Il sistema finanziario italiano come rete multilivello: nucleo bancario, assicurazioni connettori, fondi in periferia — e un contagio potenziale in pochi passi (Banca d’Italia, QEF n. 1049/2026)
Banca d’Italia, Questioni di economia e finanza (Occasional Papers) n. 1049, luglio 2026 — “Interconnectedness in the Italian financial sector: a multilayer network analysis”, di V. Michelangeli, S. Sacco, V. Bado, V. De Chiara, G. Eramo, F. Ficarola, I. Mavilia, C. Miani, I. Quaglia, G. Reale, F. Sciarretta, R. Scimone e L. Sigalotti.
In sintesi
Il lavoro analizza la struttura del sistema finanziario italiano nel periodo 2019-2025 con un approccio di “rete multilivello” (multilayer network), combinando tre tipi di intermediari — banche, assicurazioni e fondi di investimento — e quattro tipi di strumenti (prestiti, azioni, obbligazioni, quote di fondi). La rete ha un nucleo incentrato sulle banche, con le assicurazioni come connettori intermedi e i fondi come ampia periferia. Pur restando complessivamente stabile il numero degli intermediari, i legami tra settori diversi (cross-sector) pesano sempre di più sul totale delle connessioni. La rete è rada ma presenta proprietà di “piccolo mondo” (small-world): il contagio può propagarsi rapidamente, in pochi passaggi. I consolidamenti producono spostamenti strutturali temporanei, ma l’architettura complessiva resta notevolmente stabile nel tempo.
Oggetto e metodo
Il paper appartiene alla collana Occasional Papers della Banca d’Italia, realizzato con la collaborazione dell’IVASS. Non è un provvedimento né un orientamento di vigilanza: è un’analisi metodologica a fini di monitoraggio del rischio sistemico. Gli autori dichiarano di essere i primi ad analizzare il lato dell’attivo degli intermediari finanziari italiani con un modello di rete multilivello, incrociando due dimensioni — tipo di istituzione (banche, assicurazioni, fondi) e tipo di strumento (prestiti, azioni, obbligazioni, quote di fondi) — per ottenere dodici distinti “layer” di relazioni finanziarie. L’analisi risponde a tre domande: quali sono i tratti più rilevanti della rete finanziaria italiana, come è evoluta nel tempo e quali eventi ne hanno determinato cambiamenti significativi, anche se talora temporanei. Si considerano solo le esposizioni dirette, senza applicare il look-through per carenza di dati.
L’architettura della rete
La rete finanziaria italiana è un sottoinsieme piccolo ma strutturato dell’economia. Emerge un nucleo incentrato sulle banche: le esposizioni principali sono i prestiti bancari (la maggiore classe di attivo, in calo costante dal 2022 per fusioni/incorporazioni, deleveraging, domanda di credito più debole e ricomposizione verso i titoli) e le obbligazioni bancarie, accanto alla crescita delle quote di fondi in mano alle assicurazioni. Le banche mostrano un elevato grado di interconnessione interna (prestiti interbancari, posizioni in obbligazioni e azioni di altre banche); assicurazioni e fondi hanno esposizioni intra-settore molto più contenute, con l’eccezione delle azioni tra assicurazioni e delle quote tra fondi. I legami cross-sector rappresentano una quota crescente delle connessioni totali, a conferma del loro ruolo nella trasmissione degli shock.
Le proprietà topologiche e il rischio sistemico
La densità della rete è molto bassa e stabile in tutti i layer: è un grafo rado, con struttura persistente di nucleo-periferia. Nonostante ciò, la rete ha proprietà di piccolo mondo. Il diametro dell’intero sistema resta pari a 7: due nodi qualsiasi distano al massimo sette collegamenti, quindi uno shock può attraversare l’intera rete in non più di sette passaggi. La lunghezza media del cammino minimo resta sotto 3: in media si passa da un intermediario a un altro in meno di tre passi. È il punto centrale per il rischio sistemico: pur essendo la rete dispersa, gli intermediari non sono lontani in termini di distanza reticolare, e anche shock modesti possono raggiungere rapidamente molte istituzioni.
Stabilità e consolidamenti
Il numero complessivo di intermediari resta ampiamente stabile, ma le dinamiche settoriali divergono: i consolidamenti tra banche e assicurazioni sono compensati dall’espansione del comparto dei fondi di investimento. Gli episodi di consolidamento si associano a spostamenti strutturali significativi ma temporanei; l’architettura complessiva della rete rimane invece notevolmente stabile lungo tutto il periodo.
Le conclusioni degli autori
L’analisi conferma un nucleo incentrato sulle banche, legami cross-sector rilevanti e una struttura rada ma di “piccolo mondo”, che insieme plasmano la potenziale propagazione degli shock. Gli autori indicano che le metriche introdotte possono servire alle autorità di vigilanza come strumenti pratici per monitorare i cambiamenti nella struttura del sistema, e prospettano estensioni future (analisi al netto delle esposizioni infragruppo, legame tra perdite in crisi e caratteristiche topologiche, estensione alle imprese non finanziarie). Classificazione JEL: G21, G22, G23, G18.
Avvertenza: si tratta di un lavoro di ricerca. Le opinioni espresse sono degli autori e non impegnano la responsabilità delle istituzioni di appartenenza (Banca d’Italia e IVASS).
Documento ufficiale
Scheda del paper sul sito della Banca d’Italia (QEF n. 1049)
Provvedimento integrale: scarica il PDF