La Corte dei conti vigila sulla transizione dell’Acquedotto Pugliese al modello in house (Corte dei Conti Sez. contr. Enti n. 100 del 03.06.2026)

Principi di diritto (Massima)
La Corte dei conti, nell’esercizio del controllo sulla gestione finanziaria delle società a partecipazione pubblica, verifica la legittimità e la sostenibilità economico-finanziaria delle scelte del socio pubblico, con particolare riguardo alla transizione verso modelli di affidamento in house providing del servizio idrico integrato. L’operazione di cessione di quote azionarie ai comuni, finalizzata alla costituzione del controllo analogo congiunto, deve rispettare la normativa europea e nazionale in materia di concorrenza e di servizi pubblici locali. Le società controllate sono tenute al rispetto tassativo dei limiti di spesa fissati dalle direttive regionali in materia di spese di funzionamento, con particolare riferimento ai costi per consulenze, per il personale e per i compensi degli organi sociali, non potendo il socio pubblico limitarsi a “raccomandare” l’osservanza di vincoli imperativi. Il divieto di corrispondere compensi per cariche sociali attribuite a soggetti in quiescenza, di cui all’art. 5, comma 9, del d.l. n. 95 del 2012, richiamato dall’art. 11 del TUSP, opera senza distinzioni tra nomine anteriori o successive al collocamento in pensione.

Il Fatto

La Corte dei conti ha esaminato la gestione finanziaria 2024 di Acquedotto Pugliese Spa, società a totale partecipazione della Regione Puglia, affidataria per legge del servizio idrico integrato nell’ATO Puglia. Il periodo in esame è caratterizzato da una complessa transizione istituzionale: alla scadenza dell’affidamento, fissata al 31 dicembre 2025, la Regione ha avviato un percorso normativo (legge regionale n. 14/2024, modificata dalla legge regionale n. 41/2024 e dal d.l. n. 153/2024) per consentire il passaggio al modello in house providing, mediante il trasferimento gratuito del 20% del capitale ai comuni pugliesi e l’esercizio congiunto del controllo analogo attraverso una società veicolo.

L’operazione, inizialmente contestata dall’Agcm e impugnata dal Governo davanti alla Corte costituzionale, è stata successivamente superata con la modifica della normativa statale che ha riconosciuto il valore strategico nazionale della società. Il referto della Sezione si concentra sugli aspetti critici della gestione: l’osservanza delle direttive regionali in materia di spese di funzionamento, la situazione finanziaria, il contenzioso e i profili di criticità emersi in relazione ai compensi degli organi sociali e alle procedure di rinnovo degli organi di controllo.

La Motivazione della Corte

La Sezione svolge un controllo sulla gestione finanziaria volto a verificare la legittimità delle spese e la sostenibilità complessiva dell’operatività aziendale in un momento di forte cambiamento. Il primo profilo di criticità riguarda la posizione del Presidente del Consiglio di amministrazione, ex docente universitario in quiescenza dal novembre 2021: la Corte ribadisce che l’art. 5, comma 9, del d.l. n. 95 del 2012, richiamato dall’art. 11 del TUSP, impone la gratuità delle cariche attribuite a soggetti collocati in quiescenza, senza che rilevi il momento della nomina. Tale interpretazione, già sostenuta dalla Sezione e confermata dalla deliberazione n. 78/2024/PAR della Sezione regionale di controllo per la Puglia, contrasta con pronunce difformi invocate dalla società, ma rimane il principio applicabile.

Sotto il profilo delle spese di funzionamento, la Corte stigmatizza le reiterate violazioni della direttiva regionale (d.G.R. n. 570/2021) da parte della società: i costi di funzionamento sono aumentati di 17,1 milioni rispetto al 2023, l’incidenza sul valore della produzione è passata dal 63,43% al 66,19%, il limite per le spese di consulenza è stato superato di oltre un milione di euro e non è stato rispettato il tetto per i contratti di somministrazione. La Sezione critica altresì l’atteggiamento della Regione Puglia che, anziché adottare provvedimenti correttivi, si limita a raccomandare l’osservanza delle proprie direttive.

Particolare attenzione è dedicata alla situazione finanziaria: il Collegio sindacale ha segnalato ripetutamente il peggioramento della posizione finanziaria netta, passata da -210 milioni a -349 milioni, per effetto dei notevoli investimenti e del ricorso a nuovi finanziamenti. La Corte rileva la discrasia tra le previsioni di budget e i dati consuntivi, evidenziando la necessità di un più attento monitoraggio dei flussi finanziari.

Quanto alla governance, la Sezione rileva profili di criticità nel mancato rinnovo dell’organo di controllo nonostante la scadenza del mandato e la mancata applicazione della disciplina della prorogatio di cui al d.l. n. 253/1994, nonché nella mancata stipulazione del contratto con il Direttore generale, in violazione delle delibere assembleari e statutarie. Viene inoltre evidenziata l’erogazione di un MBO eccedente il limite fissato dal socio e il superamento del tetto retributivo previsto dalle linee guida regionali.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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