Rielezione di Trump e uscita dall’Accordo di Parigi: crollo delle emissioni USA di green bond e greenium tornato positivo (Banca d’Italia, Temi di discussione n. 1538/2026)
Banca d’Italia, Temi di discussione (Working Papers) n. 1538, luglio 2026 – “Il verde e’ il nuovo nero” (Green is the new black), di Alessandro Moro e Andrea Zaghini.
In sintesi
La rielezione del presidente statunitense Donald Trump e il rinnovato ritiro degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi hanno segnato un deterioramento del mercato USA dei green bond: la quota di green bond nel mercato statunitense e’ scesa dall’1,7% del periodo pre-Trump allo 0,6% successivo. Con un approccio difference-in-differences, gli autori stimano un calo di 4,4-6,0 punti percentuali nella probabilità di emettere green bond e una riduzione di 20-28 milioni di dollari nelle emissioni mensili per emittente. Al tempo stesso il greenium – lo spread di rendimento, tipicamente negativo, tra green bond e obbligazioni tradizionali con caratteristiche simili – e’ tornato positivo. Questo spostamento, insieme al calo delle emissioni, indica un indebolimento della domanda degli investitori per gli attivi verdi, verosimilmente legato sia a minori preoccupazioni ambientali sia a prospettive meno favorevoli per le imprese orientate alla sostenibilità. L’impatto e’ stato più marcato negli Stati Uniti che in altri mercati, segnalando traiettorie divergenti della finanza sostenibile a livello internazionale.
Oggetto e metodo
Il lavoro misura gli effetti della rielezione del presidente Trump (5 novembre 2024) e del ritiro degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi (20 gennaio 2025) sul mercato dei green bond, strumenti di debito destinati a finanziare progetti a beneficio ambientale. Nei mesi successivi al voto il mercato obbligazionario primario statunitense ha proseguito l’espansione avviata nella seconda metà del 2023, mentre il segmento green ha subito una brusca contrazione dei volumi collocati. Per isolare l’effetto, gli autori usano un approccio difference-in-differences sui dati delle emissioni obbligazionarie (codice ISIN, data di prezzo, etichetta green, rating, tra gli altri), concentrandosi sui sei mesi successivi al giorno delle elezioni.
Meno emissioni e greenium tornato positivo
I risultati sono coerenti con uno shock di domanda, che si manifesta quando calano insieme quantità e prezzi. Sul lato delle quantità, la probabilità di emettere un green bond negli Stati Uniti scende di circa 5 punti percentuali e il valore collocato si riduce di 20-28 milioni di dollari per emittente al mese, con un più che dimezzamento della già bassa quota verde del mercato obbligazionario USA (dall’1,7% allo 0,6%). Sul lato dei prezzi, il rendimento dei green bond aumenta: il deterioramento e’ tale da invertire il segno del greenium, tradizionalmente negativo, spingendolo in territorio positivo. Il calo congiunto di emissioni e prezzi e’ la firma tipica di un indebolimento della domanda.
Uno shock di domanda: i tre canali
Gli autori individuano tre canali attraverso cui lo shock politico opera sul lato della domanda. Primo: il ritiro dall’Accordo di Parigi indebolisce la credibilità degli impegni climatici di lungo periodo, accrescendo l’incertezza regolamentare e riducendo i benefici attesi dal finanziamento di progetti verdi, il cui valore dipende dall’orizzonte di policy su scadenze lunghe. Secondo: la rielezione modifica le aspettative sulle politiche climatiche interne – sussidi, incentivi fiscali, sostegno alle rinnovabili – abbassando i flussi di cassa e le prospettive di crescita attesi per le imprese orientate all’ambiente, e quindi l’attrattivita’ dei green bond anche per investitori con deboli o nulle preferenze ambientali. Terzo: il mutamento delle priorità politiche può minare la percezione dell’effettiva applicazione degli standard e degli obblighi di rendicontazione green, accrescendo i timori di greenwashing e riducendo la disponibilità ad accettare rendimenti più bassi sui titoli verdi.
Le conclusioni
La rielezione, unita a un rinnovato accento sulla produzione di combustibili fossili, ha influenzato il sentiment degli investitori nel settore della finanza verde. Nel mercato USA dei green bond l’evidenza e’ quella di uno shock di domanda: nei sei mesi successivi al voto calano sia la probabilità di emissione sia gli importi collocati, mentre peggiorano le condizioni di prezzo, fino all’inversione di segno del premio verde. L’effetto combinato di minori emissioni e rendimenti più alti riflette un indebolimento dell’appetito per gli attivi verdi, legato ad attese di minore sostegno regolamentare. Nel complesso il lavoro evidenzia la sensibilità della finanza sostenibile ai segnali politici che influenzano le aspettative di mercato, e l’importanza di politiche climatiche credibili e stabili per sostenere l’impegno degli investitori. Classificazione JEL: G11, G12, Q51, Q54, Q56.
Si tratta di un lavoro di ricerca: le opinioni espresse sono degli autori e non impegnano la Banca d’Italia.
Documento ufficiale
Scheda del paper sul sito della Banca d’Italia: N. 1538 – Il verde e’ il nuovo nero
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