Controllo Corte dei conti sulla gestione finanziaria dell’EPPI per il 2022 (Corte dei Conti Sez. contr. Enti n. 18 del 04.03.2025)

Principi di diritto (Massima)
Il controllo della Corte dei conti sulla gestione finanziaria degli enti previdenziali privatizzati, ai sensi dell’art. 3, comma 5, del d.lgs. n. 509 del 1994 e dell’art. 7 della legge n. 259 del 1958, non si esaurisce nella verifica della regolarità contabile, ma investe l’equilibrio di medio e lungo periodo della gestione previdenziale, valutato anche mediante il bilancio tecnico attuariale. L’ente deve assicurare l’equilibrio di bilancio con provvedimenti coerenti alle indicazioni del bilancio tecnico, redatto con periodicità almeno triennale. Il referto accerta i risultati economico-patrimoniali dell’esercizio, il rapporto tra contributi e prestazioni, la sostenibilità degli investimenti e la gestione dei crediti contributivi. La Corte raccomanda il costante monitoraggio degli scostamenti tra ipotesi attuariali e andamenti reali, nonché una più efficace gestione del credito contributivo per scongiurarne la prescrizione.

Il Fatto

La Sezione del controllo sugli enti ha esaminato il bilancio consuntivo dell’Ente di previdenza dei periti industriali e dei periti industriali laureati (EPPI) relativo all’esercizio 2022, insieme alle relazioni degli organi amministrativi e di controllo. L’Ente, fondazione di diritto privato costituita nel 1997, gestisce la previdenza obbligatoria degli iscritti agli albi professionali e, in via assistenziale, eroga l’indennità di maternità-paternità, sussidi, prestiti chirografari e mutui ipotecari. Il conto consuntivo 2022 è stato approvato dal Consiglio di indirizzo generale il 27 aprile 2023. Il precedente referto riguardava l’esercizio 2021.

La gestione esaminata chiude con un avanzo di esercizio e con un patrimonio netto in crescita, ma il risultato economico subisce una contrazione rispetto all’anno precedente. È su questo scarto tra solidità patrimoniale e peggioramento del risultato che si concentra la valutazione della Corte.

La Motivazione della Corte

Sul piano della gestione previdenziale, la Corte rileva che nel 2022 il contributo soggettivo cresce e le prestazioni pensionistiche aumentano del 14,68 per cento. Il rapporto contributi/prestazioni si attesta a 2,88, superiore a quello del 2021, confermando un saldo positivo. Il rapporto tra il valore dei fondi a copertura delle pensioni in essere e le relative rate erogate nell’anno è pari a 12, ben oltre il parametro di 5 previsto dal d.lgs. n. 509 del 1994.

L’esercizio 2022 si chiude con un avanzo di 32.821.345 euro, in diminuzione del 44,63 per cento rispetto al 2021. Tale contrazione è ascritta al forte aumento dei costi, in particolare delle rettifiche di valore, cresciute per effetto della maggiore imposta sostitutiva sul patrimonio mobiliare e dell’IRES di competenza sui dividendi accreditati.

Sul fronte patrimoniale, gli investimenti ammontano a 1.670 milioni di euro a valore contabile e a 1.717 milioni a valore di mercato, con plusvalenze non realizzate per 47,54 milioni e un rendimento contabile lordo dell’1,64 per cento. La Corte ribadisce che la scelta di allocare le risorse verso asset a non elevato rischio va correlata alla peculiarità della gestione del risparmio previdenziale, orientata a una redditività idonea ad assicurare la sostenibilità del regime in un orizzonte di medio e lungo termine.

La Sezione si sofferma poi sui crediti contributivi, che nel 2022 costituiscono il 9,13 per cento delle attività patrimoniali e incidono per il 15,97 per cento sul fondo di accantonamento dei contributi soggettivi e integrativi. Pur prendendo atto dei risultati conseguiti, la Corte raccomanda di perseguire una più efficace gestione dei crediti, verificarne costantemente i presupposti di permanenza in bilancio e scongiurare la prescrizione, visti l’elevato importo e l’ampio arco temporale cui si riferiscono.

Infine, sul bilancio tecnico attuariale al 31 dicembre 2020, le proiezioni mostrano un sostanziale equilibrio economico-finanziario con un avanzo tecnico di circa 512 milioni sul periodo di 50 anni. Il saldo previdenziale resta positivo fino al 2036 e poi assume segno negativo; il saldo totale è sempre positivo ma decresce dal 2032 al 2054. La Corte raccomanda il costante monitoraggio degli scostamenti tra ipotesi attuariali e andamenti effettivi, al fine di mantenere l’equilibrio di medio e lungo termine.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

Condividi:

Articoli simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *