Interpretazione del verbale di conciliazione e doppia conforme in Cassazione (Cass. civ. Sez. Lavoro n. 14270 del 22.05.2024)
Principi di diritto (Massima)
L’interpretazione degli atti negoziali, compreso il verbale di conciliazione, è riservata al giudice del merito ed è incensurabile in sede di legittimità quando rispetti i criteri legali di ermeneutica contrattuale e sia sorretta da motivazione immune da vizi. La censura di violazione dei canoni ermeneutici non può risolversi nella mera contrapposizione di una diversa interpretazione, ove la clausola ammetta più letture plausibili. In presenza di doppia conforme, il ricorso per cassazione è proponibile solo per i motivi di cui all’art. 360, primo comma, nn. 1), 2), 3), 4), c.p.c., con conseguente inammissibilità della censura ex art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.
Il Fatto
La Corte d’Appello di Lecce ha confermato la sentenza del Tribunale di Brindisi che aveva revocato il decreto ingiuntivo ottenuto dal ricorrente contro un’organizzazione sindacale per una somma a titolo di TFR. I giudici di merito hanno ritenuto che quella somma fosse stata inclusa nella voce onnicomprensiva indicata nel verbale di conciliazione sottoscritto in sede protetta dopo la cessazione del rapporto di lavoro e pagata a rate come convenuto.
Il ricorrente aveva prospettato in sede monitoria che la somma fosse invece prevista a parte, come non determinata e da versarsi a un terzo soggetto. Avverso la pronuncia di appello ha proposto ricorso per cassazione con un unico motivo; l’organizzazione sindacale ha resistito con controricorso illustrato da memoria.
La Motivazione della Corte
Il ricorrente censura la sentenza per violazione e falsa applicazione delle norme in materia di interpretazione dei contratti e per omessa e insufficiente motivazione, ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3 e n. 5, c.p.c. Il Collegio dichiara il motivo inammissibile.
Quanto alla violazione di legge, la Corte ribadisce che l’interpretazione degli atti negoziali è riservata al giudice del merito. Essa è incensurabile in sede di legittimità se rispetta i criteri legali di ermeneutica e se la motivazione è immune da vizi. La censura sui canoni ermeneutici non può tradursi in una critica del risultato interpretativo raggiunto dal giudice.
Il principio di autonomia del ricorso per cassazione e il carattere limitato del mezzo di impugnazione escludono l’ammissibilità di tesi difformi da quelle recepite dal giudice di merito, di cui si chieda un riesame. La Corte richiama sul punto una consolidata linea di legittimità, tra cui Cass. n. 33425/2022, n. 27702/2020, n. 16368/2014, n. 24539/2009 e n. 10131/2006. Quanto alla conclusione che l’interpretazione del contenuto del verbale di conciliazione postula un’indagine sulla volontà delle parti e si risolve in un accertamento di fatto, richiama Cass. n. 10981/2020 e n. 14911/2007.
Quanto al vizio motivazionale, la Corte rileva che l’appello ha confermato integralmente le statuizioni di primo grado, realizzandosi così l’ipotesi di doppia conforme rilevante ai sensi dell’art. 348-ter c.p.c. (ora art. 360, comma 4, c.p.c.) e dell’art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c. Quando la pronuncia di appello conferma la decisione di primo grado per le stesse ragioni, inerenti ai medesimi fatti, il ricorso è proponibile solo per i motivi di cui all’art. 360, primo comma, nn. 1), 2), 3), 4), c.p.c.
L’ipotesi di doppia conforme ricorre non solo quando la decisione di secondo grado è interamente corrispondente a quella di primo grado, ma anche quando le due statuizioni sono fondate sul medesimo iter logico-argomentativo in relazione ai fatti principali, non ostandovi che il giudice d’appello abbia aggiunto argomenti ulteriori. Sul punto la Corte richiama Cass. n. 29715/2018, n. 7724/2022, n. 5934/2023 e n. 26934/2023. Alla declaratoria di inammissibilità conseguono la regolazione delle spese secondo il regime della soccombenza e il raddoppio del contributo unificato, ove spettante.
Nota della Redazione
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