Contributo delle Regioni alla finanza pubblica: norme salve (Corte cost. n. 152/2025)
La decisione. La Corte costituzionale ha respinto il ricorso della Regione Campania contro alcune norme della legge di bilancio 2025, la legge n. 207 del 2024. Restano in vigore sia il contributo alla finanza pubblica chiesto agli enti territoriali, sia la riduzione di alcuni finanziamenti statali per investimenti: le questioni sono state dichiarate in parte inammissibili e per il resto non fondate.
Che cosa prevedono le norme. Le Regioni a statuto ordinario devono assicurare un contributo aggiuntivo alla finanza pubblica: 280 milioni di euro per il 2025, 840 milioni per ciascun anno dal 2026 al 2028 e 1.310 milioni per il 2029. Il riparto avviene per accordo tra le Regioni stesse; se l’accordo manca decide un decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, in proporzione alla spesa corrente dell’ultimo rendiconto, escluse la sanita’ e i diritti sociali. Il denaro non viene versato allo Stato: resta nel bilancio dell’ente, accantonato in un fondo su cui non si possono assumere impegni. A fine anno il fondo, per gli enti in disavanzo, serve a ripianare piu’ in fretta il disavanzo; per gli enti con conti in pareggio o in avanzo puo’ finanziare investimenti. Altre due norme impugnate tagliano di 200 milioni per gli anni dal 2028 al 2030 i contributi ai Comuni per la messa in sicurezza di edifici e territorio e cancellano dal 2027 le assegnazioni per investimenti alle Regioni.
Il caso. La Regione Campania sta recuperando un disavanzo risalente al 2015 con un piano di rientro che pesa sui bilanci per oltre centoventotto milioni di euro l’anno. Ha impugnato quelle norme sostenendo che lo Stato le avesse imposto un sacrificio nuovo, che si somma a quelli in corso, senza verificarne la sostenibilita’ e senza sentire le Regioni. Contestava anche la disparita’ di trattamento: le Regioni in disavanzo non possono usare il fondo per investire, quelle in equilibrio si. Erano richiamati gli articoli 3, 53, 81, 97, 117, 119 e 120 della Costituzione.
Il ragionamento della Corte. Il richiamo all’articolo 53 e’ stato dichiarato inammissibile: le norme non istituiscono tributi. Nel merito la Corte ha ritenuto che lo Stato si sia limitato a fissare l’importo complessivo e la durata di cinque anni, lasciando alle Regioni la scelta delle spese da contenere: sono quindi principi di coordinamento della finanza pubblica, non norme di dettaglio. Rispetto ai contributi precedenti, qui le risorse non escono dal bilancio regionale. Sulla leale collaborazione la Corte conferma che la Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica va coinvolta per evitare tagli decisi al buio; il ricorso e’ comunque respinto perche’ la sentenza che aveva rivolto quella sollecitazione al legislatore e’ stata depositata il 6 dicembre 2024, quando le audizioni parlamentari sulla manovra si erano gia’ svolte. La Corte avverte pero’ che per la prossima legge di bilancio quel coinvolgimento e’ indefettibile e che lo Stato non potra’ piu’ giustificarsi con i tempi stretti. Il criterio della spesa corrente e’ un dato oggettivo e la Regione non ne ha proposto uno alternativo. Legittime anche le conseguenze del mancato accantonamento: l’importo va solo appostato l’anno dopo, mentre l’aumento del dieci per cento colpisce chi non trasmette i dati di consuntivo.
Il punto piu’ delicato. La Corte riconosce che vietare del tutto alle Regioni in disavanzo di usare il fondo per investimenti e’ un meccanismo troppo rigido, che rischia di allargare i divari infrastrutturali tra territori. Non lo dichiara illegittimo, ma sollecita il legislatore a rivedere quella regola gia’ dalle prossime annualita’, permettendo anche a queste Regioni di destinare parte del contributo agli investimenti. I tagli ai finanziamenti statali sono stati salvati anche perche’ scattano solo dal 2027.
Cosa cambia in pratica. Nulla viene annullato. Le somme accantonate restano nel bilancio della propria Regione o del proprio Comune, ma dove i conti sono in disavanzo servono a ridurre il debito e non a finanziare nuove opere. Le indicazioni della Corte riguardano il futuro: sentire le Regioni prima della prossima manovra e rendere meno rigido il vincolo sugli investimenti.
Visualizza il provvedimento ufficiale: https://www.cortecostituzionale.it/scheda-pronuncia/2025/152
Nota della Redazione
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