Occupazione illegittima e accertamento istruttorio sulla trasformazione del fondo (TAR Puglia n. 896 del 16.06.2026)

Principi di diritto (Massima)
In una controversia avente ad oggetto l’occupazione sine titulo di un’area privata e la conseguente domanda di restituzione o, in subordine, di risarcimento del danno ai sensi dell’art. 42-bis del d.P.R. n. 327/2001, il giudice amministrativo, ove ritenga la causa non matura per la decisione, ben può disporre un’istruttoria volta ad acquisire elementi dirimenti in ordine alla situazione di fatto e di diritto delle aree. Tale accertamento deve riguardare, in particolare, l’effettiva occupazione attuale delle aree, la realizzazione di opere pubbliche, l’eventuale irreversibile trasformazione del fondo, la natura urbanistica delle aree e l’adozione o meno di provvedimenti ablatori, anche a titolo di acquisizione sanante. L’ordinanza istruttoria che dispone tali incombenti non richiede la preventiva delibazione delle eccezioni di rito e di merito, che restano riservate alla decisione finale.

Il Fatto

Una società, proprietaria di un’area adibita a cava per l’estrazione di calcare, già facente parte del territorio del Comune di Taranto e successivamente transitata nel territorio del Comune di Statte, ha convenuto in giudizio entrambe le Amministrazioni, deducendo l’occupazione illegittima del fondo a far data dal 1987.

La ricorrente ha chiesto l’accertamento dell’illegittimità dell’occupazione, la condanna alla restituzione dell’area con riduzione in pristino e il pagamento del valore dell’occupazione o, in via subordinata, il risarcimento del danno ex art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001. Si sono costituiti i Comuni, eccependo questioni di rito e di merito, ed è intervenuto ad adiuvandum un soggetto che ha chiesto l’accoglimento del ricorso.

La Motivazione del Tribunale

Il TAR, valutata la complessità della vicenda, ha ritenuto la causa non ancora matura per la decisione, disponendo un approfondimento istruttorio al fine di acquisire una dettagliata relazione di chiarimenti da parte delle Amministrazioni resistenti.

Il Collegio ha ordinato ai due Comuni di ricostruire compiutamente la vicenda, prendendo posizione sulle doglianze del ricorrente e chiarendo, in particolare, se e quali aree risultino attualmente occupate e se su di esse siano state realizzate opere pubbliche. Ha inoltre richiesto di precisare se vi sia stata l’irreversibile trasformazione dei terreni, quale sia la loro natura urbanistica e se sia stato emesso un decreto di esproprio o un provvedimento di acquisizione sanante ex art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001.

L’ordinanza sottolinea la necessità di verificare le risultanze documentali prodotte dal Comune di Taranto, che aveva contestato la dedotta privazione del diritto dominicale, evidenziando come la società avesse continuato a esercitare il proprio diritto, ottenendo nel 2012 l’autorizzazione regionale alla coltivazione della cava. Tale circostanza costituisce un elemento fattuale che il Collegio ha inteso approfondire in quanto potenzialmente idoneo a influire sull’accertamento dell’occupazione illegittima e sulla quantificazione delle conseguenze risarcitorie. Il giudice ha concesso alle Amministrazioni il termine di sessanta giorni per adempiere e ha rinviato la causa alla pubblica udienza del 23 febbraio 2027, riservando ogni decisione in rito, nel merito e sulle spese all’esito dell’istruttoria.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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