Reato continuato: onere di allegazione del disegno criminoso unitario (Cass. pen. Sez. VII n. 5322 del 10.02.2025)

Principi di diritto (Massima)
In tema di reato continuato, l’esistenza di una volizione unitaria non può desumersi dalla sola identità od analogia dei titoli di reato, che è indice, per lo più, di abitualità criminosa e di scelte di vita ispirate alla sistematica e contingente consumazione di illeciti. Grava su chi invoca il vincolo del disegno criminoso un onere di allegazione di elementi specifici e concreti, da cui desumere la preventiva programmazione unitaria dei reati, anteriore al primo di essi almeno nella linea essenziale. La radicale diversità dell’identità della spinta criminosa o del movente pratico rispetto all’unicità del disegno criminoso esclude, di per sé, la configurabilità della continuazione. Le censure che si risolvono in una nuova valutazione del compendio fattuale sono estranee al giudizio di legittimità.

Il Fatto

La ricorrente ha proposto ricorso per cassazione avverso l’ordinanza con cui il Tribunale di Genova, in funzione di giudice dell’esecuzione, aveva rigettato l’istanza volta al riconoscimento del vincolo della continuazione tra i reati oggetto di quattro sentenze di condanna. Il giudice dell’esecuzione aveva escluso l’unicità del disegno criminoso valorizzando il consistente lasso temporale intercorso tra i fatti e la disomogeneità geografica delle condotte, nonostante l’omogeneità dell’indole delle violazioni, tutte contro il patrimonio.

La questione approda in legittimità perché la ricorrente deduce il difetto di motivazione del provvedimento impugnato e, nel merito, lamenta la mancata affermazione della continuazione tra le diverse violazioni.

La Motivazione della Corte

La Corte muove dalla consolidata giurisprudenza di legittimità in punto di individuazione dei criteri dai quali desumere l’esistenza di una volizione unitaria, richiamando sul punto le Sezioni Unite n. 28659 del 18/05/2017. Su tale base il Collegio rileva che gli argomenti dedotti nel ricorso sono manifestamente infondati, perché in contrasto con l’orientamento consolidato.

Il provvedimento impugnato ha correttamente escluso la sussistenza del medesimo disegno criminoso tra i reati giudicati con le quattro sentenze. Il giudice dell’esecuzione ha argomentato che, nonostante l’omogeneità dell’indole sottesa alle violazioni, il lasso temporale intercorso tra i fatti — tra luglio 2012 e agosto 2019 — e la disomogeneità geografica precludevano la possibilità di immaginare una preventiva ideazione unitaria.

La Corte ribadisce la radicale diversità dell’identità della spinta criminosa o del movente pratico rispetto alla unicità del disegno criminoso richiesto per la configurabilità del reato continuato. Analogamente radicato è il principio secondo cui all’istante incombe un onere di allegazione di elementi specifici e concreti da cui desumere la fondatezza dell’assunto: in difetto di tali dati sintomatici, è irrilevante il solo riferimento all’identità od analogia dei titoli di reato, indici di abitualità criminosa e di scelte di vita ispirate alla sistematica e contingente consumazione di illeciti, piuttosto che di attuazione di un progetto criminoso unitario.

Nel caso concreto la ricorrente non ha indicato alcun concreto elemento a sostegno della pretesa identità di disegno criminoso, eludendo il nucleo centrale dei principi enunciati: la necessità di una preventiva programmazione unitaria dei reati, quindi precedente al primo di essi, almeno nella loro linea essenziale. Le censure, inoltre, oltre a denunciare un asserito difetto di motivazione non emergente dalla lettura del provvedimento, attengono tutte al merito e invocano sostanzialmente una nuova valutazione in fatto, non consentita in sede di legittimità.

Il ricorso è pertanto dichiarato inammissibile, con condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento in favore della Cassa delle ammende di una somma determinata equitativamente in euro tremila.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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