Autorizzazione paesaggistica per balcone non sana l’intero edificio (TAR Sardegna n. 467 del 03.03.2026)

Principi di diritto (Massima)
La volontà dell’amministrazione può essere espressa in forma implicita solo quando emerga senza perplessità un collegamento tra l’atto adottato e la determinazione che si pretende ricavare, tale che quest’ultima risulti l’unica conseguenza ragionevolmente possibile della presupposta manifestazione di volontà. L’autorizzazione paesaggistica rilasciata per la realizzazione di un balcone non può essere interpretata come sanatoria implicita dell’intero fabbricato, ove l’istruttoria abbia avuto ad oggetto il solo intervento richiesto e non anche opere realizzate in epoche diverse sulla base di distinti titoli autorizzativi, difettando il requisito dell’univocità e contrastando con il principio di tipicità e nominatività degli atti amministrativi. È inammissibile il motivo di ricorso con cui si censura il mancato esame di una sanatoria paesaggistica “ora per allora” mai richiesta all’amministrazione.

Il Fatto

Un proprietario di un fabbricato sito in zona soggetta a vincolo paesaggistico ex art. 142 d.lgs. 42/2004 impugnava la nota regionale di improcedibilità dell’istanza di accertamento di compatibilità paesaggistica. L’immobile era stato realizzato negli anni sulla base di diversi titoli edilizi, tra cui concessioni rilasciate negli anni Settanta e Ottanta senza il prescritto nullaosta paesaggistico. Il ricorrente aveva ottenuto nel 2013 un’autorizzazione paesaggistica per la realizzazione di un balcone, ritenendo che tale atto legittimasse l’intero manufatto.

La Motivazione della Corte

Il TAR ha respinto il primo motivo di ricorso, escludendo che l’autorizzazione paesaggistica del 2013, relativa al solo balcone, potesse implicare la regolarità paesaggistica dell’intero edificio. Il Collegio ha richiamato il principio per cui la volontà dell’amministrazione può esprimersi in forma implicita solo quando l’atto adottato sia univocamente collegato alla determinazione che si pretende ricavare, richiamando Consiglio di Stato, Sez. IV, 14 gennaio 2025, n. 237. Nel caso di specie la Soprintendenza si era espressa esclusivamente sull’oggetto dell’istanza, senza svolgere alcuna istruttoria sull’intero manufatto, realizzato in epoche diverse e in virtù di distinti titoli autorizzativi, sicché la tesi della sanatoria implicita contrasta con il principio di tipicità e nominatività degli atti amministrativi.

Quanto al secondo motivo, il Collegio ne ha rilevato l’inammissibilità, poiché il ricorrente non aveva mai richiesto all’amministrazione una sanatoria paesaggistica “ora per allora” per le opere prive di nullaosta, né aveva fornito i necessari elementi istruttori. La Regione si era correttamente limitata a dichiarare l’improcedibilità dell’istanza per carenza delle pregresse autorizzazioni paesaggistiche.

Il ricorso è stato conseguentemente rigettato in parte e dichiarato in parte inammissibile, con compensazione delle spese di lite per la particolarità della fattispecie.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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