Interconnessioni nel sistema finanziario italiano: esposizioni dirette contenute, ma i titoli di Stato sono la vera esposizione comune tra banche, fondi e assicurazioni (Banca d’Italia, QEF n. 1050/2026)
Banca d’Italia, Questioni di economia e finanza (Occasional Papers) n. 1050, luglio 2026 — “Interconnectedness in the Italian financial sector: banks, investment funds and insurance companies”, di V. Michelangeli, S. Sacco, V. Bado, V. De Chiara, G. Eramo, F. Ficarola, I. Mavilia, C. Miani, I. Quaglia, G. Reale, F. Sciarretta, R. Scimone e L. Sigalotti.
In sintesi
Il lavoro mappa le interconnessioni — tramite prestiti e strumenti finanziari — tra banche, fondi di investimento e imprese di assicurazione italiane, e tra questi intermediari e l’economia reale, nel periodo 2019-2025. Le esposizioni dirette reciproche tra i tre comparti sono contenute; le banche restano legate soprattutto a famiglie e imprese non finanziarie tramite i prestiti. La vera fonte di vulnerabilità sistemica è indiretta: i portafogli sovrapposti, dominati dai titoli obbligazionari e in particolare dai titoli di Stato italiani, detenuti da tutti i comparti. Le posizioni infragruppo, se escluse, riducono sensibilmente il grado di interconnessione misurato, soprattutto per i gruppi bancari.
Oggetto e dati
Il paper appartiene alla collana Occasional Papers della Banca d’Italia ed è realizzato con la collaborazione dell’IVASS. Non è un provvedimento né un orientamento di vigilanza: è un’analisi a fini di monitoraggio del rischio sistemico. Gli autori costruiscono un dataset granulare che mappa prestiti ed esposizioni in titoli tra i settori finanziari e verso l’economia reale, rispondendo a tre domande: quanto sono rilevanti le interconnessioni nel sistema italiano, come sono evolute nel tempo e in quali attività e istituzioni le sovrapposizioni di portafoglio sono più marcate.
La mappa delle interconnessioni
Banche. Nel 2025 i prestiti a famiglie e imprese non finanziarie rappresentano rispettivamente circa il 23% e il 18% dell’attivo; l’interbancario è il 10%, in larga parte infragruppo. Le esposizioni dirette verso assicurazioni (prestiti allo 0,2%) e fondi (circa 0,6%, in prevalenza fondi chiusi/AIF) sono modeste, pur essendo circa raddoppiate dal 2019.
Assicurazioni. Detengono il maggiore portafoglio titoli e sono i principali investitori in quote di fondi (circa il 30% dell’attivo nel 2025, dal 24% del 2019, per l’espansione dei prodotti unit-linked). Oltre due terzi delle quote di fondi si riferiscono però a contratti unit- o index-linked, in cui il rischio di investimento è a carico degli assicurati.
Fondi di investimento. Detengono quote rilevanti di titoli emessi da imprese non finanziarie (26% dell’attivo), banche (12%) e altri fondi (13%); l’esposizione verso le assicurazioni è minima.
Titoli di Stato. Sono una componente significativa dell’attivo di tutti e tre i comparti: banche al 16% nel 2025 (dal 14%), assicurazioni al 31% (dal 40% del 2019, per gli effetti di rivalutazione dopo lo shock dei tassi del 2022), fondi intorno al 30%.
I portafogli sovrapposti e il rischio sistemico
Il contributo più rilevante è sui portafogli sovrapposti (overlapping portfolios): quando più istituzioni detengono gli stessi titoli, i loro bilanci si legano attraverso i co-movimenti dei prezzi, aprendo canali di contagio indiretto anche in assenza di esposizioni dirette. Data la magnitudine contenuta delle esposizioni dirette nel sistema italiano, gli autori ritengono che il contagio via portafogli sovrapposti possa avere un ruolo critico in un esercizio di stress a livello di sistema.
Le misure di similarità lo confermano. La cosine similarity indica che la principale fonte di preoccupazione sono i titoli obbligazionari — coerentemente con l’ampia quota di titoli di Stato detenuta da tutti — mentre azioni e quote di fondi risultano largamente non correlate. L’indice di Jaccard è moderato sia per le azioni sia per le obbligazioni, con un lieve aumento nel tempo per queste ultime. Per le quote di fondi entrambi gli indici sono su livelli bassi, a segnalare sovrapposizioni limitate.
Il ruolo dei gruppi
L’esame delle posizioni infragruppo mostra che una parte ampia delle esposizioni interbancarie e verso gli intermediari finanziari non bancari è interna ai gruppi: escluderle riduce marcatamente numero e peso delle interconnessioni, in particolare per i gruppi bancari, che agiscono da stabilizzatori interni. I prestiti interbancari infragruppo delle banche sono scesi dal 10,2% al 5,5% dell’attivo tra il 2019 e il 2025, anche per la semplificazione delle architetture societarie di alcuni gruppi (tra le operazioni più rilevanti citate: integrazione di Banca IMI in Intesa Sanpaolo, acquisizione e incorporazione di UBI Banca in Intesa Sanpaolo, acquisizione di Banca Carige da parte di BPER).
Le conclusioni degli autori
Emergono forti dipendenze cross-settore — le assicurazioni come principali detentori di quote di fondi, i fondi con quote rilevanti in titoli di imprese non finanziarie, le banche collegate all’economia reale tramite i prestiti — ma l’esposizione comune dominante è quella ai titoli obbligazionari, in particolare ai titoli di Stato italiani. Le posizioni infragruppo, interne ai gruppi, attenuano il grado di interconnessione effettivo. I risultati offrono indicazioni per rafforzare il monitoraggio del rischio sistemico; gli autori indicano estensioni future (fondi esteri, disaggregazione geografica, depositi e derivati). Classificazione JEL: G21, G23, G32, G18.
Avvertenza: si tratta di un lavoro di ricerca. Le opinioni espresse sono degli autori e non impegnano la responsabilità delle istituzioni di appartenenza (Banca d’Italia e IVASS).
Documento ufficiale
Scheda del paper sul sito della Banca d’Italia (QEF n. 1050)
Provvedimento integrale: scarica il PDF