Consulenza di parte in appello è allegazione difensiva non prova nuova (Cass. civ. Sez. V n. 24947 del 10.09.2025)

Principi di diritto (Massima)
Nel processo tributario la perizia stragiudiziale, compresa quella di natura estimativa, costituisce allegazione difensiva a contenuto tecnico e non prova documentale. In virtù del combinato disposto degli artt. 58, comma 2, e 32, comma 2, del d.lgs. n. 546 del 1992, essa deve essere prodotta con la memoria difensiva depositata nel rispetto del termine di dieci giorni liberi prima dell’udienza di discussione. La sua omessa valutazione da parte del giudice di appello, che l’abbia erroneamente qualificata come tardiva, integra la nullità della sentenza, in quanto la consulenza è priva di autonomo valore probatorio ma il giudice deve fornire adeguata motivazione, per il principio del libero convincimento, qualora contenga dati o considerazioni ritenuti rilevanti ai fini della decisione. La violazione del contraddittorio, al quale il diritto di difesa si associa, non è riferibile solo all’atto introduttivo del giudizio, ma implica che il contraddittorio e la difesa si realizzino in piena effettività durante tutto lo svolgimento del processo.

Il Fatto

Il Comune recuperava l’ICI per gli anni dal 2008 al 2011, irrogando le relative sanzioni, in relazione a immobili distinti in due aree. La società contribuente impugnava gli avvisi deducendo il difetto di motivazione e la lesione del diritto di difesa; per una delle aree contestava la mancata considerazione della destinazione a infrastrutture pubbliche di 17.600 mq su 23.100 mq complessivi, mentre per l’altra lamentava l’omessa valutazione del versamento eseguito, dei concreti indici di edificabilità delle singole parti e l’eccessività delle sanzioni.

La Commissione tributaria provinciale rigettava il ricorso e la Commissione tributaria regionale rigettava l’appello, escludendo la violazione dell’art. 5, comma 5, del d.lgs. 504/92 e ritenendo tardiva la consulenza di parte allegata alla memoria di discussione. La società proponeva ricorso per cassazione con sei motivi; il Comune resisteva con controricorso chiedendone il rigetto.

La Motivazione della Corte

La Corte accoglie il sesto motivo, che assorbe logicamente il terzo e il quarto, e rigetta il primo, il secondo e il quinto. Oggetto dell’accoglimento è la nullità della sentenza per violazione dell’art. 32, primo e secondo comma, d.lgs. n. 546 del 1992, in relazione all’art. 360, primo comma, n. 4, cod. proc. civ.

La società aveva allegato, nella memoria depositata in appello, la consulenza di parte relativa al valore dell’area “impianto 4”, non esaminata dalla Commissione tributaria regionale perché ritenuta prova documentale tardivamente prodotta. Poiché l’udienza di discussione era stata fissata e svolta il 5 maggio 2017, il termine di dieci giorni liberi per la presentazione delle memorie risultava rispettato: la Commissione regionale ha quindi errato nel considerare tardiva quella produzione.

La Corte ribadisce che la perizia stragiudiziale è allegazione difensiva e va prodotta nel rispetto di quel termine, richiamando la Sez. V, Ordinanza n. 33503 del 27.12.2018 e la Sez. VI-5, Ordinanza n. 22965 del 29.09.2017. La consulenza, pur priva di autonomo valore probatorio, obbliga il giudice a fornire adeguata motivazione, per il principio del libero convincimento, qualora contenga dati o considerazioni rilevanti ai fini della decisione. Nel caso concreto conteneva elementi utili e decisivi per la stima del valore dell’immobile, che la Commissione regionale avrebbe dovuto valutare.

Sul punto la Corte richiama la Sez. Un., n. 36596 del 25.11.2021, secondo cui la violazione del contraddittorio comporta di per sé la nullità della sentenza: il contraddittorio e la difesa devono realizzarsi in piena effettività durante tutto lo svolgimento del processo, non solo nella fase introduttiva.

Quanto agli altri motivi, il primo è infondato perché la ricorrente non si confronta con la ratio della decisione e chiede una rivalutazione del fatto non consentita; il secondo è infondato perché la sentenza risulta motivata e non incorre nel vizio di motivazione meramente apparente, con richiamo alla Sez. I, Ordinanza n. 7090 del 03.03.2022; il quinto, formulato come omesso esame, si traduce in un vizio di insufficiente motivazione, inammissibile a norma dell’art. 360, comma 1, n. 5, cod. proc. civ. nel testo novellato. La sentenza è cassata in relazione al motivo accolto, con rinvio alla Corte di giustizia di secondo grado della Toscana, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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