Controllo sulla gestione finanziaria della Giunta storica nazionale e istituti (Corte dei Conti Sez. contr. Enti n. 2 del 26.01.2024)
Principi di diritto (Massima)
Nel controllo sulla gestione finanziaria degli enti pubblici sottoposti a vigilanza, la funzione di coordinamento prevista dal d.p.r. 11 novembre 2005, n. 255 costituisce presupposto indefettibile per una corretta distribuzione delle risorse e per l’esercizio stesso del controllo. Finché il coordinatore amministrativo non sia nominato e gli enti continuino a trasmettere autonomamente i propri documenti contabili, il sistema strutturato a rete resta inattuato e la Corte non può svolgere in modo esaustivo le proprie funzioni. La mancata o incongrua rendicontazione di un ente, con rifiuto di approvazione da parte del Collegio dei revisori, legittima l’estensione del controllo agli esercizi pregressi, anche mediante ricostruzione induttiva delle scritture contabili. Il perseguimento dei fini istituzionali impone di privilegiare le spese per prestazioni rispetto a quelle di funzionamento, evitando l’accumulo di liquidità non impiegata.
Il Fatto
La Sezione del controllo sugli enti riferisce al Parlamento, ai sensi dell’art. 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria della Giunta storica nazionale e degli Istituti della rete per l’esercizio 2022. Il sistema a rete comprende, oltre alla Giunta con funzione di coordinamento, la Domus mazziniana, l’Istituto italiano per la storia antica, l’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, l’Istituto storico italiano per il medio evo, l’Istituto storico italiano per l’età moderna e contemporanea e l’Istituto italiano di numismatica.
Per l’Istituto storico italiano per l’età moderna e contemporanea la relazione esamina anche le gestioni 2019, 2020 e 2021, in precedenza escluse per mancata e incongrua rendicontazione. I contabili non erano stati approvati dal Collegio unico di revisione, con conseguente impossibilità di refertare. La questione impone alla Sezione di estendere l’attività di controllo a cascata agli esercizi 2017 e 2018, attraverso una ricostruzione contabile dei risultati.
La Motivazione della Corte
Il nodo centrale è l’inattuazione del coordinamento. Nonostante il d.p.r. n. 255 del 2005 configuri un sistema a rete con funzioni di coordinamento scientifico e amministrativo affidate alla Giunta, e nonostante il d.p.r. 22 giugno 2023, n. 108 abbia ribadito tale necessità, alla data di chiusura dell’istruttoria nessun procedimento di nomina risulta avviato. La selezione bandita nel 2022 è ancora pendente presso la Presidenza del Consiglio. I documenti contabili pervengono dai singoli enti in modo autonomo e distinto, salvo la Domus che li consegna correttamente alla Giunta.
La Corte richiama la vicenda giudiziaria definita davanti alla magistratura amministrativa, con l’annullamento di singole disposizioni regolamentari sulle procedure di nomina. Restano però efficaci le norme sul coordinamento e sul controllo. Il Collegio unico di revisione ha approvato i consuntivi dal 2017 con la condizione di attuare il coordinamento, condizione ancora disattesa.
Sul piano contabile, il quadro della rete mostra entrate correnti per circa 3 milioni, di cui il 96,2 per cento da trasferimenti e solo il 3,8 per cento da entrate proprie, in ulteriore diminuzione rispetto al 2021. Le spese di funzionamento assorbono il 57 per cento del totale, mentre le prestazioni istituzionali rappresentano il 41 per cento. La Corte rinnova l’invito a privilegiare le spese istituzionali e a impiegare le disponibilità liquide, che in diversi enti crescono senza essere spese, con conseguente incremento dei residui passivi.
Per l’Istituto per l’età moderna e contemporanea la ricostruzione ha evidenziato una pesante esposizione debitoria, oltre 300.000 euro, ripianata grazie a un contributo straordinario del Ministero della cultura e ad altre contribuzioni, tra cui 150.000 euro dal Ministero delle politiche agricole e 616.000 euro dalla Regione Sardegna. La Sezione, condividendo i rilievi del Collegio di revisione, ha prospettato profili di eventuale responsabilità erariale del commissario, già segnalati alla Procura generale, e si riserva di verificare l’attuazione del progetto finanziato dalla Regione.
Nota della Redazione
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