Cabine stagionali su demanio: il PUAD non è titolo abilitativo edilizio (TAR Campania n. 1820 del 07.11.2025)

Principi di diritto (Massima)
Il piano di utilizzazione delle aree del demanio marittimo (PUAD) è strumento di pianificazione territoriale delle aree demaniali con finalità turistico-ricreative e non costituisce implicito titolo abilitativo alla realizzazione delle opere. L’installazione di manufatti stagionali su area demaniale resta pertanto subordinata alla previa acquisizione dell’autorizzazione paesaggistica ex art. 146 d.lgs. n. 42/2004 e degli ulteriori atti di assenso imposti dalla legge, a prescindere dal PUAD comunale. Non è configurabile alcun legittimo affidamento del privato quando la comunicazione di montaggio delle cabine abbia cadenza annuale, spieghi effetti limitati alla stagione balneare e sia stata trasmessa senza i prescritti titoli autorizzatori. La mancata comunicazione dei motivi ostativi ex art. 10-bis legge n. 241/1990 non determina l’annullabilità del provvedimento quando, per la natura vincolata dello stesso, la riedizione del potere non potrebbe condurre a decisione diversa.

Il Fatto

Il titolare di una ditta concessionaria di uno stabilimento balneare-ristorante impugnava due provvedimenti con cui il Comune aveva dichiarato improcedibili le comunicazioni di montaggio di dieci cabine stagionali, disponendo il divieto di prosecuzione di ogni attività edilizia e la rimozione dei lavori eventualmente intrapresi. Il ricorrente deduceva di essere titolare di una concessione demaniale marittima in corso di validità, prorogata, e di aver sempre montato le cabine nelle stagioni precedenti; contestava l’applicazione del PUAD comunale del 2012, ormai superato dal PUAD regionale approvato con deliberazione della Giunta regionale Campania n. 712/2022, e lamentava l’assenza del preavviso di rigetto.

Il ricorso, notificato e depositato nel 2023, veniva respinto in sede cautelare monocratica prima e collegiale poi, per difetto di fumus boni iuris e di periculum in mora, essendo gli atti impugnati superati dalla sopravvenuta presentazione di una SCIA, a sua volta inibita. Nel merito il Collegio ha rigettato integralmente il ricorso, compensando le spese.

La Motivazione della Corte

Il Tribunale ha anzitutto disatteso l’eccezione di improcedibilità sollevata dal Comune. La SCIA presentata al SUAP riguardava la riattivazione dello stabilimento e del chiosco, oggetto distinto dalle comunicazioni di montaggio delle cabine, per quanto inerenti la medesima concessione demaniale. Quanto alla sopravvenuta carenza di interesse per la stagionalità dell’attività, il Collegio ha ritenuto sussistente un interesse attuale alla pronuncia, poiché la problematica si ripresenta ciclicamente a cadenza annuale e la decisione è destinata a orientare la condotta futura del ricorrente.

Nel merito, il primo motivo è stato respinto. L’area insiste su molteplici vincoli: paesaggistico, Parco regionale dei Monti Lattari (zona C), zona Rete Natura 2000. La comunicazione di montaggio non era stata preceduta dall’autorizzazione paesaggistica, dal nulla osta dell’Ente Parco né dalla verifica preliminare di incidenza, e non era accompagnata dalla documentazione prescritta. Neppure le successive note integrative avevano colmato la carenza documentale. Il Collegio ha richiamato il precedente del Consiglio di Stato che aveva accertato la natura abusiva di opere realizzate sul medesimo sito, escludendo così ogni ragionevole convincimento di legittimo esercizio del potere.

Il legittimo affidamento, ha osservato il Tribunale, richiede tre condizioni: un vantaggio conseguito in buona fede, una situazione consolidata nel tempo e la ragionevolezza dell’aspettativa. Nel caso concreto mancavano la buona fede, poiché il ricorrente sapeva della necessità dell’autorizzazione paesaggistica, e la stabilità, poiché l’installazione ha cadenza annuale ed effetti limitati alla stagione balneare. Nemmeno la leale collaborazione è stata violata, avendo il Comune elencato dettagliatamente la documentazione necessaria, rimasta non integrata.

Il secondo e terzo motivo, scrutinati congiuntamente, sono stati parimenti respinti. Il PUAD non è titolo abilitativo implicito: l’autorizzazione paesaggistica è imposta dalla legge a prescindere dal piano comunale. Quanto all’art. 10-bis legge n. 241/1990, la lettura coordinata con l’art. 21-octies, comma 2, esclude l’annullabilità del provvedimento a contenuto vincolato, non potendo la riedizione del potere condurre a esito diverso.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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