Acquisizione area ulteriore all’abuso richiede motivazione e calcolo (TAR Sicilia n. 2167 del 22.07.2026)
Principi di diritto (Massima)
L’acquisizione gratuita al patrimonio comunale, prevista dall’art. 31, comma 3, d.P.R. n. 380/2001, opera di diritto e automaticamente allo scadere del termine fissato nell’ordinanza di demolizione. L’effetto acquisitivo è automatico per le opere abusive e la loro area di sedime, mentre per l’area ulteriore richiede una specificazione dell’estensione e un’adeguata motivazione. L’amministrazione deve esplicitare le modalità di calcolo in relazione ai parametri urbanistici applicabili, indicando la classificazione urbanistica dell’area e sviluppando il computo della superficie occorrente per opere analoghe a quelle abusive, nel rispetto del limite massimo del decuplo dell’area di sedime. In difetto, il provvedimento è viziato per carenza motivazionale e va annullato, salva la riedizione del potere.
Il Fatto
I ricorrenti, proprietari di un immobile, hanno impugnato l’ordinanza comunale di accertamento di inottemperanza all’ordine di demolizione, con contestuale determinazione dell’area da acquisire al patrimonio comunale. Il provvedimento riguardava l’intera particella catastale su cui insistono gli abusi, per una superficie complessiva di mq. 714. A monte della vicenda si collocano il diniego di condono edilizio e la successiva ingiunzione di demolizione, già oggetto di separato giudizio definito con rigetto.
I ricorrenti hanno dedotto l’illegittimità derivata dell’atto, l’omessa notifica del diniego di condono a uno dei coniugi e la violazione dell’art. 10-bis legge n. 241/1990. Con il terzo motivo hanno censurato l’acquisizione dell’intera area, di sedime e pertinenziale, senza indicazione delle relative motivazioni.
La Motivazione della Corte
Il Collegio accoglie il ricorso nei limiti del terzo motivo, respingendo le restanti censure. Il primo motivo è disatteso perché le doglianze contro gli atti presupposti sono già state dichiarate infondate con la sentenza che ha rigettato il ricorso avverso il diniego di condono e l’ingiunzione di demolizione, le cui motivazioni vengono richiamate e condivise.
Il secondo motivo è manifestamente infondato. L’ordinanza di diniego del condono, indirizzata a entrambi i coniugi nel luogo di comune residenza, è stata ricevuta a mani del marito; la notifica deve ritenersi perfezionata anche nei confronti della moglie ai sensi dell’art. 139 cod. proc. civ., per essere stata ricevuta da familiare convivente presso l’indirizzo di residenza comune. La censura di violazione dell’art. 10-bis legge n. 241/1990 è inammissibile per tardività, non essendo stata tempestivamente dedotta nel precedente giudizio né risultando impugnato il provvedimento dalla ricorrente.
Il terzo motivo è fondato. L’art. 31, comma 3, d.P.R. n. 380/2001 stabilisce che, se il responsabile non provvede alla demolizione nel termine di novanta giorni, sono acquisiti di diritto gratuitamente al patrimonio comunale il bene, l’area di sedime e quella necessaria alla realizzazione di opere analoghe a quelle abusive, senza superare il decuplo della complessiva superficie utile abusivamente costruita.
Richiamando la giurisprudenza amministrativa, il Collegio ribadisce che l’effetto acquisitivo è automatico per le opere abusive e la loro area di sedime, mentre per l’area ulteriore occorre una specificazione dell’estensione e una motivazione adeguata. L’amministrazione deve esplicitare le modalità di calcolo dei parametri urbanistici applicabili, indicando la classificazione dell’area e sviluppando il computo della superficie necessaria per opere analoghe, nel limite massimo del decuplo.
Nel caso concreto il Comune si è limitato a disporre l’acquisizione dell’intera particella senza chiarire quanta parte sia occupata dagli abusi, in base a quali calcoli sia stata determinata l’area necessaria e se sia rispettato il rapporto tra sedime e pertinenza. Da qui la carenza motivazionale e l’annullamento dell’ordinanza, salva la riedizione del potere, con compensazione delle spese.
Nota della Redazione
Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.