Controllo sulla gestione finanziaria della Cassa di previdenza dei dottori commercialisti (Corte dei Conti Sez. contr. Enti n. 9 del 27.02.2025)
Principi di diritto (Massima)
Il controllo della Corte dei conti sugli enti previdenziali privatizzati, pur non incidendo sull’autonomia gestionale riconosciuta dal d.lgs. n. 509 del 1994, verifica la coerenza delle scritture con i criteri di economicità e di equilibrio contabile. Le somme versate allo Stato in attuazione della spending review non possono essere iscritte tra i crediti verso l’erario, difettando il requisito della certezza del diritto alla restituzione, e vanno coperte da prudente accantonamento. L’Ente è tenuto a contenere gli oneri per prestazioni esterne e consulenze, valutandone la connessione ad esigenze stabili o a incarichi di elevata specializzazione. La gestione del patrimonio mobiliare impone una vigilanza costante sul rischio assunto e l’adozione di tempestive azioni correttive.
Il Fatto
La Corte dei conti, Sezione del controllo sugli enti, ha esaminato il conto consuntivo dell’esercizio 2023 della Cassa nazionale di previdenza e assistenza a favore dei dottori commercialisti, ente privatizzato sottoposto al controllo in forza del d.lgs. n. 509 del 1994. La relazione riferisce alle Presidenze delle due Camere il risultato del controllo sulla gestione finanziaria.
L’esercizio si chiude con un avanzo corrente di oltre 894 milioni, in crescita rispetto al 2022, e con un patrimonio netto di 11.424 milioni. Su questi dati la Corte esercita la propria verifica di legittimità e di regolarità contabile, soffermandosi su alcune poste di bilancio e su talune voci di costo ritenute meritevoli di rilievo.
La Motivazione della Corte
Il primo rilievo riguarda la posizione creditoria verso lo Stato. La Cassa ha continuato a iscrivere tra i crediti le somme versate all’erario dal 2014 al 2019 a titolo di spending review, pari a 3.535.781 euro, mantenendo contestualmente un accantonamento di pari importo al fondo svalutazione crediti. La Corte ribadisce che tale appostamento non è corretto, perché difetta il requisito della certezza del diritto alla restituzione. La questione si collega alla declaratoria di illegittimità costituzionale che ha colpito l’obbligo di versamento, ma il giudizio sulla spettanza delle somme resta demandato ad altra sede.
Sul versante dei costi, la Corte rileva che le spese per prestazioni di lavoro esterne e consulenze crescono del 18,72 per cento, superando i 5,9 milioni, e che il rapporto con gli oneri per il personale sale dal 40,69 al 46,28 per cento. L’incremento è trainato dall’assistenza legale sui contenziosi, in particolare per il contributo di solidarietà. La Corte richiama l’Ente a valutare se gli incarichi esterni rispondano ad esigenze stabili e ordinarie o a esigenze occasionali di elevata specializzazione, e a dotarsi di una programmazione dei fabbisogni di personale.
Quanto alla gestione mobiliare, il portafoglio è stato ristrutturato con aumento degli investimenti obbligazionari, in particolare governativi, e riduzione della liquidità. La Corte raccomanda un’attenta attività di vigilanza sul rischio assunto e l’adozione di tempestive attività correttive. Sulle risorse umane, pur riconoscendo la natura privatistica dei contratti, la Corte osserva che le scelte devono rispettare i criteri di economicità, efficienza ed equilibrio, trattandosi di costi anelastici.
La Corte dà infine atto che il bilancio tecnico, approvato a dicembre 2023 con proiezioni al 2072, stima nella proiezione specifica un patrimonio sempre positivo, in grado di fronteggiare l’aumento atteso del numero dei pensionati e dei correlati oneri. Gli scostamenti tra consuntivo e proiezioni tecniche risultano compensati dai maggiori contributi accreditati nell’esercizio.
Nota della Redazione
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