Diniego acquisto libri al detenuto integra reclamo ex art 35-bis ord pen (Cass. pen. Sez. I n. 30777 del 11.08.2026)

Principi di diritto (Massima)
Il diniego opposto dall’amministrazione penitenziaria alla richiesta del detenuto di acquistare libri e testi a contenuto religioso è impugnabile con il reclamo di cui all’art. 35-bis ord. pen., non con il reclamo generico ex art. 35, comma 1, n. 5, ord. pen. La doglianza, in tal caso, non investe un mero interesse alla corretta esecuzione della pena, ma prospetta la violazione di un diritto soggettivo riconosciuto dall’art. 15 l. n. 354/75 e tutelato dall’art. 27 Cost. Il magistrato di sorveglianza è tenuto a qualificare correttamente lo strumento azionato, verificando la configurabilità di una posizione di diritto soggettivo e la sua correlazione con la condotta dell’amministrazione; ove tale verifica dia esito positivo, il provvedimento è impugnabile dinanzi al tribunale di sorveglianza ai sensi dell’art. 35-bis, comma 4-bis, ord. pen.

Il Fatto

Il detenuto aveva chiesto alla Direzione dell’istituto penitenziario di acquistare un libro a contenuto religioso. L’amministrazione aveva negato l’autorizzazione, ravvisando il rischio che il detenuto potesse coltivare contatti con l’organizzazione di appartenenza avvalendosi di riferimenti a simboli e testi sacri, come già accaduto in passato.

Il detenuto aveva quindi proposto istanza al magistrato di sorveglianza, che l’aveva qualificata come reclamo generico ex art. 35 ord. pen. e l’aveva rigettata, non riscontrando alcun pregiudizio all’esercizio dei diritti. Il difensore aveva impugnato il provvedimento davanti al tribunale di sorveglianza, che aveva riqualificato l’atto come ricorso per cassazione e trasmesso gli atti. La questione approda così alla Suprema Corte, investita del problema della corretta qualificazione dello strumento processuale.

La Motivazione della Corte

La Corte muove dalla regola secondo cui il magistrato di sorveglianza è chiamato a procedere alla corretta qualificazione dello strumento giuridico azionato. Deve verificare, in via preliminare, se sia configurabile una situazione di diritto soggettivo in relazione alla pretesa dedotta e se sussista una correlazione tra quella posizione e la condotta tenuta dall’amministrazione penitenziaria. In caso di riscontro negativo, il reclamo va qualificato come generico ex art. 35, comma 1, n. 5, ord. pen., perché relativo a materia estranea alle previsioni di legge sulla tutela giurisdizionale, con conseguente non impugnabilità del provvedimento.

La Corte richiama sul punto il proprio precedente Sez. I n. 28258 del 09/04/2021, Rv. 281998, che enuncia esattamente tale principio. Tuttavia, il Collegio opera una distinzione rispetto alla fattispecie concreta. A fronte della richiesta di acquisto di libri e riviste, così come di testi a contenuto religioso, il detenuto prospetta la violazione, da parte dell’amministrazione, di un diritto soggettivo riconosciuto dall’art. 15 l. n. 354/75 e tutelato dall’art. 27 Cost. quanto alla finalità rieducativa della pena.

Ne deriva che nel reclamo proposto davanti al magistrato di sorveglianza andavano riconosciute le caratteristiche del reclamo ex art. 35-bis l. n. 354/75 e non quelle del reclamo generico. Il difensore aveva dunque correttamente impugnato il provvedimento davanti al tribunale di sorveglianza, autorità che, disponendo la trasmissione degli atti in cassazione senza pronunciarsi nel merito, ha avallato l’erronea qualificazione del primo giudice.

La Corte sottolinea che il giudizio davanti al tribunale investiva la verifica di un pregiudizio concreto e attuale sofferto dal detenuto in una sua posizione di diritto soggettivo, che, pur in difetto di un espresso riconoscimento di legge, ben può consistere nella proiezione di un diritto intangibile della persona, secondo il precedente Sez. I n. 54117 del 14/06/2017, Rv. 271905. Sussistono pertanto i requisiti di cui agli artt. 35-bis e 69, comma 6, lett. b), ord. pen., poiché la doglianza non era volta alla sola tutela di un mero interesse alla corretta esecuzione della pena.

Il ricorso va quindi qualificato come reclamo e, come tale, restituito al tribunale di sorveglianza, affinché valuti la fondatezza del pregiudizio al diritto soggettivo e la legittimità del provvedimento limitativo dell’amministrazione penitenziaria.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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