Finanziamenti alle filiere agricole: assenza di governance e di rendicontazione (Corte dei Conti Sez. contr. gestione Stato n. 93 del 16.12.2024)
Principi di diritto (Massima)
Il controllo sulla gestione dei fondi destinati alle filiere agricole non può prescindere dalla verifica della corrispondenza tra gli obiettivi programmatici e i risultati conseguiti. I provvedimenti attuativi che finanziano i singoli settori produttivi, senza predeterminare obiettivi gestionali e senza imporre requisiti soggettivi di appartenenza alla filiera, non realizzano una politica di filiera in senso tecnico. Il soggetto gestore chiamato all’istruttoria e all’erogazione è tenuto a restituire all’amministrazione titolare un ritorno informativo finanziario e gestionale; in sua assenza, il trasferimento dei fondi esaurisce l’attività di governance e non consente la riconciliazione tra le risorse trasferite e le spese effettivamente sostenute. La mancata attivazione di piani di gestione separati per ciascun settore impedisce la rappresentazione contabile della spesa per filiera.
Il Fatto
La Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato ha condotto l’indagine “Interventi a sostegno delle filiere agricole” per verificare la governance esercitata dal Masaf sullo stato di attuazione della normativa di sostegno. Nel triennio 2020-2022 il legislatore ha stanziato ripetutamente risorse su distinti fondi: il Fondo per la competitività delle filiere agricole, il Fondo emergenziale per le filiere in crisi del settore zootecnico, il Fondo per lo sviluppo e il sostegno delle filiere agricole, della pesca e dell’acquacoltura e il Fondo per la tutela e il rilancio delle filiere apistica, brassicola, della canapa e della frutta a guscio.
Nel periodo 2020-2023 le filiere ordinarie sono state finanziate per 700 milioni di stanza, a fronte di 328 milioni di impegni di competenza e 498 milioni di pagamenti totali. Diversi interventi risultano indirizzati al medesimo settore da parte di provvedimenti finanziari differenti, con duplicazioni di finanziamento.
La Motivazione della Corte
Il Collegio rileva che i decreti attuativi non contengono alcun riferimento ai requisiti di qualificazione soggettiva e oggettiva del beneficiario ai fini dell’appartenenza alla filiera. Il decreto sul Fondo per la competitività delle filiere agricole impone la stipula di un contratto di filiera triennale per il solo comparto maidicolo, ma non richiama la disciplina dell’art. 66 della legge n. 289/2002. Il nomen juris impiegato appare fuorviante: il contratto tipico finanzia spese di investimento in conto capitale successive alla delibera di concessione, mentre quello previsto dal decreto indennizza danni da Covid rispetto a spese anche di parte corrente e anteriori alla delibera.
La Corte censura l’assenza di una cornice programmatica di settore. Le finalità eterogenee dei decreti non appaiono perseguibili in concreto, considerato il limitato importo degli stanziamenti e la mancata indicazione di obiettivi specifici per ciascun settore. Il finanziamento della filiera del latte bufalino registra un mancato utilizzo dello stanziamento iniziale: a fronte di 4 milioni di euro stanziati, le erogazioni ammontano a 1,3 milioni, con circa 691 mila euro trasferiti e non rendicontati.
Il Collegio sottolinea che dall’attività istruttoria non è emersa la governance esercitata dal Masaf sull’istruttoria delle pratiche effettuata da Agea. Il Dipartimento non ha assegnato al soggetto gestore obiettivi programmatico-gestionali, né ha prodotto prospetti di concordanza tra le risorse trasferite e quelle rendicontate come pagate alle filiere. I sistemi di rendicontazione RGS-Cdc riportano soltanto gli estremi di pagamento delle risorse trasferite, non le spese sostenute.
La Corte rileva, inoltre, che non sono stati attivati piani di gestione contabile per singolo settore all’interno dei capitoli di spesa. Tale omissione non consente di rappresentare la rendicontazione per ciascun settore finanziato. Il sistema contabile rendiconta il dato del capitolo del fondo, ma non le risorse stanziate e spese per ogni settore interno al fondo.
Quanto al regime degli aiuti, i provvedimenti del 2020 operano prevalentemente in regime “de minimis”; quelli del 2021-2022 in base al Quadro temporaneo Covid; quelli del 2023 in base al regime per la crisi russo-ucraina. Il Collegio evidenzia infine che i decreti attuativi non sono reperibili a fonti aperte, mentre le istruzioni operative di Agea risultano strutturate e dettagliate. La filiera agroalimentare DOP-IGP presenta profili di criticità tecnico-contabile per l’eterogeneità degli obiettivi, non apparendo le spese di comunicazione e promozione configurabili quali spese in conto capitale.
Nota della Redazione
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