude che il buon andamento dei conti lascia spazi molto stretti per politiche espansive. Serve mantenere il controllo sui conti pubblici, selezionare con attenzione gli interventi e puntare su misure capaci di rilanciare la crescita e la produttività, evitando che il Documento resti un mero aggiornamento del quadro tendenziale anziché un vero strumento di programmazione.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

Condividi:

Articoli simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *