Rimborso spese legali al magistrato assolto: serve nesso strumentale con l’ufficio (Cons. Stato n. 6815 del 04.09.2026)
Principi di diritto (Massima)
Il rimborso delle spese legali previsto dall’art. 18 del d.l. 25 marzo 1997, n. 67, convertito con modificazioni dalla legge 23 maggio 1997, n. 135, presuppone che il processo subito dal dipendente statale, conclusosi con l’esclusione della sua responsabilità, abbia ad oggetto fatti e comportamenti teleologicamente preordinati all’adempimento del servizio o di obblighi istituzionali. Il beneficio è escluso quando emerge un conflitto di interessi tra dipendente e amministrazione di appartenenza, o quando la condotta è stata posta in essere solo in occasione dell’attività lavorativa. Il parere dell’Avvocatura dello Stato, di natura obbligatoria e vincolante, può valutare la condotta accertata in sede penale anche al diverso fine di verificare la sussistenza del nesso di strumentalità, senza che ciò integri un illecito sindacato sulle valutazioni del giudice penale. Il giudizio di connessione va formulato in concreto e non in astratto.
Il Fatto
Gli eredi di un magistrato chiedono al Ministero della Giustizia il rimborso delle spese di difesa sostenute dal de cuius nel procedimento penale conclusosi con assoluzione, quantificate in € 108.271,15. L’amministrazione, sulla base dei pareri negativi dell’Avvocatura distrettuale, rigetta l’istanza rilevando che dalla vicenda processuale emerge un quadro critico nei rapporti del magistrato con la polizia giudiziaria.
Il TAR Lazio accoglie parzialmente il ricorso e annulla il provvedimento di rigetto, ritenendolo appiattito sul parere dell’Avvocatura e contraddetto dalla positiva valutazione espressa dal CSM per la nomina a magistrato di Cassazione. Il Ministero appella; gli eredi propongono appello incidentale autonomo sulle domande di condanna al pagamento e al risarcimento del danno da ritardo.
La Motivazione della Corte
Il Collegio respinge l’eccezione di incompetenza territoriale: la domanda è proposta dagli eredi e non dal pubblico dipendente, con conseguente operatività dell’art. 13, comma 1, cod. proc. amm. e competenza del TAR Lazio sede di Roma.
Nel merito l’appello principale è accolto. La valutazione dell’Avvocatura dello Stato è espressamente prevista dall’art. 18 del d.l. n. 67/1997, che le attribuisce un peculiare potere valutativo sull’an e sul quantum del rimborso. Il parere di congruità ha natura obbligatoria e carattere vincolante, come affermato da Cons. Stato, sez. II, n. 2587 del 28 marzo 2025.
Il beneficio presuppone un nesso di strumentalità tra l’adempimento del dovere e il compimento dell’atto. Esso è escluso quando la condotta è stata posta in essere meramente in occasione dell’attività lavorativa, oppure quando si configura un conflitto di interessi con l’amministrazione, o ancora quando l’attività è stata svolta nell’interesse proprio del dipendente. La Corte richiama Cons. Stato, sez. II, n. 3515 del 5 aprile 2023 e Cons. Stato, sez. VII, 10 febbraio 2022.
La valutazione di connessione deve essere formulata in concreto. Nel caso di specie l’operato del magistrato è risultato non conforme alle norme di diligenza e non rispondente agli interessi dell’amministrazione, configurandosi un interesse non istituzionale. La positiva valutazione per la nomina a magistrato di Cassazione non è conferente: non è in discussione il percorso professionale, ma la verifica dei presupposti del rimborso.
Quanto all’appello incidentale, l’accoglimento del gravame principale impone il rigetto. Non si configura alcun danno da ritardo, non spettando gli importi richiesti. Il quesito rimesso all’Adunanza Plenaria con ordinanza n. 8018 del 13/10/2025 non è pertinente, avendo il Collegio ravvisato la congruità della motivazione del parere. Le spese del doppio grado sono compensate per la peculiarità della vicenda.
Nota della Redazione
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