Opere d’arte sotto 13.500 euro: il vincolo resta possibile (Corte cost. n. 160/2025)
La decisione. La Corte costituzionale ha esaminato l’articolo 65, comma 4-bis, secondo periodo, del codice dei beni culturali (decreto legislativo n. 42 del 2004). Ha dichiarato inammissibili alcune censure e non fondate le altre: quella norma non limita il potere dell’amministrazione di dichiarare l’interesse culturale di un’opera che si vuole esportare con la procedura semplificata.
La norma. Per l’uscita definitiva di un oggetto d’arte dall’Italia il codice prevede regimi diversi. Se la cosa e’ gia’ bene culturale dichiarato, l’uscita e’ vietata. Se e’ opera di autore non piu’ vivente, risale a oltre settanta anni e vale piu’ di 13.500 euro, serve un’autorizzazione preventiva. Se vale meno di 13.500 euro basta una dichiarazione dell’interessato all’ufficio di esportazione. Il periodo finito davanti alla Corte stabilisce che l’ufficio, «qualora reputi che le cose possano rientrare tra quelle di cui all’articolo 10, comma 3, lettera d-bis)», avvia il procedimento per la dichiarazione dell’interesse culturale, che si conclude entro sessanta giorni. La lettera d-bis riguarda le cose di interesse eccezionale per l’integrita’ del patrimonio culturale della Nazione.
Il caso. Una societa’ aveva acquistato a un’asta, per 9.000 euro, una miniatura antica raffigurante una Madonna con bambino. Per trasferirla all’estero ha presentato la dichiarazione semplificata: autore non piu’ vivente, esecuzione oltre settanta anni prima, valore sotto la soglia. L’ufficio di esportazione ha pero’ avviato il procedimento di vincolo e il Segretariato regionale per la Liguria del Ministero della cultura ha dichiarato il dipinto di interesse culturale particolarmente importante: l’ipotesi della lettera a) dell’articolo 10, comma 3, non quella della lettera d-bis. Il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio ha annullato gli atti e il Ministero ha proposto appello al Consiglio di Stato.
Il dubbio sollevato. Il Consiglio di Stato ha letto la norma come un limite sostanziale: nel procedimento semplificato il vincolo sarebbe apponibile solo per l’interesse eccezionale della lettera d-bis e non negli altri casi dell’articolo 10, comma 3. Da qui un regime illogico e una disparita’ di trattamento, perche’ la stessa cosa sarebbe tutelabile in modo diverso a seconda che il proprietario abbia o no avviato la pratica di esportazione, oltre alla lesione della tutela del patrimonio storico e artistico e del buon andamento. Chiedeva alla Corte di cancellare l’inciso «lettera d-bis».
Il ragionamento della Corte. Le censure fondate sugli articoli 9, primo comma, e 97, secondo comma, della Costituzione sono inammissibili: l’ordinanza le enuncia senza spiegare perche’ la norma li violerebbe. Respinta anche la richiesta della societa’ di rinvio alla Corte di giustizia dell’Unione europea: riguardava un problema diverso, la soglia dei 13.500 euro, estraneo a questa decisione. Sul resto la Corte ha seguito una strada interpretativa. La parola «qualora» puo’ significare anche «nel caso, tra gli altri, in cui». Letta cosi’, la disposizione non dice quando il vincolo puo’ essere apposto, ma come si procede. Tre elementi lo confermano: la collocazione in un comma di regole procedurali; il collegamento con la parte successiva, che fissa il termine finale; il fatto che il regime semplificato riguarda opere disomogenee quanto alla possibilita’ di essere vincolate. Il periodo esprime quindi due regole. La prima attribuisce all’ufficio di esportazione il compito di avviare il procedimento anche quando la decisione finale spetta all’organo centrale del Ministero. La seconda dimezza il termine di conclusione, da centoventi a sessanta giorni: e’ il punto di equilibrio tra la protezione del patrimonio e il sacrificio imposto alla proprieta’ e all’impresa, per non far svanire le occasioni di vendita all’estero. Con questa lettura i dubbi cadono: l’interesse culturale resta dichiarabile in tutte le ipotesi dell’articolo 10, comma 3, qualunque sia l’occasione in cui l’amministrazione intercetta il bene.
Cosa cambia in pratica. Chi presenta la dichiarazione semplificata per esportare un’opera di valore inferiore a 13.500 euro non e’ al riparo dal vincolo. L’amministrazione puo’ dichiarare l’interesse culturale in tutti i casi previsti dal codice e da quel momento scatta il divieto di uscita. In cambio deve decidere entro sessanta giorni. Il giudizio davanti al Consiglio di Stato prosegue sugli altri profili.
Visualizza il provvedimento ufficiale: https://www.cortecostituzionale.it/scheda-pronuncia/2025/160
Nota della Redazione
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