Spese di assistenza stragiudiziale non risarcibili se superflue (Cass. civ. Sez. III n. 18596 del 08.07.2025)
Principi di diritto (Massima)
Le spese di assistenza legale stragiudiziale sostenute dal creditore costituiscono danno emergente, ma la loro risarcibilità è esclusa quando si rivelino superflue, per non aver assicurato al soggetto assistito una tutela più rapida di quella conseguibile mediante l’ordinario adempimento del debitore. Il giudizio sull’utilità dell’attività professionale è accertamento di fatto, insindacabile in sede di legittimità. Il principio si fonda sul potere del giudice di escludere dalla ripetizione le spese eccessive o superflue (art. 92, primo comma, cod. proc. civ.) e sul canone di buona fede, che impone di salvaguardare l’utilità della controparte nei limiti del proprio apprezzabile sacrificio.
Il Fatto
Il ricorrente, creditore di un Trattamento di Fine Servizio (TFS) nei confronti dell’INPS, aveva agito davanti al Giudice di pace per ottenere il risarcimento del danno corrispondente alla somma pagata al proprio avvocato per l’assistenza stragiudiziale, prestata tramite una e-mail di messa in mora inviata all’Istituto il 3 settembre 2015. Il Giudice di pace aveva accolto la domanda.
In grado d’appello il Tribunale di Bari, con sentenza n. 2822 del 2022, ha riformato la decisione e rigettato la domanda. Il Tribunale ha rilevato che la delibera di riconoscimento del TFS era stata adottata dall’INPS il 4 settembre 2015, il giorno immediatamente successivo alla messa in mora, e che su tale determinazione l’attività di assistenza stragiudiziale non aveva avuto alcuna influenza. Il ricorrente ha proposto ricorso per cassazione con cinque motivi.
La Motivazione della Corte
La Corte esamina congiuntamente i primi due motivi, con cui il ricorrente contesta la declaratoria di inammissibilità di un preteso appello incidentale sulle spese di primo grado. I motivi sono inammissibili: lo stesso ricorrente riferisce di avere chiesto al Tribunale una nuova statuizione sulle spese di primo grado, distinta da quella del giudizio d’appello. Tale domanda di riforma della statuizione sulle spese integra un gravame incidentale, a prescindere dalla formulazione di specifici motivi.
Il terzo, quarto e quinto motivo attengono alla statuizione principale di rigetto. La Corte li dichiara inammissibili. Anzitutto la doglianza sulla violazione delle regole probatorie in tema di responsabilità contrattuale è aspecifica, perché la ratio della decisione impugnata non esclude l’inadempimento dell’INPS, ma nega la risarcibilità della peculiare voce di danno emergente costituita dalle spese di assistenza stragiudiziale, reputate non necessarie e superflue.
Quanto al vizio motivazionale, la Corte rileva che la motivazione del Tribunale è esistente, coerente e perspicua: non ricorre alcuna delle gravi lacune che, dopo la riformulazione dell’art. 360, n. 5, cod. proc. civ., consentono il sindacato di legittimità sulla motivazione (Cass., Sez. Un., n. 8053 e n. 8054 del 2014).
La doglianza sull’asserita utilità dell’intervento professionale tende invece a ottenere un accertamento di merito alternativo, insindacabile in sede di legittimità. Il Tribunale ha tratto argomento dalla circostanza che la delibera era stata adottata il giorno successivo alla messa in mora, all’esito di delineati passaggi procedimentali, per affermare che l’attività difensiva non aveva assicurato una tutela più rapida. L’applicazione del principio di irrisarcibilità delle spese superflue risulta coerente con un orientamento consolidato (Cass. n. 9400 del 1999; Cass. n. 14594 del 2005; Cass. n. 9548 del 2017; Cass. n. 1444 del 2021). Il ricorso è dichiarato inammissibile.
Nota della Redazione
Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.