Trasferimento ex Inpgi all’Inps e controllo dei crediti contributivi (Corte dei Conti Sez. contr. Enti n. 113 del 31.07.2024)

Principi di diritto (Massima)
Il controllo della Corte dei conti sulla gestione finanziaria dell’Inps, esercitato ai sensi dell’art. 100, secondo comma, della Costituzione e della legge n. 259/1958, non si esaurisce nella verifica della regolarità contabile, ma accerta la sostenibilità strutturale degli equilibri di gestione. Il risultato economico positivo dell’esercizio non elide, di per sé, le criticità sistemiche rilevate: la crescita ininterrotta dei crediti contributivi non riscossi, la distanza tra previsioni attuariali e dati reali e il progressivo deterioramento delle gestioni in disavanzo. La Corte segnala la necessità di una revisione complessiva e coordinata del sistema previdenziale, nonché di modelli previsionali più attendibili, poiché la frammentarietà normativa e la reiterata adozione di misure di sanatoria incidono negativamente sulla propensione all’adempimento contributivo.

Il Fatto

Con la determinazione in esame la Corte riferisce al Parlamento, ai sensi dell’art. 7 della legge n. 259/1958, il risultato del controllo sulla gestione finanziaria dell’Inps per l’esercizio 2022. Il rendiconto è stato deliberato il 23 maggio 2023 e approvato dal Consiglio di indirizzo e vigilanza il 27 giugno 2023.

L’esercizio si chiude con un risultato economico positivo di 7,146 mld, in netta inversione rispetto al disavanzo di 3,711 mld del 2021, e con un avanzo di amministrazione salito a 111,688 mld. Tale esito, peraltro, si colloca in un contesto segnato dal definitivo rientro delle misure emergenziali Covid-19, dal ridotto riscontro delle nuove forme di uscita anticipata e dall’introduzione dell’Assegno unico universale.

La Motivazione della Corte

La Corte muove dalla constatazione che il risultato positivo non è di per sé indicativo della solidità strutturale dell’Ente. Sul versante delle entrate, i contributi accertati raggiungono 256,138 mld, con un incremento di 19,245 mld rispetto al 2021, trainato dalla ripresa dell’occupazione e dall’aumento del monte retributivo. Sul fronte della spesa, le prestazioni istituzionali salgono a 380,718 mld, con una crescita di 20,875 mld. Il saldo di competenza resta positivo per effetto della diversa natura delle rilevazioni contabili e delle assegnazioni alle riserve.

Il nodo centrale è rappresentato dai crediti contributivi, che a fine 2022 ammontano a 123,706 mld, in aumento di 6,647 mld rispetto all’esercizio precedente. La Corte sottolinea come la massa dei crediti affidati agli agenti della riscossione resti in larga parte inesigibile: il fondo svalutazione copre l’81,2 per cento del totale, con percentuali differenziate tra comparti. La Corte invita l’Istituto a procedere alla riconciliazione contabile delle riscossioni e alla rappresentazione disaggregata di sanzioni e interessi.

Un secondo profilo di criticità riguarda l’inattendibilità del bilancio tecnico: le previsioni statistico-attuariali si discostano in modo ragguardevole dai dati effettivi, anche per annualità già rendicontate o conoscibili. La Corte sollecita pertanto un approfondimento sui criteri di redazione, affinché le stime risultino più affidabili. La sostenibilità del sistema, secondo le proiezioni, mostra una spesa pensionistica sempre meno compensata dalle entrate contributive, con un tasso di copertura destinato a ridursi progressivamente.

Sul piano strutturale, la Corte esamina le singole gestioni. Il comparto dei lavoratori dipendenti registra un risultato eccezionale, cui contribuisce in misura rilevante la contribuzione figurativa. Le gestioni pubbliche e degli autonomi presentano invece disavanzi strutturali e in aggravamento, con deficit patrimoniali rilevati per artigiani e commercianti. Il trasferimento della gestione ex Inpgi all’Inps, operativo dal 1° luglio 2022, ha comportato l’iscrizione di nuovi soggetti al Fondo pensioni lavoratori dipendenti e l’istituzione di una contabilità separata, con oneri superiori ai contributi accertati.

La Corte rileva infine che la reiterata adozione di misure di definizione agevolata e di stralcio, pur riducendo i carichi, produce un effetto di disincentivo all’adempimento spontaneo e impone un’attenta valutazione degli impatti finanziari. Alla luce di tali rilievi, la Corte comunica al Parlamento il rendiconto e la relazione, assolvendo gli adempimenti di legge.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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