Autotutela su aggiudicazione: revoca qualificata come annullamento d’ufficio tardivo (TAR Campania n. 2004 del 28.11.2025)
Principi di diritto (Massima)
Il provvedimento con cui l’amministrazione rimuove un’aggiudicazione e gli atti della procedura di evidenza pubblica, fondandosi su vizi genetici di legittimità degli atti rimossi, integra un annullamento d’ufficio ai sensi dell’art. 21-nonies della legge n. 241/1990, e non una revoca ai sensi del precedente art. 21-quinquies, dovendosi prescindere dal nomen iuris adottato dall’amministrazione. La qualificazione va operata risalendo al contenuto sostanziale dell’atto e al potere in concreto esercitato. Ne consegue l’applicazione del termine di dodici mesi per l’esercizio del potere di autotutela, decorrente dall’adozione del provvedimento rimosso o dalla conoscenza del profilo di illegittimità. È illegittima la deliberazione consiliare che inserisce il bene nel piano delle alienazioni prima della conclusione del procedimento di revoca dell’aggiudicazione.
Il Fatto
Il Comune, dopo aver ottenuto il trasferimento gratuito di un’area in forza del federalismo demaniale, l’aveva concessa in locazione a un’associazione sportiva con provvedimento dirigenziale del gennaio 2020, senza previa gara. Nel 2021 il Consiglio comunale inserì l’area nel piano delle alienazioni e fu indetta un’asta pubblica. All’esito, il ricorrente risultò aggiudicatario provvisorio, ma l’aggiudicazione definitiva andò all’associazione, che esercitò un diritto di prelazione quale affittuaria del bene.
Il ricorrente impugnò tardivamente la determina del 2020 e la locazione, dolendosi della mancanza di evidenza pubblica. Nel 2025 il Comune revocò l’asta e l’aggiudicazione, dopo che il Consiglio aveva reinserito il bene nel nuovo piano delle alienazioni. Da qui il ricorso introduttivo e i motivi aggiunti.
La Motivazione della Corte
Il ricorso introduttivo è dichiarato irricevibile. Il contratto di locazione, osteso al ricorrente nel marzo 2022 in riscontro a istanza di accesso, menzionava la determina del 2020 e i suoi presupposti, rendendo desumibile l’assenza di gara. La piena conoscenza rilevante ai fini della decadenza non richiede la conoscenza integrale dell’atto, ma la percezione della sua esistenza e della lesività, come affermato dal Consiglio di Stato, Sez. VI, n. 569 del 2024.
Quanto ai motivi aggiunti, il Collegio respinge l’eccezione di inammissibilità per perdurante pendenza del contenzioso civile sul diritto di prelazione. Nel merito, la determina dirigenziale del 17.4.2025, formalmente di revoca, va qualificata come annullamento d’ufficio: il Comune l’ha fondata su vizi genetici di legittimità — errata individuazione del regime proprietario e del valore del bene, contraddittorietà tra stima del solo suolo e classamento catastale come fabbricato sportivo.
Poiché nessuna delle fattispecie dell’art. 21-quinquies ricorre, il potere esercitato è quello dell’art. 21-nonies. Il termine di dodici mesi risulta superato, sia decorrendo dall’adozione degli atti rimossi, sia dalla nota dell’Agenzia del Demanio del 16.2.2023 che ha chiarito l’assenza di titolo sul diritto di superficie. Non soccorre il comma 2-bis, mancando dichiarazioni false accertate con sentenza passata in giudicato.
È invece illegittima la deliberazione consiliare del 20.3.2025, che ha incluso il bene nel piano delle alienazioni 2025-2027 prima della conclusione del procedimento di revoca. Sono infine atti privi di autonoma portata lesiva la nota di avvio del procedimento e la proposta di Giunta.
Nota della Redazione
Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.